Il “bazar turco” di Recep Erdogan

Un lettore ha inviato il link di una notizia che riporta quanto asserito da un parlamentare turco del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp), secondo cui gli attacchi di Parigi sono stati “inscenati ”. Il deputato ha insinuato che sia stata orchestrata e condotta dai non musulmani un’operazione “sotto falsa bandiera”, volta a diffamare i musulmani. Il lettore ha inviato una nota di accompagnamento: “Ha ragione. Ho inscenato io l’attacco di Parigi. Ho ucciso i minatori in Turchia. Ho impedito agli scienziati musulmani di ricevere i premi Nobel. Ho creato l’Isil e ora sto minando il governo turco per evitare che diventi una superpotenza. È stato un anno molto impegnativo. È incredibile quello che riesce a fare un semi-pensionato ebreo di 57 anni, del Queensland settentrionale, in Australia”.

Quando questo lettore ha inviato il messaggio, l’assurdità turca in merito ai massacri di Parigi era relativamente “vaga”. Dopo che l’uomo ha confessato i suoi piani malvagi, gli islamisti turchi sono diventati più creativi. Il premier Ahmet Davutoglu, che in precedenza aveva affermato che “l’Islam è l’elemento fondamentale per il continente europeo”, ha fatto di meglio e ha detto che “l’Islam è una religione fondamentale per l’Europa”. Al ritmo attuale della supremazia sunnita turca, Davutoglu – che, si badi bene, è stato docente universitario di Scienze politiche – presto dirà anche che l’Islam è la religione fondamentale per il Giappone e l’America. A quanto pare, per Davutoglu il vero problema della violenza in Europa non è il terrorismo islamista ma l’islamofobia. Egli ha detto che vorrebbe che fosse organizzata una marcia contro l’islamofobia, come quella di solidarietà per le vittime delle stragi di Parigi. Non dovrebbe però preoccuparsi. Se un gruppo di europei fanatici uccidesse dei vignettisti musulmani per aver disegnato delle caricature blasfeme contro il Cristianesimo o l’Ebraismo (o l’ateismo), gli europei si mostrerebbero egualmente solidali e difenderebbero la libertà di espressione.

Ma la ridicolezza di Davutoglu è stata oscurata dall’assurdità senza limiti del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Quest’ultimo ha biasimato il premier israeliano Benjamin Netanyahu per “aver osato” partecipare alla marcia di Parigi, e lo ha accusato di “terrorismo di Stato” contro i palestinesi. Secondo Erdogan, Netanyahu “non aveva alcun diritto di essere lì dopo la morte di 2500 palestinesi nell’attacco lanciato contro Gaza l’estate scorsa”. La mentalità islamista del presidente turco e il modo in cui egli si esprime sono più problematici di quelli di Davutoglu. Erdogan accusa apertamente l’Occidente del massacro di Parigi. “L’ipocrisia dell’Occidente è evidente. Come musulmani non abbiamo mai preso parte alle stragi terroristiche. Dietro queste stragi c’è il razzismo, l’incitamento all’odio e l’islamofobia”, egli ha detto. Poi, ancora una volta è ricaduto nella solita retorica del tipo “la mia tribù è perfetta e solo la vostra è cattiva”, ma stavolta in modo più laconico: “I cittadini francesi hanno compiuto tale massacro e i musulmani pagano il prezzo”.

Erdogan ha notoriamente l’abitudine di etichettare le persone a suo piacimento. I cittadini francesi musulmani che hanno compiuto gli attacchi di Parigi sono semplicemente dei “cittadini francesi”. Non c’è dubbio che se fossero stati degli insigni scienziati, autori di importanti invenzioni, egli li avrebbe chiamati “uomini nobili musulmani”. Erdogan sta cercando di vendere un prodotto che trova acquirenti solo nel suo stesso Paese e in poche capitali del Medio Oriente: la pia illusione riguardo all’idea della “perfezione” dell’Islam sunnita. Altrove, in zone del mondo più decorose, la sua retorica – che richiama alla mente quella di Goebbels – non attecchisce. Karl Vick ha scritto così su Time Magazine: “La presenza turca è stata incredibilmente imbarazzante. Anche se la grande marcia di Parigi ha reso onore ai giornalisti uccisi nell’attacco al giornale satirico Charlie Hebdo, attualmente nelle carceri turche sono rinchiusi oltre 40 giornalisti, più di quanti ce ne siano nelle prigioni di qualsiasi altro Paese, anche in Iran e in Cina. E il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sempre più autocratico, ha un problema particolare con le vignette satiriche: ha ripetutamente citato in giudizio i vignettisti turchi, chiedendo loro risarcimenti per averlo ritratto come una giraffa, una scimmia o un elefante. Nel 2011, l’ambasciatore tedesco ad Ankara fu convocato al ministero degli Esteri dopo che un giornale di Berlino aveva pubblicato una vignetta che mostrava un cuccia per cani su cui c’era scritto Erdogan”.

In Turchia, però, Erdogan, Davutoglu e compagnia bella fanno più danni attraverso i loro collaboratori politici e il clero islamico. Il sindaco Akp di Ankara, Melih Gokcek, ha ipotizzato che gli attacchi di Parigi siano il risultato di un recente voto espresso dalla camera bassa del Parlamento francese a favore del riconoscimento dello Stato palestinese e del consenso espresso dalla Francia a favore di una risoluzione delle Nazioni Unite che invoca lo stesso riconoscimento. Gokcek ha detto: “Israele di certo non vuole che questo sentimento si espanda in Europa. Ecco perché sicuramente c’è il Mossad dietro questi attacchi. Il Mossad alimenta l’islamofobia attraverso questo tipo di incidenti”.

Musulmani intelligenti, non fatevi ingannare dall’apparato di intelligence israeliano! Il clero turco non fa eccezione. Giorni dopo le stragi di Parigi, il Gran Mufti di Turchia, Mehmet Gormez (un altro professore!) ha commentato: “Il genere umano che resta in silenzio davanti all’uccisione di 12 milioni di persone nella geografia islamica ora insorge contro l’uccisione di 12 persone (…) guardiamo questo con circospezione”. Non c’è modo di sapere come il professor Gormez abbia calcolato quella cifra di 12 milioni di musulmani; chi siano, dove siano stati uccisi e quando. Ma ipotizzando che il numero sia corretto, non è difficile indovinare chi ha ucciso quei 12 milioni di musulmani.

 

(*) Gatestone Institute

(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada