L’eccezione europea della Bielorussia

L’Europa è un continente quasi del tutto privo della condanna alla pena capitale, se non fosse per la Bielorussia, Paese che anche dopo la fine dell’Unione Sovietica non ha mai smesso di condannare a morte i suoi cittadini. Il rapporto “Nessuno Tocchi Caino 2014” fornisce ed illustra un ampio quadro sulla situazione nel Paese del presidente Lukashenko. Secondo stime non ufficiali circa 400 persone sono state giustiziate in Bielorussia. La pena di morte è prevista, per 14 reati che vanno dall’omicidio ai reati militari.

Secondo il Comitato Helsinki per i diritti umani della Bielorussia, nel Paese, nell’ultimo decennio sono state condannate a morte da 2 a 10 persone, ma è impossibile attualmente conoscere la percentuale delle morti di stato. Il condannato può chiedere perdono, richiedendo di commutare la pena di morte in ergastolo, ma è noto che la presidenza bielorussa concede rarissimamente tale richiesta di commutazione. Il Comitato Helsinki bielorusso ha pubblicato i dati sulle condanne a morte nel paese, secondo informazioni fornite dallo stesso ministero della Giustizia. Dal 1990 al 2014 risultano condannati alla pena di morte più di 330 persone. Dal 1999 al 2003 il governo ha dichiarato di aver condannato più di 7 persone. Nel 2004, 5 persone sono state giustiziate, sempre secondo fonti governative. Nel 2005 sono 2 le persone condannate a morte.

Il numero dei detenuti nel Paese resta oscuro e non precisabile. Nel 2006 sono 9 le persone condannate alla pena capitale. Nel 2009, i condannati a morte sono 2. Nel 2010 sono 3. Nel 2011 sono 2. Nel 2013-2014 sono 4 i condannati a morte. Secondo tali dati, che sono forniti dalle istituzioni politiche del Paese, solo nel 2012 sembra non vi siano stati casi di condanna alla pena capitale. Gli attivisti del Comitato Helsinki denunciano la totale oscurità governativa intorno alla questione giustizia, carcere e pena di morte in Bielorussia. Il corpo del prigioniero condannato a morte non viene consegnato ai familiari per la sepoltura e le informazioni sul luogo della sepoltura non vengono fornite. Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha chiesto al paese di eliminare le disumani procedure attuate, ma la Bielorussia ha semplicemente ignorato le raccomandazioni dell’Onu. Secondo l’attivista per i diritti umani, Andrea Paluda, la segretezza intorno alla pena capitale non è nient’altro che la perpetuazione dell’eredità sovietica.

Come accadeva allora, le istituzioni non rendono pubblico il numero di giustiziati, non riportano pubblicamente le loro identità così come le ragioni dell’esecuzione e i corpi dei giustiziati non vengono consegnati ai parenti. Nel mese di aprile del 2014, la Corte Suprema ha confermato le condanne a morte ad un ventiseienne e ad un cinquantaquattrenne. Le istituzioni bielorusse, come rivela il rapporto di Nessuno Tocchi Caino, non sembrano voler modificare il proprio apparato giuridico.

L’11 giugno del 2014, in un’intervista, il ministro degli Esteri Vladimir Makey ha dichiarato che la società bielorussa non è pronta ad abolire la pena di morte.