Emancipare le donne nello stile palestinese

venerdì 27 febbraio 2015


Non è facile essere una donna che vive sotto il regime di Hamas nella Striscia di Gaza. Le donne devono far fronte a molte restrizioni, tra cui anche non poter andare in spiaggia da sole o fumare in un luogo pubblico. Inoltre, a una donna è vietato essere vista in pubblico con un uomo che non sia il marito, il padre o un fratello.

Le donne sono anche costrette a osservare in pubblico un rigido codice di abbigliamento islamico, dovendo indossare un velo che copre i capelli (hijab), soprattutto all’università, nei campus dei college e sul posto di lavoro. Tuttavia, queste severe restrizioni non si applicano a chi è disposta a diventare una “martire” nella lotta contro Israele. Pertanto, se una donna non può fumare in un caffè né può camminare in pubblico senza essere accompagnata da un parente uomo, le è permesso, però, di essere reclutata in un campo di addestramento militare per prepararsi alla guerra contro lo Stato ebraico.

Questo è esattamente ciò che accade in questi giorni nella Striscia di Gaza, dove il gentil sesso viene addestrato all’uso di vari tipi di armi, tra cui fucili e mortai. Viene loro insegnato come piantare mine e ordigni esplosivi al confine tra la Striscia di Gaza e Israele. Finora, 40 combattenti si sono “diplomate” nei campi di addestramento militare, mentre altre 40 stanno ancora imparando come diventare jihadiste e sacrificare la propria vita per cancellare Israele dalla faccia della terra. I campi di addestramento sono organizzati dalle Brigate Nasser Eddin, braccio armato di un gruppo chiamato Comitati di resistenza popolari, responsabile dal 2001 di centinaia di attacchi terroristici contro Israele.

Anche se questo gruppo non è direttamente legato a Hamas, i suoi membri operano spesso in coordinamento con esso e altre organizzazioni radicali della Striscia. Le Brigate Nasser Eddin, che reclutano ora donne come “soldati”, sostengono di aver preso parte al sequestro del soldato israeliano Gilad Schalit, nove anni fa. Come Hamas, esse non credono nell’uguaglianza tra uomini e donne in ogni ambito della vita. Essi credono che il ruolo della donna dovrebbe essere limitato ad allevare i figli, servire fedelmente il marito e mantenere la casa pulita. Ma se una donna è disposta a morire nella lotta contro Israele, riceve di colpo un differente tipo di trattamento e le vengono concessi più diritti, incluso quello di allontanarsi dal marito e dalla prole. Inoltre, a queste rappresentanti del gentil sesso è garantito il diritto di essere in compagnia di uomini che non sono parenti stretti e che le addestrano a come far parte del jihad contro Israele.

Secondo un servizio dell’emittente televisiva di Hezbollah Al-Manar, “queste madri si uniscono al jihad, lasciando i loro figli per molte ore, al fine di dedicare il loro tempo e i loro sforzi” all’addestramento militare. “Il loro obiettivo è liberare la Palestina”, precisa il servizio giornalistico. Una delle potenziali jihadiste, che dice di chiamarsi Um Sabri, ha raccontato al corrispondente della tv di essersi fatta reclutare dopo aver visto il marito fare lo stesso. Una madre di tre figli ha spiegato che la sua decisione di partecipare ai corsi di addestramento non interferisce con i suoi doveri verso il marito e la prole.

Questa nuova decisione di reclutare donne combattenti fa seguito alla mossa di Hamas di formare un nuovo esercito costituito da adolescenti e giovani palestinesi di età compresa tra i 15 e i 21 anni. Il mese scorso, il movimento islamista si è vantato di aver arruolato circa 17000 ragazzi nel cosiddetto “esercito di liberazione” costituito allo scopo di eliminare Israele e “liberare” Gerusalemme e tutta la Palestina, dal fiume al mare. Hamas e i suoi alleati nella Striscia di Gaza non ci vedono niente di male nell’utilizzare adolescenti e donne nella lotta contro lo Stato ebraico. In realtà, è qualcosa che fanno ormai da molti anni. Nella prossima guerra con Israele, le donne delle Brigate Nasser Eddin e i giovani di Hamas saranno inviati ad affrontare i soldati e i carri armati israeliani.

Ma stavolta sarà una situazione diversa, visto che questi nuovi combattenti saranno armati pesantemente e faranno parte di un esercito o milizia e Hamas e i suoi alleati non potranno dire che si tratta di civili uccisi da Israele. È anche interessante notare che il movimento islamista e altri gruppi armati trovano sempre i soldi per acquistare arme e munizioni e per gestire i campi di addestramento militare, mentre i palestinesi della Striscia continuano a dover affrontare difficoltà economiche, soprattutto in seguito all’ultimo confronto militare con Israele. I preparativi per la prossima guerra sono in corso nel momento in cui migliaia di famiglie palestinesi hanno perso le loro case e continuano a vivere nei rifugi e i dipendenti pubblici non ricevono gli stipendi da molti mesi. Hamas vuole che la comunità internazionale finanzi la ricostruzione della Striscia di Gaza con il pretesto di non avere le risorse necessarie per poterlo fare.

Ma quando si tratta di armare e addestrare le donne e i ragazzi, Hamas e gli altri gruppi palestinesi in qualche modo sembrano trovare sempre abbastanza denaro. Per quanto riguarda l’Autorità palestinese e il suo presidente, Mahmoud Abbas, beh, essi continuano a comportarsi come se vivessero su un altro pianeta, e ciò che accade nella Striscia di Gaza non sono affari loro. Ma questo non li fa desistere dall’intento di continuare ad adoperarsi per convincere il mondo a sostenere uno Stato palestinese dove le donne e i ragazzi sono addestrati a diventare i prossimi “martiri” nella lotta per distruggere Israele.

(*) Traduzione a cura di Angelita La Spada


(**) Gatestone Institute 

 


di Khaled Abu Toameh (**)