Sorveglianza di massa:  ora è legge in Francia

Il parlamento francese ha approvato una storica legge sulla sorveglianza digitale e sui servizi segreti che dà allo Stato ampi poteri di controllo sui cittadini. Il governo dice che il nuovo provvedimento – il cui iter è stato accelerato dopo l’attacco terroristico avvenuto a gennaio contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi – mira a prevenire il terrorismo islamico. Ma le organizzazioni per i diritti civili, che hanno accusato la legge di essere “un Patriot Act alla francese”, affermano che il provvedimento è vago e intrusivo e accentra il potere di sorveglianza in misura tale da rappresentare una minaccia inaccettabile per le libertà civili in Francia.

La legge sull’intelligence è stata approvata il 5 maggio dall’Assemblea nazionale, la Camera bassa, a larga maggioranza: 438 voti a favore, 86 contrari e 42 astenuti. Il progetto di legge ha avuto un ampio sostegno da parte dei due principali partiti francesi: il Partito socialista del premier François Hollande e il partito di centrodestra all’opposizione, l’Unione per un Movimento popolare (Ump), guidato dall’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. La legge ora passa al vaglio del Senato, dove dovrebbe essere approvata, e potrebbe entrare in vigore già a luglio. Il testo di 100 pagine della legge – che aggiorna una direttiva del 1991, prima che Internet e i cellulari diventassero omnipresenti – definisce il quadro normativo entro il quale sei diverse agenzie di intelligence francesi possono raccogliere informazioni. Il provvedimento consente alle autorità francesi di monitorare le comunicazioni digitali di chiunque sia collegato a un’inchiesta sul terrorismo e autorizza altresì la sorveglianza, qualora si reputi necessario proteggere “l’indipendenza nazionale, l’integrità territoriale e la difesa nazionale”.

In modo più controverso, però, la legge va ben oltre la prevenzione del terrorismo e usa un linguaggio vago che a detta dei detrattori è confuso e apre la porta a futuri abusi. Il provvedimento prevede, ad esempio, che la sorveglianza sia consentita se favorisce “gli interessi strategici della politica estera”, promuove “gli interessi industriali e scientifici” e/o previene “gli attacchi contro la forma repubblicana delle istituzioni (di governo)”. La legge permette anche alle agenzie francesi di intelligence di installare le cosiddette “scatole nere”, collegandole ai server per consentire la raccolta dei metadati. Sarà inoltre consentito agli 007 del governo di collocare telecamere e microfoni nelle case private e installare dispositivi detti “keylogger”, software per registrare in tempo reale tutto quello che l’utilizzatore digita sulla tastiera del pc.

Tale monitoraggio non necessita di alcuna autorizzazione preventiva da parte di un giudice e i fornitori di accesso a Internet (Isp) così come le compagnie telefoniche devono consegnare i dati al governo, se richiesti. Le autorità francesi devono conservare le registrazioni per un mese e i metadati per cinque anni. La legge prevede l’istituzione della Commissione nazionale di controllo delle tecniche di intelligence (Cnctr), che è composta da nove membri e supervisionerà le operazioni di vigilanza, che sono guidate dal premier. Ma le organizzazioni per i diritti civili ritengono che la creazione della Cnctr non ha alcun senso perché la commissione non è investita di un potere reale. Le sue competenze, infatti, si limitano esclusivamente a fornire al premier pareri non vincolanti. La Cnctr può esprimere le proprie preoccupazioni al Consiglio di Stato, la più alta corte amministrativa della Francia, che ha il potere di decretare la fine della sorveglianza.

Ma i detrattori dicono che il ruolo di controllo è illusorio e che la legge concentra con efficacia il potere di sorveglianza nelle mani di pochi individui. In un discorso al parlamento del 13 aprile il primo ministro francese, Manuel Valls, ha difeso la legge, che a suo dire “mira prettamente a prevenire gravi minacce”. Egli ha aggiunto che “le critiche e le posizioni che evocano un Patriot Act alla francese o uno stato di polizia sono bugie irresponsabili, nel contesto di minacce che fronteggiamo”.

Un sondaggio di opinione del 13 aprile ha rilevato che quasi due terzi (63 per cento) dei cittadini francesi sono a favore della restrizione delle libertà civili, al fine di combattere il terrorismo. Solo il 33 per cento ha detto di essere contrario alla riduzione della propria libertà, anche se questa percentuale sia decisamente più alta tra gli intervistati più giovani. In ogni caso il progetto di legge, che qualcuno ha ribattezzato il “Grande Fratello francese”, ha incontrato una forte opposizione da parte dei capitani d’industria, giornalisti, partiti politici di estrema sinistra, organizzazioni a tutela delle libertà civili, avvocati e attivisti del web.

Laurence Parisot, ex presidente del Medef, la principale associazione imprenditoriale francese, ha definito la nuova legge un “liberticidio”. In un’intervista del 17 aprile al settimanale “L’Obs”, la Parisot ha detto che il provvedimento è “draconiano” e “pericoloso”, e ha aggiunto: “Sono inorridita da questa legge. Un Paese come il nostro non può negare i suoi princìpi basilari: la libertà individuale e la tutela degli individui. Mi sembra impossibile abbandonare questi princìpi. Ma questo è ciò che sta accadendo con il progetto di legge sull’intelligence. Cambierà la nostra società. Questa non è la prima volta che mi batto contro una legge liberticida. I francesi non possono vivere in una società di vigilanza. “È vergognoso che non ci sia stato alcun dibattito. Una legge che cambierà la nostra società avrebbe dovuto essere discussa. Perché non c’è stata alcuna audizione pubblica? Perché il giudice non ha alcun ruolo nella procedura di monitoraggio? La velocità con cui il governo vuole che questo disegno di legge sia approvato, accelerando il suo iter, è un grave errore. Inoltre, va evidenziato il silenzio degli intellettuali su questa legge. Dove sono? Che cosa stanno facendo? Perché non parlano? Non si sentono le loro voci e pertanto abbiamo bisogno di loro. Ironia della sorte, il 16 aprile era l’anniversario della morte di Alexis de Tocqueville. Questo è un segnale?”. In un’intervista del 3 maggio a “Le Figaro”, il capo dell’ordine degli avvocati di Parigi, Pierre-Olivier Sur, ha condannato la nuova legge come “una menzogna di Stato” che rappresenta “una grave minaccia per le libertà civili”.

Mentre il presidente Hollande ha affermato in televisione che il provvedimento è “un testo essenziale per la lotta al terrorismo”, e che in realtà esso “si applicherà anche in molti altri settori”, Sur ha ampliato la critica da lui mossa alla legge in un saggio pubblicato da “Le Monde” il 4 maggio. Egli ha scritto: “I paladini del progetto di legge affermano, contro ogni evidenza, che esso si applicherà solo alla lotta contro il terrorismo, giocando sulle nostre paure legittime, affinché noi chiudiamo gli occhi dinanzi a inaccettabili disposizioni generali. Non possiamo accettare una legge che autorizza in particolare l’istituzione di sistemi che permettono di localizzare in tempo reale non solo le persone, i veicoli o gli oggetti, ma anche di raccogliere i dati personali, in base a ciò che gli estensori della legge definiscono, in maniera vaga, ‘gli interessi strategici della politica estera’, ‘gli interessi economici, industriali e scientifici della Francia’, ‘la prevenzione di violenze collettive’ o ‘la prevenzione della criminalità e del crimine organizzato’. In merito a tali questioni, deve esserci un giudice del tribunale che possa dare immediatamente, non una mera opinione, ma un’autorizzazione formale o un rifiuto, che siano motivati da elementi di prova e dal contesto in cui gli sono stati forniti. Questo è garantito dall’articolo 66 della Costituzione che sembra essere trascurato da questo nuovo testo”.

In un’analisi di 23 pagine, il Syndicat de la Magistrature, il secondo sindacato più grande dei giudici francesi, si dice d’accordo. Esso afferma che la nuova legge ribalta in Francia oltre 200 anni di tutela delle libertà civili. “Il cuore del dibattito - scrive il sindacato - consiste nel tutelare gli individui dagli abusi del potere pubblico, come inteso dagli estensori della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. La nuova legge sull’intelligence mira a tutelare il lavoro degli agenti segreti: proteggere le libertà dei cittadini è solo un aspetto secondario. È sconcertante che vengano ribaltati i principi fondamentali”.

In un tentativo apparente di fugare i timori dell’opinione pubblica, il presidente Hollande ha ora promesso di portare la legge davanti al Consiglio Costituzionale, la più alta autorità giurisdizionale francese, prima della sua entrata in vigore. Se il Consiglio ritenesse che le disposizioni della legge violino la Costituzione, potrebbe richiedere di apportare modifiche al testo per adeguarlo.

 

(*) Gatestone Institute

Traduzione a cura di Angelita La Spada