Immigrazione di massa e la rovina dell’Europa

Con l'Unione europea che sta cedendo il controllo delle sue politiche in materia di immigrazione ai trafficanti di esseri umani, la crisi dell'immigrazione in Europa continua a raggiungere nuovi picchi da capogiro. Corre voce che la fortezza Europa non sia inespugnabile. Dal Marocco alla Turchia, il traffico di essere umani si è trasformato in un grande affare irresistibile. Dai piccoli criminali alle squadre di terroristi di Hamas – per 2.500-3.000 dollari a persona – sono in molti a non voler essere tagliati fuori da questo affare lucrativo che è stato creato dalla inerzia collettiva dell'UE.

In Germania, dove i trafficanti di esseri umani ora abbandonano gli immigrati illegali sulle autostrade, le autorità non reagiscono cercando di intercettare o scoraggiare questi criminali, ma installando nuovi segnali stradali che avvertono i conducenti della presenza di potenziali pedoni sull'autostrada. Anche prima che avesse inizio l'immigrazione di massa del 2015, la Germania era alle prese con circa 250.000 richiedenti asilo – senza tenere conto dei clandestini già presenti nel paese. La recente ondata migratoria avrebbe spinto queste cifre a toccare livelli record.

La tendenza in Germania si limita a rispecchiare la dimensione globale della crisi migratoria europea. Nel luglio 2015, si stima che circa 50.000 profughi siano entrati in Grecia, registrando così un aumento del 750 per cento. Solo il mese scorso, sulle coste greche sono stati registrati più sbarchi di migranti che nell'intero 2014. Marco Trips, a capo della Federazione municipale della Bassa Sassonia, ha detto ai giornalisti locali che "il sistema è già crollato". Questa sensazione è condivisa dai comuni di tutto il paese. Segnando un passo storico, il governo federale tedesco ha chiesto all'esercito di contribuire all'allestimento di nuove tendopoli e all'erogazione di servizi sanitari di base destinati a un numero sempre più crescente di profughi.

La maggioranza di coloro che entrano illegalmente in Europa non sembra essere in fuga dai conflitti armati, ma in cerca di una vita migliore in un paradiso del benessere. La risposta dell'Europa è quella di risolvere il problema con il denaro – ma l'Europa non ha i soldi. Il ministro della Difesa britannico Michael Fallon ha detto che i 12 miliardi di sterline (19 miliardi di dollari) di aiuti all'estero possono "scoraggiare" l'immigrazione di massa. I sistemi europei di welfare, finanziati sempre più dai debiti dei governi negli ultimi decenni, mostra segni di un crollo imminente. Non si intravede ancora la fine della crisi del debito greco, nonostante i ripetuti pacchetti di salvataggio per un ammontare di 326 miliardi di euro (375 miliardi di dollari). La crescita economica lenta, la disoccupazione giovanile elevata e l'invecchiamento della popolazione rende il modello sociale europeo sempre più insostenibile.

Se i principali media continuano a ricordare a tutti come i giovani immigrati rivoltosi in Francia e in Gran Bretagna siano ora mossi da motivi legati alla disuguaglianza economica, provate a immaginare l'entità dei disordini che scoppieranno una volta che gli Stati assistenziali europei non potranno più finanziare "mezzo pianeta" e saranno costretti a tagliare le prestazioni sociali. La risposta dell'Europa a questa imminente rovina finanziaria consiste nell'aumentare il numero di coloro che ricevono sussidi o, ancora meglio, "nell'invitarli", senza riuscire a garantire la sicurezza delle frontiere.

I burocrati dell'Unione Europea non solo si rifiutano di effettuare gli essenziali controlli alle frontiere, ma ammoniscono qualsiasi Stato membro dell'UE che intenda garantire la sicurezza dei propri confini. I politici europei e i principali media si sono mobilitati contro la decisione dell'Ungheria di erigere una barriera di filo spinato lungo il suo confine meridionale. L'emittente pubblica americana PBS ha diffuso un report che parla ai telespettatori della "nuova Cortina di ferro" ungherese. L'Associated Press ha parlato di anonimi "oppositori" che hanno paragonato la recinzione ungherese alle "barriere dell'epoca comunista, come il Muro di Berlino".

A Bruxelles, i burocrati dell'UE vogliono imporre ai 28 Paesi membri un'unica politica in materia di asilo, chiedendo loro di accogliere più migranti. Secondo questa politica comune i richiedenti asilo che entrano nell'Unione Europea saranno divisi tra gli Stati membri dell'UE. L'Ungheria, che solo quest'anno ha registrato l'arrivo di 60.000 migranti, entrati per lo più dalla Serbia, continua ad essere l'oppositrice più accanita della politica proposta da Bruxelles. Il premier ungherese Viktor Orbán è stato di fatto ostracizzato dai politici e dai media europei per non essersi conformato alla politica in materia di immigrazione dell'UE. In contrasto con la posizione dell'Unione Europea, egli ha chiesto di operare una "distinzione" tra i cittadini appartenenti ai Paesi membri dell'UE che si muovono in Europa e gli stranieri non appartenenti all'Unione Europea. "Ci sono immigrati economici che sono in cerca di una vita migliore. (...) Purtroppo, in Ungheria, non possiamo dare lavoro a tutti questi immigrati", ha detto Orbán, definendo "assurda e al limite della follia" la proposta di Bruxelles ai Paesi membri di accogliere un maggior numero di profughi.

L'Europa che è stata duramente colpita da una crisi finanziaria, non è in grado di fornire alloggi, lavoro e prestazioni sociali alle migliaia di persone che quotidianamente sbarcano sulle coste europee e attraversano i confini. I giornali tedeschi sono pieni di racconti di immigrati che sono rimasti delusi dopo l'arrivo in Europa, e quasi sempre i giornalisti invocano un'azione urgente per affrontare questo malcontento. Tali "delusioni" spesso si trasformano in scontri violenti. La polizia tedesca è parecchio impegnata a impedire che le bande rivali di migranti ingaggino guerriglie contro gli agenti. Nessuno, però, e soprattutto i media, attribuisce ai migranti la responsabilità delle loro azioni. I principali mezzi di comunicazione tedeschi si rifiutano di trarre conclusioni, in modo da non "alimentare stereotipi negativi". Un giornalista del quotidiano Tageszeitung ha anche scritto di un elaborato complotto del governo che spinge gli immigrati a diventare violenti – presumibilmente solo per metterli in cattiva luce.

Il Tageszeitung ha inoltre pubblicato un articolo che denuncia le "condizioni allarmanti" in cui versano i profughi che sbarcano sulle isole greche. Il pezzo era accompagnato dalla foto di ragazzi sorridenti, sani e robusti, in posa per un "selfie" sui loro smartphone, per immortalare il momento in cui festeggiano il fatto di essere riusciti ad abbandonare una "zona di guerra" o una profonda "miseria economica". È questo il vero dramma dell'evolversi della crisi dei rifugiati in Europa: oltre a coloro che fuggono dalle zone di guerra, la maggior parte dei migranti che si accalcano alle frontiere e lungo le coste europee non sembra versare in stato di reale o disperato bisogno. La disparità economica in altri continenti non dovrebbe obbligare gli europei a spalancare le porte all'immigrazione di massa. Questa crisi sembra essere di fabbricazione europea – e sembra essere la conseguenza logica dei sistemi di welfare basati sul debito e del disprezzo mostrato dall'UE per i confini nazionali.

 

(*) Gatestone Institute

Traduzione a cura di Angelita La Spada