Repressione armena, storia di Martirosyan

Sono molte le notizie internazionali, poco conosciute, che ad un’attenta analisi riescono a far comprendere lo stato di democrazia e le problematiche territoriali di alcune statualità.

Il principale esponente del “Movimento di Liberazione armeno intra-nazionale”, Vahan Martirosyan (nella foto), è fuggito dall’Armenia dopo aver denunciato il governo di Serzh Sargsyan di repressione e controllo politico. Martirosyan è stato minacciato con l’arresto, lui e la sua famiglia sono stati sottoposti a percosse, in seguito alle quali la moglie incinta ha perso il bambino e successivamente, dopo aver chiesto e ottenuto asilo politico in Azerbaigian, hanno continuato il loro “viaggio” in un altro Paese.

La “Società per la protezione dei diritti delle donne Dilara Aliyeva”, che si sta occupando del caso del dissidente e della sua famiglia, non ha reso pubblico il luogo di destinazione per proteggere la famiglia di Martirosyan. Il dissidente armeno, prima di riprendere il viaggio per un luogo ignoto, ha tenuto una conferenza stampa a Baku, dove ha lanciato un messaggio di pace, chiedendo di porre fine al conflitto tra Armenia e Azerbaigian e richiamando la comunità internazionale a non dimenticare la tragedia del Nagorno-Karabakh, da tempo sotto occupazione armena, nonostante la comunità internazionale riconosca il territorio come regione dell’Azerbaigian.

Successivamente, quando aveva già lasciato l’Azerbaigian, quindi in una totale situazione di autonomia, in una intervista Vahan Martirosyan ha accusato le attuali istituzioni armene di continuare ad alimentare lo scontro e l’odio tra la popolazione dell’Armenia e dell’Azerbaigian e, quindi, di non volere e ricercare la pace per il popolo armeno. Martirosyan ha candidamente dichiarato: “Gli armeni in Armenia sono stanchi del conflitto del Karabakh. Credetemi, se si tenesse un referendum con una sola domanda: Avete bisogno del Karabakh? Il 90 per cento della popolazione risponderebbe negativamente. Chiedete alle persone se il Karabakh ha portato loro facilità, almeno ad una famiglia armena ha portato felicità?”.

Il dissidente non ha risparmiato profonde critiche all’esercito armeno, denunciando clientelismo e arretratezza: “Tutte le questioni nell’esercito armeno fanno rifermento al capo di Stato maggiore, Yuri Khachaturov. Egli ha rovinato l’esercito armeno, impantanandolo in un vizioso circuito di corruzione. Ha inventato i 5mila contrattisti che esistono solo su carta. Tuttavia, dal bilancio dello Stato vengono forniti fondi per il mantenimento dei contrattisti che vengono depositati sui conti di Khachaturov”.

Inoltre, Martirosyan ha anche descritto del suo rapporto con il popolo azerbaigiano, sottolineando il non riscontro di odio da parte della popolazione azera nei confronti degli armeni e relazionando su una visita ad una chiesa armena in piazza della Fontana nella città di Baku, capitale dell’Azerbaigian, stupendosi che, nonostante possa essere considerato “patrimonio armeno”, tale chiesa era integra e sotto la protezione dello Stato azero. Di notevole interesse è la considerazione che Martirosyan svolge circa lo stato attuale della situazione nel Nagorno-Karabakh. Nonostante egli stesso sia armeno è dichiaratamente per il ritiro delle truppe armene dai territori occupati dell’Azerbaigian, incluso il Nagorno-Karabakh. Anche se in un Paese straniero, Martirosyan continuerà la propria azione politica. Ha annunciato la creazione, nei prossimi mesi, di un movimento civico tra gli armeni che vivono all’estero contrari alla propaganda del presidente Sargsyan. L’obiettivo del movimento è la liberazione dell’Armenia dal regime anticostituzionale delle attuali istituzioni politiche alla guida del Paese.