Afghanistan e Iran:   luci e ombre

L’Iran ha mantenuto stretti legami con l’Afghanistan sia durante il governo Karzai che con l’attuale governo Ghani. Per l’Iran il rafforzamento della cooperazione regionale con l’Afghanistan è una priorità e un importante percorso per consolidare la pace e l’economia nella regione. Secondo una dichiarazione dell’Iran alle Nazioni Unite, solo quest’anno, 386mila studenti afghani si sono iscritti a scuole e università iraniane. Negli ultimi dieci anni, l’Iran ha aiutato l’Afghanistan con il completamento di circa 300 progetti, che vanno dalle infrastrutture alla formazione e rafforzamento delle capacità delle risorse umane, in particolare attraverso l’offerta di centinaia di borse di studio ogni anno. Il 23 maggio scorso, i presidenti di Afghanistan e Iran e il primo ministro dell’India hanno firmato a Teheran un accordo trilaterale concernente il trasporto e il transito, al fine di facilitare il commercio tra i tre Paesi e con l’Asia Centrale.

Questo accordo riguarda lo sviluppo del porto iraniano di Chabahar che fornirà all’Afghanistan l’accesso al mare aperto, molto utile per gli afghani ma anche per l’intera regione. Uno hub marittimo sullo stretto di Hormuz, tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman dove transita la maggior parte del petrolio mondiale. Iran e Afghanistan sono anche impegnati ad aumentare i collegamenti in particolare con la ferrovia Khaf-Herat e con la costruzione del secondo ponte sul fiume Hirmand. Ma ci sono anche altre notizie meno entusiasmanti riguardo i due Paesi, come quelle dell’arruolamento di cittadini afghani, da parte dell’Iran, come combattenti anti-sunniti e pro- Assad in Siria. Un articolo apparso recentemente su “Stars and Stripes“ riporta, secondo funzionari della Nato, che il reclutamento, in atto da parte dell’Iran, di afgani provenienti dalle regioni lungo il confine tra i due Paesi, per combattere in Siria, potrebbe essere una delle cause della diminuzione del numero di reclute dell’esercito in Afghanistan occidentale.

Funzionari della coalizione fanno sapere che le forze di sicurezza afghane lottano per mantenere la loro presenza in tutto il Paese, con difficoltà dovute alle ingenti perdite in battaglie contro i talebani, alle numerose diserzioni e al fenomeno dei soldati fantasma – nomi sui libri paga che potrebbero appartenere a militari morti o dispersi. Il numero delle reclute destinate alle forze di sicurezza afghane è particolarmente basso a Herat e nelle province dell’area.

Il colonnello dell’esercito degli Stati Uniti, Steve Lutsky, vicecomandante del Train Advise Assist Command-West (Taac) della Nato, parlando con un gruppo selezionato di giornalisti presso la sede del comando della provincia, ha detto che l’Iran può essere in parte causa della scarsità di reclute. “Crediamo che stiano reclutando uomini afghani per combattere l’Isis in Siria. Così ci è stato detto da più persone e questo spiegherebbe lo scarso numero di reclute in quest’area”.

Allettante è sicuramente la promessa di ottenere uno stipendio sicuro e, al loro ritorno, di poter avere un permesso di residenza in Iran.

Nel mese di gennaio scorso, “Human Rights Watch” ha riferito che l’Iran aveva reclutato, per le milizie filo-governative che combattono in Siria, migliaia di rifugiati afghani e migranti che vivono nel Paese, offrendo loro incentivi finanziari e residenza legale. In alcuni casi, gli afghani hanno anche detto, però, che sono stati minacciati di deportazione in Afghanistan, se si fossero rifiutati. L’Iran ha respinto le accuse definendole “fabbricate”. Secondo una stima di Human Rights Watch circa 10mila afghani potrebbero essere stati reclutati dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane. La versione ufficiale di Teheran è che si sono tutti arruolati di loro spontanea volontà per difendere i luoghi santi. A tutto questo vanno sommate le tensioni tra i due Paesi dovute alla situazione dei tantissimi rifugiati afghani in Iran e al problema del traffico di oppio prodotto in Afghanistan, che transita per l’Iran prima di raggiungere i mercati occidentali.

(*) Country analyst del think tank “Il Nodo di Gordio