Lavorare come Trump: un esempio da seguire

Una lunga presidenza di pace e di ricostruzione del mercato interno, questo è il vero messaggio di Donald Trump che quotidianamente viene distorto dai suoi detrattori. Questi ultimi avrebbero gradito che gli Stati Uniti dichiarassero guerra alla Russia e, soprattutto, che s’ampliassero gli impegni militari Usa nel mondo. Perché non possiamo dimenticare come la politica dei Clinton e degli Obama sia stata orientata e concentrata al gioco dei gendarmi del mondo, dimenticando (volutamente) le emergenze interne agli Usa e, purtroppo, ispirando una similare politica in seno all’Unione europea. Chi semina vento raccoglie tempesta. Ecco che da anni l’intero pianeta appare come un corpo martoriato da ferite sempre aperte. Ecco che il presidente Trump ha fatto bene a pubblicare una serie di tweet che condannano chi s’oppone ai buoni rapporti con la Russia. Trump ha promesso di lavorare con la Russia “per risolvere alcuni dei tanti... pressanti problemi e le questioni del mondo!”. Nei sistemi democratici occorre che i politici vengano giudicati sui fatti, e il vincitore deve poter governare e non essere sotto attacco sin dal primo momento della sua affermazione politica: denigrazione e prese di posizione senza ancora vederlo operativamente in campo è quella pratica dei “democratici” americani oggi tanto in voga in Italia. Nelle vere democrazie deve essere riconosciuta la legittimità del potere al vincitore: talvolta questo cardine viene distorto, rappresentando un pretesto per continuare campagne elettorali distruttive e suicide a prescindere.

E che oggi negli Usa si respiri un’aria lavorativa migliore è emerso dall’ennesimo investimento operato dalla Fiat Chrysler di Sergio Marchionne proprio negli Stati Uniti: ben duemila posti di lavoro in più nel settore auto, quasi a festeggiare l’inizio dell’Era Trump, anche se in tanti diranno che si tratta di pura casualità e che l’ampliamento era già in programma. Non è certo casuale che Marchionne abbia rilanciato oggi le operazioni di M&A (Maserati Alfa Romeo) negli Usa: potrebbero concretizzarsi prima del 2018, e l’interesse per una fusione con General Motors potrebbe essere anche vista positivamente dal neo presidente degli Stati Uniti. Naturalmente c’è molta attesa per capire le mosse dell’amministrazione Trump sulle politiche industriali, che dovrebbero portare a una revisione dei piani industriali e di produzione se venissero introdotti dei dazi, che certamente non riguarderanno le merci in transito tra Ue ed Usa. Resta il fatto che, mentre l’Italia stenta, l’impatto delle politiche di Trump estende ancora il ciclo degli Stati Uniti, dando alle industrie ancora anni extra di generazione di cassa. Così le stime sugli utili dei gruppi Usa parlano di flussi di cassa in crescita (lo si legge nella nota Exane), mentre in certi Paesi Ue (Italia, per esempio) la stagnazione s’incancrenisce.

Credo necessiti ispirarsi alle politiche fiscali di Trump, soprattutto allo spirito di rinascita nazionale che ha innescato negli Usa la sua elezione. A conti fatti gli unici detrattori si possono contare in quel mondo intellettuale-attoriale che gira attorno al circolo mediatico di Hillary Clinton. A Trump dobbiamo soprattutto riconoscere l’impulso alla pace, nonostante il suo predecessore abbia tentato in tutti i modi di avvelenare il clima politico. Soprattutto dobbiamo a Trump l’invito a pensare alle cose concrete, a lavorare sulla crescita delle rispettive nazioni senza ergersi a paladini di un mondialismo confuso.

A questo proposito ritengo il nuovo inquilino della Casa Bianca una sorta di stimolo alla mia iniziativa “l’Africa per l’Africa”, e perché l’aiuto alle popolazioni del grande continente, scongiurando migrazioni disastrose e viaggi della speranza, rientra senz’altro nelle iniziative similari a quelle che Trump opererà con i suoi confinanti centro e sudamericani. Quindi ben venga, in una visione di pace “trumpiana”, la nuova fase nelle relazioni tra Italia e Libia, dove sono state messe le basi per la cooperazione tra i due Paesi, soprattutto con riferimento al settore migratorio, così come alla lotta alle organizzazioni criminali che sfruttano i migranti. È una bella notizia che quella italiana sarà la prima ambasciata a riaprire le porte a Tripoli. Ma necessita che i libici gestiscano le risorse della Libia aiutati dagli italiani, come che i messicani gestiscano il Messico aiutati dagli statunitensi. Questo per evitare migrazioni scomposte e, soprattutto, per scongiurare che energie e risorse dei Paesi più ricchi prendano strade non proprio consone alla pace ed allo sviluppo reciproco dei popoli. Il messaggio di Trump è “l’America agli americani”.

Ed è un monito d’impegno per i popoli del pianeta ad impegnarsi per il bene comune nelle rispettive nazioni. Certamente bisognerà attendere i prossimi mesi per assistere al rientro delle belligeranze in Siria, e grazie ai buoni rapporti tra Putin e Trump: un percorso che si sarebbe dimostrato lontano (se non irrealizzabile) con la vittoria della Clinton. E non mi va di chiosare con la solita frase che Trump è un imprenditore mentre la Clinton ha solo costruito una carriera su parole e salotti. Ma è inconfutabile che Trump nella sua vita abbia solo e soltanto lavorato, ed il lavoro è il primo ingrediente per il benessere, per rispondere all’idiozia parolaia, per dare la pace. Ecco perché mi adopererò per fare sia i circoli che i club di Trump.