Cresce attività militare
nella penisola coreana

di Elvio Rotondo (*)

21 marzo 2017ESTERI

 

Circa 3600 membri delle forze armate statunitensi sono stati schierati in aggiunta ai 28mila soldati già di stanza in Corea del Sud per l’esercitazione annuale “Foal Eagle”, che durerà fino al 30 aprile. Si tratta di una serie di esercitazioni congiunte e combinate - terrestri, aeree, navali e operazioni speciali sul campo - progettate nello spirito del trattato di difesa reciproca del 1953 tra Stati Uniti e Corea del Sud.

Il portavoce del Pentagono, Jeff Davis, ha descritto queste attività come difensive, svolte regolarmente da quarant’anni, “condotte come una chiara dimostrazione dell’impegno degli Stati Uniti per l’alleanza”. La “Foal Eagle 2017” è stata progettata per aumentare la prontezza di difesa della Corea del Sud, per proteggere la regione e per mantenere la stabilità nella penisola coreana. Il 15 marzo è giunta in Corea del Sud, per partecipare all’esercitazioni militari congiunte, anche una portaerei degli Stati Uniti la Uss Carl Vinson, a propulsione nucleare, con un equipaggio di circa 5500 persone. La portaerei, usualmente di stanza a San Diego, è arrivata nella base navale nella città meridionale sudcoreana di Busan. La Carl Vinson trasporta anche decine di elicotteri e di aerei, compresi i caccia F-18 e aerei di “early warning”.

Le esercitazioni congiunte, come ogni anno, hanno provocato una dura risposta da parte della Corea del Nord, che ha lanciato 4 missili balistici (6 marzo) quasi simultaneamente, tre dei quali sono caduti nella zona economica esclusiva del Giappone. Le esercitazioni congiunte sul territorio sudcoreano sono sempre state usate da Pyongyang come pretesto per alzare il livello dello scontro nella regione. I militari degli Stati Uniti e della Corea del Sud stanno aumentando la vigilanza contro ulteriori provocazioni di Pyongyang.

Nel frattempo, Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone hanno iniziato un’esercitazione di rilevamento missili nel Mar del Giappone per rafforzare la cooperazione a tre in caso di lancio di missili balistici da parte della Corea del Nord. Il capo della divisione affari pubblici del ministero della Difesa sudcoreano, Lee Jin-woo, ha riferito, il 14 marzo, che i cacciatorpediniere dei tre Paesi, equipaggiati con sistema Aegis, sono stati dispiegati, per due giorni, durante l’esercitazione. Il primo ministro sudcoreano, Hwang Kyo-ahn, che ha assunto i compiti del presidente destituito, Park Geun-hye, durante la visita allo Stato Maggiore della Difesa di Seoul, il 14 marzo scorso, ha chiesto ai militari di intensificare l’allerta contro le provocazioni sconsiderate da parte di Pyongyang, in un momento in cui il Paese affronta una crisi politica nazionale. L’esercito americano ha intanto annunciato di voler dispiegare, il prossimo anno, i droni d’attacco, Gray Eagle, presso la base dell’aviazione di Kunsan, nel sud-ovest del Paese, allo scopo di rinforzare la capacità di intelligence di sorveglianza e di ricognizione.

La scorsa settimana, l’esercito degli Stati Uniti ha consegnato alla Corea del Sud i primi elementi del sistema del Terminal High Altitude Area Defense (Thaad). Pechino ha però sollevato obiezioni, sostenendo che il sistema ha un radar in grado di penetrare il territorio cinese. Il sistema è progettato per intercettare e distruggere missili balistici a corto e medio raggio all’interno o all’esterno dell’atmosfera, durante la fase di volo finale.

La situazione nel nord-est asiatico appare alquanto complessa, si assiste ad una progressiva escalation della tensione nell’area per le ripetute minacce da parte di Pyongyang che nessuno sembra essere in grado di controllare, neppure la Cina. La Corea del Nord ha effettuato cinque test nucleari e decine di lanci di missili, nonostante le sanzioni delle Nazioni Unite imposte già dopo il primo test nucleare, nel 2006. La Cina è il principale alleato della Corea del Nord, oltre ad essere il suo più grande partner commerciale e donatore, nonostante ciò Pechino non ha nascosto la sua opposizione alle ambizioni nucleari di Pyongyang. Il mese scorso, la Cina aveva annunciato la sospensione di tutte le importazioni di carbone fino alla fine dell’anno, privando così Pyongyang di un’importante fonte di valuta estera. Ma secondo quanto riportato dalla Reuters, almeno dieci navi nordcoreane sono arrivate in questi giorni in un porto cinese (Longkou) dopo essere state bloccate per le ultime tre settimane a seguito del divieto cinese sulle importazioni di carbone.

L’agenzia di stampa ufficiale cinese, Xinhua, ha esortato Cina, Giappone, Corea del Nord, Russia, Corea del Sud e Stati Uniti “a tornare al tavolo dei negoziati, in stallo, per porre fine alle dispute e riaprire i colloqui a sei per arrivare a una soluzione accettabile per tutti”.

Da parte americana, il Segretario di Stato, Rex Tillerson, durante la visita in Corea del Sud del 17 marzo, ha riferito che l’azione militare contro la Corea del Nord è “un’opzione sul tavolo“, aggiungendo che la politica della “pazienza strategica” è finita e che l’amministrazione Trump potrebbe intraprendere un’azione preventiva se la minaccia nucleare della Corea del Nord dovesse raggiungere livelli inaccettabili. Il Segretario di Stato ha respinto esplicitamente la proposta cinese che prevedeva di congelare i test nordcoreani in cambio della sospensione di tutte le esercitazioni militari congiunte annuali.

(*) Country analyst del think tank di studi geopolitici “Il Nodo di Gordio