L’inferno di Pedrógão Grande, almeno 62 morti nell’incendio

Il Portogallo si è svegliato ieri in un incubo davanti alle immagini apocalittiche lasciate dietro di sé dal violento incendio che ha devastato le foreste attorno a Pedrógão Grande, 160 chilometri a nord di Lisbona, facendo almeno 62 morti, molti dei quali carbonizzati nelle auto, e 59 feriti 5 dei quali gravi. I 700 pompieri impegnati nella lotta contro le fiamme hanno trovato i cadaveri di 30 persone ancora rinchiusi nelle auto distrutte dalle fiamme. Altri sono stati uccisi mentre cercavano di fuggire a piedi. Famiglie intere sono morte così. Il governo di Lisbona ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale.

La polizia giudiziaria ha escluso che ci sia una mano criminale dietro a questa tragedia. L’incendio sarebbe divampato a causa di un fulmine caduto su un albero, in mezzo ad una vegetazione secca per la mancanza di pioggia da giorni. La diffusione fulminea delle fiamme è stata propiziata dalle alte temperature, sui 40 gradi, e da venti violenti fino a 200 chilometri all’ora. Il Papa ieri mattina all’Angelus ha espresso vicinanza “al caro popolo portoghese” ed ha invitato i fedeli a pregare in silenzio per le vittime. Spagna e Francia hanno inviato mezzi aerei per aiutare il Portogallo a lottare contro le fiamme, ma la fitta nuvola di fumo creata dall’incendio ha reso molto difficile l’intervento dei mezzi aerei.

Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ha attivato il meccanismo di assistenza della protezione civile Ue, mentre il presidente portoghese Marcelo Rebelo da Sousa e il premier Antonio Costa sono giunti nella notte da Lisbona. “È la maggior tragedia con vittime umane degli ultimi tempi” ha detto Costa.