Putin condanna la repressione politica dell’epoca sovietica

Il presidente russo Vladimir Putin ha condannato ieri la repressione politica di epoca sovietica definendola “una tragedia per il popolo” russo e sottolineando che “questo passato terribile non può essere cancellato dalla memoria nazionale e “non può essere in alcun modo giustificato, da nessun cosiddetto bene del popolo”.

Intervenendo alla cerimonia di inaugurazione del “Muro del cordoglio”, un nuovo monumento a Mosca dedicato alle vittime della repressione sovietica, il leader del Cremlino ha ricordato che ai tempi dell’Urss “milioni di persone sono state dichiarate nemiche del popolo con accuse assurde, giustiziate, mutilate e fatte passare attraverso le sofferenze delle prigioni e dei campi di lavoro. È nostro dovere non permettere l’oblio”, ha detto Putin, che assieme al patriarca di Mosca Kirill e al sindaco della capitale Sergej Semënovič Sobjanin ha deposto dei fiori ai piedi del nuovo monumento.

Sempre ieri Putin, intervenendo a una seduta del Consiglio presidenziale per la società civile e i diritti umani, ha dichiatato che le Organizzazioni non governative che monitorano le elezioni possono essere considerate socialmente utili solo se non sono finanziate dall’estero: “Per quanto riguarda le organizzazioni che monitorano le elezioni - ha detto Putin quando mancano quattro mesi e mezzo alle presidenziali russe - è possibile che siano riconosciute di utilità sociale, ma non se sono finanziate dall’estero. E il metodo di finanziamento non conta. Se sono finanziate dall’estero - ha concluso il leader del Cremlino - non possono essere di utilità sociale perché sono orientate verso gli interessi di un altro Stato e operano nella sfera politica”. In Russia, una controversa legge del 2012 prevede l’infamante etichetta di “agente straniero” per le organizzazioni accusate di essere finanziate dall’estero e di essere impegnate in non meglio precisate attività politiche. Nella lista nera sono già finite alcune organizzazioni per la difesa dei diritti umani.