Blitz anticorruzione, arrestati a Riad principi e ministri

Un terremoto scuote l’Arabia Saudita e imprime un’accelerazione al riposizionamento degli equilibri economico-finanziari e dei poteri guidato dal giovane erede al trono dei Saud, Mohammed bin Salman. Undici principi e 38 tra ministri, vice ministri, ex ministri e potenti uomini d’affari sono stati arrestati nell’ambito di una retata anticorruzione lanciata subito dopo la costituzione di un comitato ad hoc affidato dall’81enne re Mohammed Salman al figlio prediletto. In “manette” anche il principe e miliardario Alwaleed bin Talal, uno tra gli uomini più influenti al mondo con un patrimonio che sfiora i 20 miliardi di dollari e quote azionarie ovunque, da Apple a Citigroup, dalle grandi catene alberghiere come Four Season e Movenpick, a media come la News Corp di Rupert Murdoch. Rimossi dall’incarico, e già sostituiti, il principe Miteb bin Abdullah, già capo della Guardia Nazionale e il ministro dell’Economia e della Pianificazione Adel Fakeih. Il primo con il principe Khalid bin Ayyaf, il secondo con il suo vice, Mohammad al-Tuwaijri. Gli arrestati sono detenuti in hotel 5 stelle della capitale Riad, alcuni al Ritz-Carlton - dove sono state state tagliate le linee telefoniche - anche se il procuratore generale Abdullah bin Mubarak Al-Mujeb ha tenuto a precisare che non riceveranno alcun trattamento speciale dovuto alle loro “posizioni”.

I reati contestati ai singoli non sono stati resi noti nei dettagli ma l’ordinanza reale spiega che ha istituito il comitato “a causa delle tendenze di alcune persone all’abuso, mettendo il loro interesse personale al di sopra di quello pubblico, e distraendo fondi pubblici”. Definizione difficile da decodificare considerato l’intreccio inestricabile di soldi e potere di cui ciascun membro dei reali sauditi è titolare. L’obiettivo del 32enne erede al trono titolare della “mani pulite” di Riad è evidentemente quello di completare la concentrazione nelle sue mani dei nodi chiave di economia, difesa e politica estera facendo fuori nemici conclamati e potenziali e accreditando in contemporanea il suo profilo di modernizzatore con iniziative come quella, annunciata di recente, della concessione della patente alle donne e dell’autorizzazione a entrare negli stadi. Nella strategia dichiarata dal principe ereditario anche la promozione del “vero Islam, una religione moderata e pacifica”. “Non perderemo anni avendo a che fare con gli estremisti”, aveva detto qualche giorno fa rivolgendosi più o meno indirettamente alla parte più oltranzista del clero wahabita. Vice premier e ministro della Difesa, Mohammed bin Salman ha annunciato pochi giorni fa il lancio di Neom, un progetto per ammodernare il regno nell’ambito del programma di riforme “Vision 2030”, con investimenti mirati sulla qualità della vita, energia, acqua, mobilità, tecnologia, intrattenimento, nell’ottica di diversificare oltre il petrolio l’economia del Paese, grande alleato degli Stati Uniti. Ma la vera novità è la fine della “concertazione” con cui, finora, venivano gestiti i dissensi interni alla famiglia reale. Una dimostrazione di forza con una discontinuità rispetto al passato le cui implicazioni sono tutte da verificare.