L’Isis assalta la tv anti-Pakistan a Kabul, cinque morti

Decine di giornalisti, tecnici e impiegati della tv privata satellitare Shamshad hanno vissuto ore di terrore quando ieri almeno tre militanti pesantemente armati e camuffati da agenti di polizia hanno assaltato gli studi dell’emittente a Kabul, impegnando le forze di sicurezza in uno scontro a fuoco durato tre ore. L’attacco è avvenuto di prima mattina, quando ferveva l’attività di programmazione in lingua pashtun, con un kamikaze che si è fatto esplodere all’ingresso del compound permettendo ai due compagni, che sparavano all’impazzata, di penetrare fino al secondo piano dell’edificio. In un tweet i talebani per bocca del portavoce Zabihullah Mujahid si sono chiamati subito fuori respingendo ogni responsabilità. E a ragione perché subito dopo l’operazione è stata rivendicata dall’Isis con un messaggio della sua agenzia di stampa Amaq che ha evocato l’esistenza di “almeno 20 morti”. Ma il portavoce del ministero dell’Interno, Najib Danish, ha reso noto che il bilancio finale è di cinque vittime, due membri della sicurezza (tra loro anche una donna), tre militanti, e 21 feriti, fra cui il direttore dell’emittente, Abidullah Ehasas.

Drammatica la sua testimonianza: “Sono entrati vestiti da poliziotti, hanno lanciato bombe a mano contro le nostre guardie, e hanno sparato ad alzo zero contro i nostri dipendenti, ma per fortuna il piano di emergenza preparato per queste situazioni, ha funzionato, permettendo perdite minime”. Come è immaginabile la tv ha interrotto i suoi programmi, per almeno due ore, mentre il personale in preda al panico cercava di mettersi in salvo attraverso un passaggio verso l’edificio vicino del Comitato olimpico afghano, ma anche saltando dalle finestre i cui vetri erano stati infranti dagli scoppi. Comunque, non appena si è avuta la certezza che i tre attaccanti erano stati uccisi, le trasmissioni sono riprese con la programmazione regolare e uno dei giornalisti ha letto il notiziario con una mano visibilmente fasciata. Dura la condanna dell’incidente da parte del presidente Ashraf Ghani, per il quale “i nemici dell’Afghanistan, attaccando la tv Shamshad, hanno mostrato ancora una volta che possono far ricorso ad ogni tipo di cospirazione e di atti inumani per raggiungere i loro diabolici obiettivi. Ma, ha concluso, “insorti e terroristi non riusciranno con questa attacchi a ridurre l’attività dei media”.

Nel gennaio del 2016 decine di persone morirono in un attacco a Kabul contro un autobus che trasportava dipendenti della tv Tolo, mentre nel maggio scorso la stessa Isis ha attaccato la sede della tv statale a Jalalabad, nella provincia orientale di Nangarhar, con un bilancio di dieci morti e 14 feriti.