Erdoğan in Grecia

Quando l’ultimo presidente turco visitò la Grecia, Recep Tayyip Erdoğan non era ancora nato.

Sessantacinque anni dopo, mentre Ankara vive uno dei momenti più difficili nei suoi rapporti con l’Unione europea e la Nato, il Sultano è sbarcato ieri in un’Atene blindata per quella che lui stesso definisce una “giornata storica”. Una visita di due giorni con l’obiettivo di rilanciare la Turchia a Occidente, bilanciando le alleanze sempre più forti con Russia e Iran, e rafforzare i rapporti bilaterali con i nemici di un tempo. Certo, su molte questioni, da Cipro all’Egeo, le distanze restano. Ed Erdoğan non ha perso l’occasione di lanciare una polemica sulle dispute storiche tra Ankara e Atene. Davanti al suo omologo Prokopis Pavlopoulos, ha auspicato un “aggiornamento” del Trattato di Losanna del 1923, che definisce i confini tra i due Paesi, spesso contesi, e inquadra lo status della minoranza musulmana di origine turca, che sarebbe “discriminata”.

Parole a cui il presidente greco ha replicato escludendo qualsiasi “revisione” dell’accordo. Erdoğan non ha risparmiato frecciate neppure sugli 8 sospetti militari golpisti che la giustizia greca si è rifiutata di estradare in Turchia. Ma sono schermaglie a uso interno. Il Sultano non perde di vista il vero obiettivo della visita: gli affari. “Dobbiamo guardare al bicchiere mezzo pieno”, suggerisce ad Alexis Tsipras, che dal canto suo dice di voler “costruire ponti e non muri” e rassicura: “Ciò che conta è cercare un terreno comune al di là delle differenze”. Con il premier greco, ha gettato le basi politiche per il Consiglio di cooperazione bilaterale di alto livello, che tra due mesi a Salonicco potrebbe dare il via a tre importanti progetti infrastrutturali comuni: un collegamento marittimo Smirne-Salonicco, l’alta velocità ferroviaria Istanbul-Salonicco e un ponte al confine sul fiume Evros. Un volano per rilanciare commercio e turismo, dopo il dimezzamento dell’interscambio negli ultimi 4 anni a 2,6 miliardi di dollari.

L’altro capitolo cruciale è quello dei rifugiati. L’accordo tra Bruxelles e Ankara del marzo 2016 resta il punto di riferimento, anche se Erdoğan continua a denunciare le “promesse non mantenute” dell’Ue sul trasferimento dei fondi. E dalla Grecia - solo il secondo Paese Ue ad accoglierlo dopo il golpe - potrebbe riaprirsi anche un dialogo con Bruxelles. Oggi, intanto, Erdoğan andrà in Tracia, nel nord-est, per incontrare la minoranza musulmana e partecipare alla preghiera del venerdì nella Moschea Vecchia di Komotini.