Putin si presenterà alle presidenziali come “indipendente”

La tradizionale conferenza stampa dicembrina di Vladimir Putin quest’anno è stata più scoppiettante del solito. Merito, va detto, di Ksenia Sobchak, l’aspirante “presidentessa” che si è presentata nell’auditorium - sfruttando il suo status di giornalista - e ha attaccato lo “zar” in diretta tv. Se la Russia è una democrazia come le altre, perché Alexei Navalni non può candidarsi? Putin si è trasformato all’improvviso un panzer: “Con gente come lui passeremmo da un golpe all’altro, la Russia diventerebbe una seconda Ucraina”. È la prima volta che a Putin, almeno in televisione, viene chiesto così esplicitamente di dare un giudizio sulla vicenda dell’ex blogger ormai principe dell’opposizione, convitato di pietra di questa tornata elettorale. Lo stesso Navalni aveva esortato i giornalisti - precisando nel dettaglio le parole da usare per scongiurare vie di fuga - a incalzarlo sulla sua esclusione e sulla mancanza di vere alternative nel panorama politico russo. Detto, fatto. 

Sobchak ha seguito quasi alla lettera il consiglio di Navalni, aggiungendo che in Russia gli oppositori “o sono morti o sono in galera”, e che lei stessa sta avendo difficoltà ad organizzare la campagna elettorale. Putin - che aveva già liquidato una domanda sull’assenza di un’opposizione credibile con un ghigno sardonico, “non sta certo a me crearla” - è partito in quarta. “Stiamo parlando di una versione russa di Mikhail Saakashvili, il nostro Paese verrebbe destabilizzato, saremmo un mugik, un contadino barbuto, che pigramente osserva lo Stato trasformarsi in una pozzanghera torbida alla mercé degli oligarchi, come negli anni Novanta. Ci siamo già passati, il nostro popolo non lo vuole”. Insomma, la stabilità come valore supremo. Ecco perché, stringi stringi, Putin ha deciso di candidarsi (peraltro “da indipendente”, chiedendo il sostegno “di tutte le forze politiche”). 

“L’opposizione - ha chiosato - farebbe bene a concentrarsi sulle proposte concrete: prima arrivano meglio è”. Dopo di me, il diluvio (per ora). Un domani, chissà. Navalni, che ha ringraziato Sobchak per l’ardire, ha subito commentato: “Finalmente la verità, i miei guai giudiziari non c’entrano, io fuori per ragioni politiche”. E se l’accento, a pochi mesi dalle elezioni, è caduto per forza sulle questioni di natura interna, molti sono gli snodi geopolitici affrontati nel corso della lunga - 3 ore e 49 minuti - maratona. Non poteva mancare una domanda sul Russiagate e Putin una volta di più ha sostenuto che i presunti contatti tra Mosca e Donald Trump sono stati “inventati” dai Democratici per “dipingerlo come un capo di Stato illegittimo”, ma così facendo “si danneggiano gli Stati Uniti, si limita l’azione del presidente e non si rispettano gli elettori di Trump”. 

Sulla Corea del Nord, Putin ha poi chiesto a Pyongyang e Washington di “fermare l’escalation” e ha definito “un segnale molto buono” l’apertura di Rex Tillerson a negoziati senza precondizioni. Ma si è anche tolto un macigno (più che un sassolino) dalla scarpa. “Voi in America - ha detto rispondendo a una domanda di una reporter dell’Associated Press - ci mettete sullo stesso piano della Corea del Nord e dell’Iran, con le sanzioni, e poi ci chiedete di risolvere i problemi globali. Ma siete normali?”. Infine la storia infinita dell’Ucraina, con Kiev che non è “costruttiva” e trascina i piedi su Minsk e la disponibilità di Mosca a un “controllo internazionale” del Donbass, purché Kiev si metta d’accordo con Donetsk e Lugansk. “Noi e il popolo ucraino siamo una cosa sola: ci hanno diviso ma dobbiamo unirci”. Ora la volata per la rielezione - scontata - può davvero cominciare.