Erdogan, tra vittoria elettorale e disfatta economica

Recep Tayyip Erdogan è convinto di vincere le elezioni turche del 24 giugno. In realtà, i suoi avversari hanno scarse possibilità di spuntarla. Costringere il presidente al secondo turno di ballottaggio rappresenterebbe un autentico successo per l’opposizione. Il vero scoglio per il trionfo di Erdogan è rappresentato dal terremoto dell’economia generato nelle scorse settimane dal crollo inarrestabile della lira turca di fronte al dollaro. “Se continuerò a lavorare – ha detto il presidente – la prima cosa da fare dopo il 24 giugno, con il volere di Allah, sarà togliere lo stato d’emergenza” post-golpe, in vigore da quasi due anni. È quanto ha dichiarato in un’intervista televisiva il presidente Erdogan, a soli dieci giorni dal voto anticipato in Turchia, precisando però che “non significherebbe eliminarlo completamente senza che possa tornare”.

La promessa elettorale arriva dopo che i principali sfidanti di Erdogan hanno assicurato, in caso di vittoria, una revoca immediata delle misure eccezionali, sotto le quali, secondo l’Onu, sono state arrestate almeno 160mila persone. “Non c’è un singolo effetto dello stato d’emergenza sulla campagna elettorale”, ha detto Erdogan, respingendo le critiche giunte da oppositori e osservatori internazionali. Frattanto, la scorsa settimana la Banca centrale ha deciso di aumentare i tassi di interesse al 17,5 per cento, nonostante le forti resistenze del presidente turco, creando una momentanea distensione. La banca ha aumentato di 4,25 punti percentuali i tassi nell’arco di un solo mese, sorprendendo molti analisti che lo hanno interpretato come segnale di una minore interferenza politica nelle politiche monetarie del Paese da parte del presidente turco. Mentre la Turchia si prepara all’appuntamento elettorale del 24 giugno, anticipato da Erdogan di quindici mesi, l’economia di Ankara continua a dare segnali di allarme. La lira ha perso nell’inizio dell’ anno circa il 16 per cento di valore rispetto al dollaro e non sembra riuscire a riprendersi.