Tariq Ramadan soccomberà al #Metoo?

lunedì 16 luglio 2018


Digerita presto la sbornia mondiale, nei prossimi giorni la Francia sarà di nuovo precipitata nella nemesi del #metoo. In chiave islamically uncorrect. Protagonista infatti, verso fine luglio, di un’udienza per vedere confermata o meno la propria custodia cautelare in carcere con l’accusa di stupro, sarà l’islamologo Tariq Ramadan. Che invano da febbraio a oggi ha tentato di mobilitare l’intellighenzia dei “compagni di Francia” per buttare le accuse in caciara e dipingere se stesso come vittima della fantomatica “islamofobia”. Purtroppo per lui la regola dell’“ubi maior minor cessat” è stata inesorabile.

Alle accuse di stupro delle donne che lo hanno portato in giudizio è difficile resistere evocando il complotto islamofobo. Non solo i giudici d’Oltralpe storcono il naso, ma gli stessi intellettuali che si sono impegnati in una strenua difesa si sono visti ridere in faccia dall’opinione pubblica. Ramadan, che veniva considerato un moderato dell’Islam persino da Tony  Blair, che lo aveva preso come consulente interreligioso, recentemente è invece arrivato persino a giustificare le mutilazioni genitali femminili come tradizione mussulmana. Cosa che in realtà è falsa storicamente visto che l’Islam delle origini le aveva in un primo momento contrastate cercando di contrapporsi alle barbare usanze tribali africane. In seguito le aveva assorbite per far sì che in Africa l’islamizzazione procedesse senza intoppi culturali. Quanto alle accuse di stupro, la difesa di Ramadan non ha preso strade molto diverse da quelle di tanti accusati del medesimo odioso reato in tutto il mondo: lei – che poi sono tre donne diverse – ci stava.

In realtà Ramadan ha ammesso di aver avuto rapporti con almeno cinque donne che poi si sono rivolte ai magistrati, anche se le accuse formalizzate di stupro sono per ora solo tre e su queste si dovrà decidere a fine mese. Milita contro di lui un accordo extragiudiziario da 27mila euro con una delle accusatrici che in cambio ha ritirato la denuncia e si è impegnata a non parlare coi giornali. La gauche caviar che lo difende appellandosi all’islamofobia dice che in carcere è tenuto male e che si deve curare. Ma i giornali francesi hanno scoperto che per lui e solo per lui è stata allestita una cella singola in un’infermeria, cosa più unica che rara dato il sovraffollamento delle prigioni francesi. Comunque di certo non gli è stato impedito più volte di curarsi in ospedali extra carcerari anche se i domiciliari non gli sono stati concessi. Risibile anche l’accusa di non aver potuto parlare per un mese con i propri familiari, visto che è la regola per chi è in attesa di giudizio, aggravata dal fatto che la moglie sarebbe testimone diretta della difesa dell’imputato. Sia come sia, dopo la sbornia calcistica, la Francia torna a occuparsi delle beghe quotidiane, e Ramadan viene considerato una di esse, così come il rapporto fra la popolazione e l’Islam affatto moderato dei Fratelli musulmani. A proposito dei quali mai va dimenticato che Tariq Ramadan è il nipote di Hassan al-Banna che di quella fratellanza, estremistica e fuorilegge in molte nazioni arabe, fu il fondatore nei primi anni del Novecento del millennio appena passato.


di Rocco Schiavone