Allarme ambiente Isola di Pasqua, tetto per turisti

Gravi problemi ambientali, un allarme per l’impoverimento della cultura locale, e la necessità di preservare il patrimonio archeologico hanno spinto il Cile ad adottare misure restrittive per la permanenza di turisti sull’Isola di Pasqua, “perla” del Pacifico a oltre 3.600 chilometri dalla terraferma cilena, meta di turisti affascinati dalle misteriose sculture “moai”.

In vigore il primo agosto, il nuovo regolamento prevede che la permanenza dei turisti sull’isola non possa estendersi oltre un mese. Il sottosegretario cileno al Turismo, Rodrigo Ubilla ha dichiarato al riguardo: “Tutti, cileni e stranieri, potremo recarci a Rapa Nui (in lingua nativa, “Grande Roccia”) per turismo solo per 30 giorni”. Fatta eccezione per chi ricopre una funzione pubblica e per i parenti dei residenti. Una delle conseguenze dell’overdose di vacanzieri si riflette sulle statistiche che dimostrano che annualmente si producono sull’isola 2,5 tonnellate di spazzatura per abitante, molto superiori alle 1,4 tonnellate generate una decina di anni fa. Del problema della restrizione delle presenze sull’isola si discute da anni, dopo che nel 2009 un referendum aveva mostrato che il 96 per cento dei suoi abitanti voleva cambiare la legge che regola l’afflusso e la residenza di estranei sull’isola.

La governatrice del territorio, Tarita Alarcón, ha lanciato un allarme sul rischio della perdita dell’identità culturale per gli abitanti autoctoni. Tra il 1992 e il 2017 la popolazione è passata da 2.700 a 7.550 persone: “Stiamo rischiando - ha detto - di perdere la nostra lingua ‘rapanui’”. Ci sono molti abitanti dell’isola che la parlano, ma con l’arrivo degli stranieri, lo spagnolo è diventato il mezzo di comunicazione prevalente”. Infine preoccupano anche i danni che negli anni i turisti hanno prodotto alle caratteristiche statue monolitiche di tufo disperse su tutto il territorio, alte fra 2,5 e dieci metri.

Clamoroso fu il caso nel 2008 di un finlandese, multato per 15mila euro dopo aver staccato un orecchio di un “moai” per farne un souvenir. E nel 2004 un italiano fu sanzionato per aver inciso il suo nome su una statua.