Mosca: spia russa ha lavorato all’ambasciata Usa

I servizi segreti statunitensi sono riusciti a smascherare una sospetta spia russa. Con un ritardo di dieci anni. Già. La presunta spia in questione è una donna che ha lavorato per ben due lustri nell’ambasciata americana a Mosca. La clamorosa notizia è stata rivelata dal quotidiano britannico “The Guardian”. In seguito, ripresa dalla stampa a stelle e strisce. La donna, di nazionalità russa, era stata assunta dal Secret Service, l’agenzia federale statunitense il cui compito è garantire la sicurezza delle alte cariche dello Stato. In realtà, la spia sarebbe stata scoperta due anni fa, nel corso di una consueta operazione di sicurezza condotta dal Dipartimento di Stato. Il controllo avrebbe fatto emergere un fatto allarmante: la donna avrebbe avuto contatti e incontri regolari e non autorizzati con funzionari dell’intelligence russa. Secondo la Cnn, la presunta spia avrebbe fornito ai russi “più informazioni di quanto dovuto”.

La donna avrebbe avuto accesso ai sistemi email e di comunicazione interni all’agenzia del Secret Service. Non solo. La sospetta spia avrebbe avuto la possibilità di accesso a materiale “top secret” come le agende del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del vicepresidente Mike Pence. Per fortuna, la donna non avrebbe avuto accesso “a informazioni altamente classificate”, come sostiene una fonte della Cnn. Ma perché il fatto emerge solo oggi? Secondo il “Guardian” esiste “il sospetto che il Secret Service abbia nascosto la scoperta che avrebbe creato un ulteriore imbarazzo, dopo una serie di episodi che negli ultimi anni hanno messo in difficoltà l’agenzia, a partire dal secondo mandato di Barack Obama, quando furono cambiati i vertici”. Sarebbero queste le ragioni che avrebbero spinto il Secret Service a lasciare andare la donna, dopo averla privata dei nulla osta per la sicurezza. Pare che l’allontanamento della presunta spia sia passato inosservato perché sarebbe avvenuto nei giorni in cui la Russia aveva deciso di espellere 750 americani come risposta alle sanzioni statunitensi comminate a Mosca.