Usa, scattano le sanzioni contro l’Iran

Donald Trump non arretra. Vuole mantenere la promessa fatta. Sono queste le ragioni che lo spingono a fare scattare le sanzioni contro l’Iran. Innanzitutto, vengono ripristinate le misure restrittive eliminate con l’accordo sul nucleare firmato dall’allora  presidente Barack Obama tre anni fa. Trump sostiene che il 5 novembre arriverà la sanzione più importante. Una vera e propria stretta per l’Iran, che intende colpire due settori: quello petrolifero e quello bancario. Eppure, nonostante faccia il muso duro, il presidente americano apre ad un possibile dialogo. Addirittura, è disponibile ad un incontro con il leader iraniano Hassan Rohani. La strategia è ormai una sorta di “marchio di fabbrica” del trumpismo. Ma stavolta, l’offerta viene respinta sdegnosamente: “I negoziati non vanno d’accordo con le sanzioni”, ha replicato Rohani, evocando la “guerra psicologica” di Trump.

L’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Federica Mogherini, in una nota congiunta i ministri degli esteri di Germania, Francia e Regno Unito, afferma di essere “profondamente rammaricata per il ritorno delle sanzioni. Preservare l’accordo sul nucleare con l’Iran è una questione di rispetto degli accordi internazionali e di sicurezza”. Ma Trump va avanti. Non accetta consigli. Secondo Washington, “l’Iran continua a sfruttare il sistema finanziario globale per finanziare il terrorismo, promuovere regimi spietati, destabilizzare la regione e abusare dei diritti umani del suo stesso popolo. Per questo, continua a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti e i loro alleati e per questo vengono ripristinate le sanzioni”.