Madrid, “politica Salvini a spese Europa”

Duro botta e risposta tra il governo di Madrid e Matteo Salvini. La sua politica sui migranti è “a spese della Spagna e di tutta l’Europa”, attacca il ministro degli esteri madrileno, Josep Borrell, scegliendo le colonne del tedesco Handelsblatt on-line per lanciare il suo affondo, parlando di isolamento che lede l’idea europea”. Da Roma, il ministro dell’Interno rinvia immediatamente al mittente contrattaccando: “Non rispondiamo a insulti da parte di governi e ministri favorevoli ad un’immigrazione fuori controllo”. “Noi ci teniamo alla sicurezza, alla cultura e all’identità dei popoli europei”, insiste il leader della Lega. In un momento in cui anche la Spagna è in prima linea nell’affrontare l’emergenza sbarchi Borrell punta il dito su Roma, chiaramente schierata con l’est europeo e la strategia dei muri, mentre Madrid, con Berlino e Parigi, tenta - sottolinea - di trovare una soluzione ordinata al fenomeno migratorio. Il ministro spagnolo non asseconda neppure i parallelismi con la stretta sui profughi della Germania.

Al giornalista che sottolinea come i tedeschi abbiano da tempo modificato la politica di accoglienza del 2015, scaricando il lavoro su Turchia e Ungheria, Borrell risponde: “Può darsi che sia così in un certo senso. Ma questo non cambia la circostanza che in Europa, al momento, dominino due diverse narrative: da un lato paesi come Ungheria, Polonia, Italia e Austria, che vogliono alzare nuovi muri ai loro confini nazionali. E più alti sono, meglio è. Dall’altro lato ci sono Francia, Germania, Spagna e Portogallo. Si sforzano di trovare una strada comune. Anche loro dicono, ‘non possono venire tutti’. Ma sono convinti che le frontiere non si possano semplicemente chiudere, e che si debbano gestire i flussi migratori e guidarli in canali ordinati”. “Era chiaro che la Spagna avrebbe sostituito l’Italia come meta dopo la brutale politica di isolamento del nuovo ministro dell’Interno. E può darsi che arriveranno ancora più migranti da noi”, prosegue Borrell sottolineando comunque che la Spagna non diventerà una nuova Italia, anche se i numeri dei flussi sono in aumento: “In Italia negli ultimi tre anni sono arrivati 625mila migranti illegali. In Spagna quest’anno finora ne sono arrivati 25mila. Si tratta di una dimensione molto diversa”, ammette rilanciando comunque che, diversamente da quel che accade in Italia, la reazione dei comuni spagnoli è solidale: “Le capacità di accoglienza sono esaurite, è vero. Ma i comuni reagiscono in modo positivo e sono pronti a prendere la gente. Io ho vissuto a Firenze, quando il governo tentava di distribuire profughi e migranti. I comuni all’epoca dicevano: ‘non da noi!’. In Spagna è diverso. I sindaci offrono quello che hanno”. Contro le paure della gente, alimentate da populisti come Donald Trump e Pablo Casado, per Borrell occorre una “politica del realismo morale”. “Dobbiamo chiarire alla gente che non solo aiutiamo le persone, ma c’è un dividendo demografico, di cui i paesi che accolgono approfittano chiaramente”.

Borrell propone quindi “una collaborazione rafforzata dei paesi che cercano una soluzione costruttiva”. “Si può offrire ai paesi di provenienza che, per ogni migrante illegale che l’Europa manda indietro, ne venga accolto uno legale”. Lo si istruisce per tre anni e poi lo si rimanda a casa, è la proposta. “Una specie di Erasmus europeo-africano”, che potrebbero portare avanti paesi volenterosi.