L’Argentina, l’aborto e l’altra metà del cielo

Morale della favola: sedici ore di discussione, trentuno senatori favorevoli, trentotto contrari e in Argentina non si può abortire. Un milione di dollari anche per sapere cosa è passato per la testa dei due astenuti, che su un tema così o sei di qua o sei di là o non sei un uomo degno di sedere in nessun Parlamento del mondo. Per preparare questo breve commento su quanto è accaduto in Argentina qualche settimana fa, ho letto molto, ho letto di tutto, ho chiesto un'opinione ad amici e amiche, ho riletto cronache dell'orrore di quando in Italia l'aborto non era legale, cioè prima del 1978, ma soprattutto ho parlato con uomini e donne in Argentina.

Ovviamente ho letto anche molti papelli neo-femministi e vetero-femministi, cattolici osservanti, cattolici elastici, cattolici di ogni genere e grado, ho considerato orientamenti gay, lesbian, queer, uteristi in affitto etc, spaziando dalle invincibili argomentazioni della rinomata serie "l'utero e mio e ci faccio quello che dico io" alle posizioni inquisizionali purtroppo sempre attuali de "l'utero è di Dio ma, scusa sai bella, decidiamo noi per te cosa devi fare, della tua vita e di quella del figlio che hai dentro", ovvero la famosissima "Inquisizione a matrioska" che della decisione argentina ha fatto gioire anche il Movimento per la Vita di casa nostra.

Quale vita possa essere quella di chiunque senza una scelta sul proprio personale diritto di voler procreare o meno non è chiaro, è chiaro invece che, in quanto donna, la questione è personale, poiché seppure io non mi sia mai trovata davanti alla scelta di non volerlo un figlio, quella scelta la vorrei avere eccome, quindi il mio orientamento è ben definito e di parte. Parlare di "diritto a nascere" di una creatura è qualcosa che sconfina nell'ambito della creazione e non del creato, su cui fanno bene a disquisire i teologi, ma quello che volevo capire io, molto più modestamente, analizzando e riportando il clima reale, era la percezione sul fatto storico, che non è solo normativo ma oggettivo, pratico, quotidiano, della gente reale.

Bene, secondo voi come l'hanno presa gli argentini questa bocciatura della possibilità di abortire "serenamente" alla luce del sole? Il risultato della mia piccola inchiesta personale è stato che l'intera o quasi "altra metà del cielo" argentino, diretta interessata della mancata approvazione normativa, testuali parole, "è incazzata nera"e si interroga sul perché una donna nella modernissima Argentina debba ancora, nell'anno Domini 2018, rischiare la vita con un arnese infernale come se fosse una strega del 1100 di un villaggio sperduto nelle campagne di Magdeburgo.

Gli ho assicurato che ce lo chiediamo anche noi, visto che qualcuno tenta ancora di mettere in dubbio la legge194 anche da noi, a ondate, come il vomito. Quasi tutti gli intervistati, tra cui un medico, donna, mi hanno parlato di consenso elettorale, di prossime elezioni, di un ipotetico referendum e di voti della Chiesa Argentina che, con Bergoglio Papa ha ripreso quota nella società secolare. Qualcun altro ha ventilato un maschilismo di tipo dominante ancora abbastanza percepito nella società che ha sì sdoganato la legalità delle unioni omossessuali ma, sull'interruzione di gravidanza si è girato dall'altra parte perchè non riguardava gli uomini ma le donne. Non fa una piega. Accostare le scelte sulla procreazione al numero di voti ottenibili grazie alla Chiesa in sede elettorale poi, dovrebbe far rabbrividire chiunque pensi di avere un'anima, più o meno da salvare, più o meno da giudicare, più o meno da perdonare, ancor di più in uno stato qualsiasi che si professi laico. E invece ancora succede, ancora e ancora, da decenni.

Misteri della supremazia assoluta dell'anatema della dannazione eterna senza via d'uscita (se non della morte, dell'infezione o della sterilità permanente quando ti dice bene) sulla realtà veramente spirituale e veramente materiale dell'essere umano. Sarebbe davvero aberrante se le persone fossero più interessate al clientelismo, e ai voti spostati da questo o quel clero, che al diritto di poter pensare liberamente e vivere di conseguenza grazie a leggi di libertà e protezione e non di costrizione. Che poi, chissà se li sposta ancora davvero tutti questi voti, il clero, che, ricordiamolo, padrone, né primo né ultimo, di un' anima, nata o non nata, non è e mai sarà.

Potrei parlare per esperienza personale della devastazione che tale "pratica medica" comporta sulle anime, appunto, raccontare di quando, da ragazza, mi capitò di partecipare in prima persona al dilemma e poi al dramma esistenziale di un'amica e accoglierne lo sconforto e il dolore per quella una scelta impossibile. Anche quello fisico, perché non fu proprio per nulla una passeggiata di salute, seppure eseguito legalmente, in una struttura pubblica e adeguata. Potrei davvero raccontarveli quei giorni di angosce, di pianti e di fitte lancinanti lasciate alla cura di due antidolorifici per bocca da prendere "comodamente" a casa, di nascosto dai genitori. Potrei raccontare di quanto quel "piccolo" omicidio sia in realtà incommensurabile nella psiche di una persona, da qualunque lato della questione questa sia vissuto, attivo o passivo.

Potrei, perchè tutto questo sarà sicuramente identico anche in Argentina, con l'aggravante che lì ora accade, e continuerà ad accadere, in un sottoscala fatiscente, in una cantina fetida, in una roulotte cimiciosa, nella tana della "mammana". I dati, i numeri, li avrete già letti altrove, e sono francamente ridicoli se uno mastica un minimo di statistica. Calcolando che in Argentina è consentito abortire solo se si è vittime di stupro o in pericolo di vita, siamo di fronte a numeri grotteschi che coprono altri numeri grotteschi, quelli ben più devastanti della clandestinità, che vanno dalle 350mila interruzioni di gravidanza in qualche modo conteggiabili, alle 500mila globali stimate.

In Italia, giusto per fare un paragone, ad oggi siamo intorno agli 82mila aborti l'anno, dagli oltre 350mila di quarant'anni fa, un numero non elevatissimo che potrebbe ulteriormente diminuire se si riportasse l'attenzione sul problema, specie facendo campagne di informazione con le donne straniere che vivono nel nostro paese e che in percentuale sono purtroppo un numero alto. Non può bastare uan sciarpetta verde al collo in segno di protesta, non basta solidarizzare con degli striscioni o delle pance disegnate coi pennarelli nelle piazze di quasi tutto il mondo: nulla basta di fronte a chi impone obblighi, morale e doveri ma non concede libertà e tutele e diritti al corpo e alla mente.

Verrebbe da dire che a molti, troppi, nel Parlamento argentino, non interessi minimamente la vita delle loro stesse donne. Verrebbe da dire che quella vita che è di tutti noi che in questo mondo ci siamo arrivati, uomini o donne, madri o padri - e mancati tali- è fatta prima di scelte e di autodeterminazione personale e solo poi di regolamentazione sociale che deve essere garantita a chiunque e a prescindere da ogni approvazione o disapprovazione intellettuale. Verrebbe da dire che una vita non è solo costi, non è solo numeri e non è nemmeno proprietà di questa o di quella religione, di questo o quel dio, visto che a malapena, possiamo definirla come nostra. Perciò diciamo, senza condizionali, che se c'è una cosa di cui non è fatta e non deve essere fatta una vita è di voti elettorali a questa o a quella parte politica portati da questo o quel clero. E invece, purtroppo, è ancora così. E non solo in Argentina.