Rohingya, l’Onu accusa di genocidio la Birmania

L’Onu accusa la Birmania di genocidio del popolo Rohingya in Myammar. E punta il dito contro il premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi. Un milione di persone, in prevalenza di fede musulmana, ha abitato nel Rakhine, la regione più povera del Myanmar. Ma lo Stato, non solo non li ha tutelati. Non ha garantito loro istruzione e cure sanitarie. E, addirittura, ha ordinato il massacro. Tra i colpevoli denunciati dalle Nazioni Unite figurano sei generali, incluso il comandante in capo dell’esercito nazionale, Min Aung Hlaing. Ad un anno esatto dall’offensiva che ha costretto alla fuga verso il vicino Bangladesh almeno settecentomila Rohingya, l’Onu pubblica a Ginevra un rapporto che chiede il processo di fronte ad un tribunale internazionale.

L’accusa è già una condanna. Soprattutto nei confronti di Aung San Suu Kyi, dal 2015 alla guida del governo civile del Paese. Nel dossier dell’Onu si attribuisce all’ex combattente per la libertà birmana un silenzio “assordante”. Secondo le Nazioni Unite, la leader ha cercato di ricucire i lacerati rapporti con i vertici militari del suo Paese, in cambio della libertà di agire politicamente. Ma portare a processo i generali del Myanmar davanti ad una corte internazionale sarà difficile. La Cina, ad esempio, che vanta molteplici interessi nella regione, potrebbe opporre il proprio veto.