Libia, è arrivato il tempo della tregua

A Tripoli scatta l’ora della tregua. Dopo nove giorni di combattimenti sono una sessantina i morti, tra cui donne e bambini, oltre ai 160 feriti. Un centinaio di migranti si sono dati alla fuga. Per queste ragioni, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi sottolinea “l’importanza del “Joint Statement”, concordato in sede P3+1 (Italia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti), del quale l’Italia si è fatta promotrice nel quadro delle iniziative del governo, a fronte della difficile situazione che si era venuta a creare in Libia”. L’obiettivo è il rispetto, “di tutte le parti in causa” del cessate il fuoco. L’auspicio è una improbabile “riconciliazione”.

Attraverso la nota congiunta, “i governi di Francia, Italia, Regno Unito e Stati Uniti salutano il risultato della mediazione raggiunto dalla missione di supporto dell’Onu mirata a una de-escalation delle violenze a Tripoli e nei dintorni, e ad assicurare la protezione dei civili”. Non è dato sapere quanto sia duratura la tregua. Un fatto è certo: è stata raggiunta al tavolo convocato dall’Onu intorno al quale si sono seduti tutti i gruppi armati coinvolti nel conflitto.

L’Italia, dal canto suo, ha accolto con soddisfazione il cessate il fuoco. Moavero Milanesi ha manifestato, ancora una volta, il sostegno al premier libico Faez Al Serraj. In un vertice voluto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al quale hanno preso parte lo stesso Moavero Milanesi, il vicepremier Matteo Salvini e la ministra della Difesa Elisabetta Trenta si è affrontato il dossier immigrazione, nel contesto della situazione libica. A Palazzo Chigi si è discusso della conferenza sulla Libia in programma a novembre. Con molta probabilità si svolgerà in Sicilia. L’Italia punta a confermare il suo ruolo di mediazione nella regione. Secondo Salvini, “gli interessi economici di altri non devono prevalere sul bene comune che è la pace”. Per l’altro vicepremier Luigi Di Maio, “la Libia è in queste condizioni perché chi è più ostile di noi in quella regione sta causando non pochi danni”. Frattanto, il caos libico ha consentito la fuga di 2mila migranti africani da un centro di detenzione vicino all’aeroporto di Tripoli.