Sulla strada giusta

Al momento, nel desolante panorama dell’attuale classe dirigente italiana, Silvio Berlusconi sembra essere l’unico regista politico capace di una visione d’insieme e una lucidità di governo. Per il resto, in giro ci sono troppe macerie e troppi distruttori. Mentre il ruolo del regista in campo, che il leader di Forza Italia ha saputo ritagliare per sé, a quanto pare, si addice perfettamente al Presidente Berlusconi e lo restituisce all’opinione pubblica con la sua identità di costruttore.

A tal proposito, ad esempio, è emerso tutto il suo profilo di regista politico quando, proprio ieri, con una frase semplice ma esaustiva, ha chiarito e puntualizzato - una volta per tutte - la sua lungimirante visione di gioco: “Continuo a leggere su molti giornali notizie sulla nascita di un ipotetico partito unico del centrodestra. Fino ad ora non ho ritenuto neppure necessario smentirle, perché la realtà dei fatti mi pareva sufficiente a renderne evidente l’assoluta mancanza di fondamento”.

Come si fa a dargli torto? Del resto, la logica delle elezioni europee spinge verso uno schema proporzionale, un approccio identitario in cui ogni partito o movimento politico corre con le proprie insegne. E le competizioni elettorali si giocano con le regole che ci sono e non badandosi su quelle che si vorrebbero, ma che restano soltanto un orizzonte lontano. Quindi, in questo momento, sarebbe controproducente per Forza Italia puntare sul partito unico con la Lega di Matteo Salvini fingendo che la legge elettorale possa in qualche modo premiare una logica maggioritaria e uninominale. Siamo, cioè, sempre nel campo del proporzionale e - perciò - una eventuale unificazione tra partiti diversi sarebbe abbastanza assurda e premierebbe Matteo Salvini a discapito di Forza Italia. Inoltre, il partito unico del centrodestra, almeno in tale frangente, andrebbe tutto a esclusivo vantaggio dei sovranisti. E non sarebbe il modo migliore per fare l’interesse di una prospettiva politica che, da sempre, dentro Forza Italia, si definisce liberale, quindi europeista. Ha fatto perciò benissimo Silvio Berlusconi a diradare immediatamente le nuvole e a porre un freno a eventuali equivoci sul partito unico.

La domanda, quindi, dentro Forza Italia, non può e non sarà quella sull’unificazione con la Lega.

Casomai, le domande da porsi sono altre: il voto degli italiani alle elezioni del 4 marzo è stato un voto di protesta? In che senso? Qual è stato il messaggio inviato dagli elettori a Forza Italia? Che cosa indica quel voto? Perché? Con quell’esito elettorale, i cittadini hanno liquidato la stagione in cui si sono affidati prima a Forza Italia e, poi, al Partito Democratico? Stagione finita? Oppure gli elettori potrebbero ricredersi, tornare indietro e votare di nuovo per il Partito Democratico o per gli azzurri? Con il voto delle ultime consultazioni politiche, i cittadini hanno voluto chiudere col passato renziano e berlusconiano o sarebbero disposti a ridare fiducia a quel passato e a quelle forze politiche uscite dalle urne fortemente ridimensionate? Ho le mie personali risposte, ma non vorrei darle ora. Preferisco che ogni lettore dia le sue.

Invece, rilancerei con le domande: quali sono stati gli errori dell’Europa in questi anni? Di quale proposta politica hanno bisogno, oggi, l’Italia e l’Europa per tornare ad essere quel sogno che, invece, i cittadini stanno vivendo, giustamente, come un incubo? Perché accade questo? Quale risposta potrebbe o dovrebbe offrire una forza liberale? Chi o che cosa può fornire una risposta all’altezza delle aspettative dei cittadini italiani ed europei? La politica liberale non ha ancora dato le risposte, ma - da qualche tempo - ha trovato in Silvio Berlusconi il regista che le mancava.