Acqua: bacini transfrontalieri e competizione tra stati

Le problematiche legate ai cambiamenti climatici rendono necessario un nuovo approccio alla tematica dell’acqua e dell’approccio condiviso alle risorse idriche, per evitare lo scoppio di conflitti in rapporto all’acqua ubicata in bacini transnazionali. Recenti studi mostrano che i paesi dell’Asia centrale sono quelli maggiormente a rischio a causa del grande numero di abitanti, della complessa situazione politica e della diminuzione delle risorse idriche. Un recente studio sviluppato delle Nazioni Unite focalizza l’attenzione sui grandi corpi idrici transnazionali, evidenziando che dove manca una regolamentazione dell’uso delle risorse idriche è facile che si generi un conflitto, anche militare.

I bacini transfrontalieri coprono più della metà della superficie terrestre della Terra, rappresentando circa il 60% del flusso globale di acqua dolce e in tali zone geografiche è ubicata oltre il 40% della popolazione mondiale. In tutto il mondo sono 153 i paesi che condividono fiumi, laghi e falde acquifere e 592 sono le falde acquifere transfrontaliere individuate dal Programma idrologico internazionale dell’Unesco. Sono sempre più numerosi gli esperti e gli analisti che sottolineano la necessità della cooperazione transfrontaliera in materia di acqua per garantire una gestione sostenibile delle risorse idriche per il maggior numero possibile di esseri umani.
Il Programma idrologico internazionale (IHP) è l’unico programma intergovernativo del sistema delle Nazioni Unite dedicato alla ricerca idrica, alla gestione delle risorse idriche, all’educazione e alla sensibilizzazioni di governi, istituzioni e cittadinanza sulla tematica del patrimonio liquido. Sin dall’inizio dei lavori, avviati nel 1975, IHP si è evoluto da un programma di ricerca idrologica coordinato a livello internazionale in un programma per facilitare l’istruzione e il rafforzamento delle capacità e migliorare la gestione e la governance delle risorse idriche.

Scopo del programma è quello di generare un approccio interdisciplinare in rapporto alla gestione dei bacini idrici e delle falde acquifere, attraverso analisi e ricerche che incorporino la dimensione sociale e antropologica delle risorse idriche, promuovendo un network di ricerca internazionale sullo stato dell’acqua nel globo e un continuo studio sull’attualità delle acque dolci. La collaborazione nell’ambito dei bacini transfrontalieri favorisce lo scambio delle buone pratiche, rendendo così più efficace la gestione del complessivo corpo idrografico del nostro globo.

In quest’ottica, a fine ottobre si terrà in Cina, il Forum “Great Rivers” (GRF) 2018. Questo forum, importantissimo, centrerà l’attenzione su alcuni macro temi quali lo “Sviluppo urbano lungo i grandi fiumi – Riconnessione della città con il proprio fiume” e la creazione dei musei dell’acqua come elemento per preservare tale patrimonio, come esempio concreto di interconnessione tra vari attori politici e regionali che vogliono affrontare la tematica dell’acqua e dello sviluppo sostenibile. Durante i lavori del Forum, la sessione dedicata allo “Sviluppo urbano lungo i grandi fiumi” sarà moderata dall’italiano Eriberto Eulisse, Coordinatore della Rete Globale dei Musei dell’acqua e del Museo dell’Acqua di Venezia, un’iniziativa sostenuta dall’Unesco e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tale sessione analizzerà i vantaggi nel proporre contemporaneamente una ricerca interdisciplinare legata alla civiltà dell’acqua, analizzando gli approcci umani lungo i grandi i fiumi e come tali elementi stanno influenzando le abitudini sociali legate all’idrografia.