Cile e Brasile disconoscono Maduro

Nicolás Maduro ha giurato ieri a Caracas. Per la seconda volta. Il nuovo mandato durerà fino al 2025. Dopo le prese di posizione critiche di una serie di Paesi latinoamericani (Argentina, Colombia, Ecuador, Perù e Paraguay) nei confronti del presidente venezuelano, anche Cile e Brasile hanno dichiarato ufficialmente di non riconoscere la legittimità di Maduro. Così il presidente cileno Sebastián Piñera ha diramato una nota in cui sostiene che il presidente venezuelano sia giunto al potere “in modo illegittimo, come risultato di un’elezione che non ha risposto ai requisiti minimi e necessari di una elezione libera, democratica, trasparente e con presenza di osservatori internazionali”. Anche il ministero degli Esteri brasiliano ha definito “illegittimo” il governo del presidente Maduro. Dopo aver precisato di voler riconoscere l’Assemblea nazionale come “unico organo costituzionalmente eletto”, la nota conclude segnalando che “il Brasile continuerà a lavorare per la restaurazione della democrazia e dello stato di diritto in Venezuela e proseguirà il coordinamento con tutti i soggetti impegnati per la libertà del popolo venezuelano”.

Frattanto, la Russia accusa agli Stati Uniti di violare la sovranità del Venezuela. In un comunicato stampa ufficiale, il ministero degli Esteri di Mosca ha denunciato “la linea sfrontata di Washington verso la formazione anticostituzionale di strutture di governo alternative in Venezuela e il rafforzamento delle sanzioni che provocano il deterioramento delle condizioni socioeconomiche del Paese sostenendo che rappresentino un’aperta violazione della sovranità del Venezuela”. Ieri, il consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, John Bolton, ha dichiarato che “gli Stati Uniti non riconosceranno l’investitura illegittima della dittatura di Maduro e continueranno ad aumentare la pressione su questo regime corrotto, a sostenere l’assemblea nazionale democratica e a chiedere la libertà e la democrazia in Venezuela”.