Benvenuti nell’europa multiculturale dei Fratelli Mussulmani

Le sorti islamiste avanzano inesorabili in Europa. Mentre la politica, le istituzioni e la gran cassa dei media si affannano a discutere di deficit e di migranti, passano quasi inosservate le vittorie messe a segno dalle compagini riconducibili, direttamente o indirettamente, alla Fratellanza Musulmana e agli stati che la sponsorizzano, il Qatar e la Turchia di Erdogan. Si tratta di vittorie politiche, che vanno dal campo giudiziario a quello sociale ed educativo, che stanno contribuendo alla creazione di fatto di un sistema parallelo per soli musulmani in territorio europeo, secondo le logiche ingannevoli del cosiddetto multiculturalismo tanto care alle varie sinistre di lotta e di governo.   

Per citare alcune tra le vittorie più recenti, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sentenziato che “non è proibito creare dei gruppi separati che seguano le norme coraniche”, in risposta a un ricorso proveniente dalla Grecia avanzato da una donna musulmana in merito a una questione di diritti di successione. Il paradosso è che la sentenza della Corte è intervenuta a correggere un ‘errore’ precedentemente compiuto dalla giustizia di Atene, pronunciatasi a favore della preminenza della sharia sull’ordinamento giuridico greco, malgrado sia la donna che il marito con cui questa era in causa avessero deciso di dirimere la vertenza sulla base della legge civile. L’incredibile motivazione dei magistrati è stata che per la minoranza musulmana in Grecia si fa riferimento alla legge islamica già dagli anni Venti del secolo scorso. La Corte europea ha dato poi ragione alla donna, alla quale è stato riconosciuto il diritto di ricevere la parte di eredità che le spettava secondo la legge greca, ma al contempo ha legittimato ufficialmente l’applicazione della sharia in Europa, per la gioia di Fratelli Musulmani e compagni.

La Corte ha posto il discrimine della compatibilità con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, di cui lo scorso anno si sono celebrati i 70 anni, ma il relativismo che si è impossessato anche del mondo del diritto rende tale discrimine molto labile, come dimostra un’altra sentenza, questa volta di marca tedesca. La Corte federale di giustizia, il più alto tribunale della Germania, si è infatti espressa a favore della costituzionalità dei matrimoni precoci. Per sancire la loro assoluta inammissibilità di fronte ai numerosi casi affiorati tra i rifugiati siriani, il parlamento aveva approvato una legge che fissa a 18 anni l'età minima per il matrimonio in Germania, annullando tutte le nozze celebrate quando uno dei coniugi aveva meno di 16 anni anche se contratte all’estero. La legge si era necessaria per annullare gli effetti una sentenza di un tribunale regionale pronunciatosi per la validità di un matrimonio tra due cugini, di 21 anni lui e di 14 lei. I due furono separati al momento del loro arrivo in Germania nel 2015 non essendo la loro unione conforme alla legislazione tedesca, ma il tribunale ha ribaltato tale approccio poiché il matrimonio era stato contratto sulla base delle regole vigenti in Siria. L’intervento del Parlamento è stato stroncato dalla Corte federale e poco importa se il matrimonio precoce configura un’evidente lesione dei diritti dei bambini e delle donne in giovane età, sanciti da varie convenzioni internazionali che discendono appunto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Per l’ordinamento tedesco non si tratta di uno sviluppo inaspettato, dal momento che nel corso dell’ultimo ventennio si sono succedute numerose sentenze che hanno legittimato di fatto pratiche discriminatorie in materia di diritti di eredità, violenza domestica e poligamia. Tutto lascia quindi pensare che la Germania sia condannata a proseguire lungo questa direzione in nome del multiculturalismo. Da questo punto di vista, a svolgere un ruolo pionieristico nella creazione di sistemi paralleli è stata la Gran Bretagna, dove i Fratelli Musulmani hanno già stabilito e ben radicato numerosi feudi, seguita da paesi del nord Europa come Danimarca e Svezia.

L’Italia, da par suo, non ha ancora concesso al fondamentalismo vittorie eclatanti e autodistruttive sotto il profilo del diritto. Tuttavia, la mancata legge sul divieto d’indossare il velo che copre il volto nei luoghi pubblici, la frenesia della sinistra nel favorire l’apertura di moschee controllate dalle reti della Fratellanza Musulmana e nel difendere l’attuazione di politiche migratorie ideologiche e irrazionali, insieme all’ultima trovata dell’insegnamento dell’arabo nelle scuole elementari per i bambini di seconda generazione, hanno posto le basi su cui impostare un sistema parallelo dominato dalla Fratellanza Musulmana anche in Italia.

Il multiculturalismo ha già dimostrato di aver fallito nel garantire una coesistenza pacifica in Europa. La sua conseguenza è stata una maggiore diffusione dell’estremismo dei Fratelli Musulmani all’interno delle comunità islamiche, il cui frutto amaro è stato finora il terrorismo di Al Qaeda e ISIS. Il frutto amaro che verrà sarà la sopraffazione delle società europee da parte dei sistemi paralleli creati dal multiculturalismo.