Siria, s’intensifica l’offensiva turca ma Trump vuole “mediare”

Dopo l’offensiva turca in Siria si registra una vera e propria escalation militare. Sono migliaia le persone in fuga nelle zone di guerra. Undici località minori sono state finora conquistate dalle forze turche e dalle milizie arabo-siriane ausiliarie nel nord-est siriano. È quanto riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria. “L’avanzata turca prosegue lenta attorno alle due località chiave di Tall Abyad e Ras al Ayn, nel settore centrale della frontiera tra Siria e Turchia”.

Gli Stati Uniti, storici alleati di Ankara, chiedono la fine dell’attacco ai curdi. Intanto, il governo turco fa sapere che è stato ucciso il primo soldato dall’inizio delle operazioni. Il ministero turco ha dichiarato che il militare sarebbe morto durante gli scontri con i “terroristi” curdo-siriani delle Ypg, le Unità di protezione del popolo. I miliziani curdi “neutralizzati” secondo lo stesso ministero turco sono 227. La Bbc riporta che sono almeno 11 i civili uccisi.

Donald Trump si è proposto come mediatore tra Ankara e i curdi. “Si sono combattuti l’un l’altro per duecento anni – ha scritto su Twitter – ora abbiamo una di tre scelte: inviare migliaia di soldati e vincere militarmente, colpire la Turchia molto duramente con le sanzioni oppure mediare un accordo tra Turchia e curdi”.

L’Unione europea valuta eventuali sanzioni. Ma Recep Tayyip Erdoğan ha minacciato l’Europa di scatenare un’invasione di rifugiati “se insisterà a ostacolare l’operazione”. Il premier Giuseppe Conte dirà “forte e chiaro al prossimo Consiglio europeo che l’Ue non può accettare questo ricatto dalla Turchia su un’accoglienza, quella dei profughi siriani, finanziata ampiamente dall’Europa. L’iniziativa militare deve cessare immediatamente e l’Ue e tutta la comunità internazionale dovrà parlare con una sola voce”.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio condanna “con forza ogni tipo di intervento militare perché rischia di pregiudicare gli sforzi della coalizione anti-Isis. La soluzione della crisi siriana non può passare attraverso l’uso delle armi, ma attraverso dialogo e diplomazia. Il popolo siriano ha già sofferto abbastanza”.

Ma l’ambasciatore turco in Italia, Murat Salim Esenli ha dichiarato che con l’operazione militare in Siria, “stiamo difendendo le frontiere turche, ma anche quelle della Nato e dell’Ue e vogliamo ricordare questi aspetti a tutti i nostri alleati”. Secondo il diplomatico, “la situazione non è bianco o nero, come è presentata dalla stampa. E purtroppo l’Unione europea sta saltando sul carrozzone dell’anti-Turchia. Questa condotta è estremamente preoccupante” perché “stanno facendo una generalizzazione pericolosa. Speriamo che l’Unione europea si svegli il più velocemente possibile”.

Per la viceministra francese per gli Affari europei Amelie de Montchalin, “la possibilità di imporre sanzioni alla Turchia è sul tavolo e l’Ue ne discuterà al Consiglio europeo della settimana prossima. Non si può rimanere impotenti di fronte a una situazione scioccante per i civili, per le forze siriane per cinque anni al fianco della coalizione anti-Isis, ma soprattutto per la stabilità della regione”.