Gran Bretagna: Offrire un terreno fertile al totalitarismo

Una volta gli inglesi erano noti per il loro stoicismo, per la loro capacità di affrontare le avversità, contro ogni probabilità. Il cosiddetto “blitz spirit” (l’atteggiamento di stoica determinazione e tenacia, N.d.T.) di ottant’anni fa, che ha visto la nazione “unire gli sforzi e andare avanti” malgrado i bombardamenti nazisti delle nostre città, ha contraddistinto una generazione che aveva conosciuto due guerre mondiali, senza chinare il capo.

Durante la pandemia di Covid-19, tuttavia, questo “blitz spirit” è stato visibilmente assente. Senza dubbio, ben poca è stata la determinazione a unire gli sforzi, al contrario, politici, attivisti e una popolazione sempre più frammentata non hanno fatto altro che litigare, screditarsi e insultarsi a vicenda.

Com’era prevedibile, molti tra i media di opposizione hanno rapidamente trasformato il Covid-19 in un conflitto politico. L’affermazione secondo la quale chiunque sia contrario all’uso delle mascherine, ai vaccini o ai test è di estrema destra, mentre coloro che osservano le norme in materia di sicurezza sono di sinistra, è tanto semplicistica quanto bislacca. Una pandemia letale avrebbe dovuto fungere da potente strumento di unità nazionale, ponendo fine ai litigi che hanno contraddistinto la politica britannica (e americana) in questi ultimi anni. Piuttosto, la politica identitaria ha creato fermento, rendendo più turbolento che mai un periodo già burrascoso.

Il malcontento ha spinto qualcuno a un livello di cattiveria tale da esprimere pubblicamente la speranza, ad esempio, che il premier britannico Boris Johnson non guarisse dal coronavirus. Nessuna unione nazionale in questo caso. Nessuno “blitz spirit”. Nessuna compassione. Solo rancori, rivalità e divisioni sempre più profonde.

Il “terreno” fertile, seppur impalpabile, del cyberspazio è diventato la fucina perfetta dei radicali di ogni risma, per diffondere le loro dottrine di divisione tra i giovani millenials politicamente maturi durante il lockdown. Mettere tutti contro tutti – Sinistra contro Destra, giovani contro anziani, neri contro bianchi, donne contro uomini, trans (apparentemente) contro tutti – sembra essere il loro obiettivo. Tutto ciò sembra creare un profondo risentimento tra le comunità.

Quasi ogni giorno i media riportano notizie di genitori “attaccati” dai loro figli neopoliticizzati per aver espresso sui social media opinioni “sbagliate” e “politicamente scorrette” o di persone che hanno perso il lavoro per qualcosa che potrebbero o meno aver detto anni fa. Chiunque osi mettere l’accento sull’aggettivo “Grande” di “Gran Bretagna” viene definito “razzista”. Per chi è così ingenuo da credere alla biologia di base – ossia che l’anatomia delle donne e degli uomini è differente – deve aspettarsi di essere spedito in un gulag. E chi osa dire l’impensabile, vale a dire che “tutte le vite contano”, deve prepararsi a lasciare la città.

Numerosi sobillatori – noncuranti della civiltà e della tolleranza – continuano a perpetuare l’idea, sviluppata da precoci bambini di due anni, che se gridano abbastanza a lungo i loro desideri finiranno per essere esauditi. Questa convinzione di essere sempre nel giusto è arrivata a contraddistinguere un gruppo di popolazione in cui la fascia più giovane, che conduce una vita relativamente confortevole, non ha idea di cosa siano gli orrori di una guerra, o addirittura di quelle che siano le vere difficoltà. Questa mancanza di rispetto, o di comprensione, della storia, insieme a una visibile necessità di inventare, importare o ridestare i risentimenti del passato, porta poi questi manifestanti a gridare vendetta per un rancore nei confronti di persone che non hanno fatto nulla per suscitarlo. Solo gli altri sono invitati a dare prova di tolleranza. Per molti “progressisti” non esiste una strada a doppio senso. Gli agitatori ora sembrano concentrare le loro energie e focalizzarsi sulla causa degli animali domestici, che secondo loro tutti dovrebbero abbracciare. Tra le altre cause perorate spiccano quella degli uomini che hanno cambiato sesso che dovrebbero competere negli sport femminili; c’è poi la causa a favore dell’obiettivo di tagliare i fondi alla polizia così che le comunità più svantaggiate saranno ancora più incapaci di proteggersi; e ancora, la causa dell’estensione della censura al mondo accademico e al settore tecnologico, o la necessità di erogare miliardi di fondi dei contribuenti ad altri Paesi, in cambio delle promesse di smettere di utilizzare combustibili fossili in una data remota e senza alcun controllo. Ah, e comunque, non c’è nulla da discutere. Occorre fare solo quello che viene detto. 

I perturbatori Remainer che hanno trascinato la loro opposizione al Brexit il più a lungo possibile, e che hanno visto congedarsi due premier in questo processo, hanno assaporato il loro potere. È stato solo dopo la schiacciante vittoria dei Tories nel dicembre 2019 che hanno finito per abbandonare il loro sogno di ribaltare il Brexit, ma non prima di aver additato come xenofobi bigotti tutti i sostenitori dell’uscita dall’Unione Europea.

Quell’insulto è un particolare schiaffo alla popolazione di questa nazione paziente. Per decenni i britannici hanno fatto del loro meglio per muoversi al passo con i tempi inquietanti e “progressisti” in cui viviamo. L’accettazione di una serie di cambiamenti sociali spesso controversi, come le dilaganti rivendicazioni avanzate da varie lobby gender brandite come “diritti umani”, sembra sfuggire a questi progressisti, così determinati a promuovere la loro agenda identitaria. Se questo è il modo in cui viene mostrato apprezzamento per l’accettazione discreta e rispettosa da parte della popolazione britannica dei cambiamenti spesso controversi che rappresentano un “punto di svolta” nella società, allora non c’è da meravigliarsi che gran parte di questi cittadini abbia stabilito di averne avuto abbastanza di questa nuova ortodossia.

Sebbene l’epidemia di coronavirus, con le sue limitazioni di movimento, abbia per un breve periodo tacitato l’attivismo woke, ben presto gli attivisti estremisti sono tornati ad agitarsi. Fino alla morte di George Floyd, un afroamericano a quanto pare ucciso da un poliziotto bianco, questi individui erano impegnati ad attaccare le personalità di destra per non aver preso abbastanza sul serio il Covid-19. All’improvviso, niente di tutto ciò aveva più importanza. Una frenesia di proteste orchestrate da Black Lives Matter (Blm) è esplosa in tutta la Gran Bretagna, nonostante la vicenda di Minneapolis non avesse assolutamente alcuna analogia con quanto accadeva nelle strade della Gran Bretagna e nonostante il movimento Blm fosse relativamente anonimo nel Regno Unito.

Sono stati numerosi i giornalisti che hanno fatto in modo che il messaggio fosse forte e chiaro: protestare contro una forma apparente di razzismo – anche se questo atto di razzismo è stato perpetrato in un altro continente – era più importante di qualsiasi pandemia.

Pertanto, dopo mesi in cui c’era stato detto che saremmo stati perseguiti se avessimo violato le regole anti-Covid, abbiamo dovuto vedere in televisione migliaia di manifestanti che, non solo infrangevano le regole di sicurezza, ma abbattevano monumenti storici, e tutto questo a causa di una rimostranza largamente importata.

Anche se le proteste sono diventate violente, non ci sono stati arresti. Il governo aveva però precisato che qualsiasi violazione delle regole imposte dal lockdown non sarebbe stata consentita dalla legge – senza riserve o eccezioni. Probabilmente, nessuno ne era molto contento, tuttavia le regole sono state osservate – per il bene comune.

Poi, all’improvviso, è scoppiato il caos nei paesi e nelle città di tutto il Regno Unito. Nei notiziari e sui giornali, tra la violenza dei disordini civili, non solo venivano violate le regole imposte dal lockdown, ma sotto la bandiera del Black Lives Matter, veniva tollerata una serie di diffusi comportamenti antisociali. Quando la statua di Winston Churchill, situata nella Piazza del Parlamento londinese è stata vandalizzata, la polizia, chiaramente tenuta in ostaggio dalla correttezza politica, è rimasta a guardare mentre il suo ruolo veniva pubblicamente compromesso da un aperto disprezzo della legge.

Il rifiuto del patrimonio storico britannico da parte dei manifestanti, un tentativo di “cancellare” la storia, sembra una minaccia per la nazione. Non abbiamo nulla di cui essere orgogliosi. I nostri successi presumibilmente sono stati poco più che il bottino di un sistema patriarcale malvagio e bigotto. I manifestanti che giurano fedeltà agli artefici marxisti di quella narrazione, non solo offendono la memora di coloro che hanno combattuto e sono morti per le libertà che ora diamo per scontate, ma offrono altresì un terreno fertile al totalitarismo.

Mentre i diritti delle minoranze di genere ed etniche sembrano essere scolpiti nella pietra in modo indelebile, da un momento all’altro lo Stato può privarci della libertà di visitare i nostri familiari, di frequentare pub o di recarci in biblioteca. Migliaia di manifestanti che marciano per le strade delle città nello stesso giorno? Nessun problema. Mentre la folla di gente che si riversa sulle spiagge in una giornata estiva rischia l’arresto. La libertà di un uomo, a quanto pare, è diventata motivo di risentimento per un altro uomo.

E allora cosa ci resterà dopo il Covid-19, mentre cercheremo di tornare alla nostra vita in un mondo che non è ancora post-woke? Regnerà un clima crescente di sfiducia e cautela. La gente ha sempre più paura di dire quel che pensa. Anche le forze dell’ordine sono colpite dalla paralisi del politicamente corretto (si veda qui, quiqui e qui).

Mentre il Regno Unito era impegnato a promuovere il multiculturalismo e a rigettare scelte come il Cristianesimo, la famiglia nucleare e un patrimonio culturale assemblato con cura da persone che sono state spesso liquidate come bianche e morte, noi non ci siamo accorti delle divisioni sociali che sono sorte. Secondo i media, ad esempio, circa 19 mila dei nostri bambini sono stati molestati e stuprati dalle bande. La pandemia di coronavirus, anziché unirci, è servita a mettere in luce le divisioni che stanno trasformando il Regno Unito in qualcosa di regressivo, non evoluto e irriconoscibile. Purtroppo, il Regno Unito è tutt’altro che unito in questo momento. 

(*) Tratto dal Gatestone Institute

Traduzione a cura di Angelita La Spada