Coree, in attesa del “coup de théâtre” del leader nordcoreano

La tensione tra le due Coree è salita molte volte dal 1953, data della firma dell’armistizio tra i due Paesi, e ancora oggi la penisola continua a essere un’area d’instabilità persistente per il susseguirsi di periodi d’innalzamento della tensione alternati a periodi di apparente calma.

Attualmente, le relazioni inter-coreane sono in fase di stallo. Sono rimaste bloccate senza nessun tipo di accordo dal vertice di Kim Jong-un con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, del 2019. I legami si sono ulteriormente raffreddati lo scorso anno, quando la Corea del Nord ha fatto saltare in aria l’ufficio di collegamento congiunto inter-coreano a causa dei volantini anti-Pyongyang e dopo l’uccisione di un funzionario sudcoreano nelle vicinanze del confine marittimo occidentale, nel mese di settembre dello scorso anno. La Corea del Nord non ha più testato una bomba nucleare o lanciato un missile a lungo raggio dallo scorso 2017, ma gli esperti sostengono che il Paese ha continuato a costruire e perfezionare il suo arsenale, anche dopo i tre incontri di Kim Jong-un con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Come riportato in un articolo sul Nodo di Gordio”, l’ammissione di fallimenti economici da parte del leader nordcoreano arriva mentre il Paese affronta una sfida su tre fronti: le schiaccianti e paralizzanti sanzioni imposte da Usa e Onu, a causa del programma sulle armi nucleari; la lenta ripresa dai danni causati dai disastri naturali dello scorso anno e la battaglia contro la pandemia di Coronavirus, che ha costretto il Paese a chiudere i confini. Gli economisti sostengono che l’economia della Corea del Nord sia in condizioni peggiori oggi rispetto a quando Kim Jong-un assunse il potere dopo la morte del padre, nel 2011. Al congresso del partito, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha definito gli Stati Uniti il principale nemico del suo Paese, e ha minacciato di continuare a migliorare le capacità nucleari. Ha anche dichiarato che la politica “ostile” di Washington nei confronti di Pyongyang non cambierà a prescindere da chi si trovi alla Casa Bianca, aggiungendo che “la chiave per stabilire nuove relazioni” tra i due Paesi sta nel ritiro dell’ostile politica americana nei confronti della Corea del Nord. Pyongyang avrebbe utilizzato la parata militare del 14 gennaio sera, in occasione dell’ultimo congresso del partito, come un avvertimento calibrato all’amministrazione entrante di Joe Biden allo scopo di mantenere l’attenzione sul programma nucleare ed ottenere concessioni da parte degli Stati Uniti. Secondo Park Won-gon, professore di politica internazionale alla Handong Global University, Pyongyang ha “squisitamente” approfittato della parata militare per inviare un messaggio contro gli Stati Uniti. “Il regime di Kim Jong-un aveva già mostrato le sue capacità nella parata di ottobre e questo evento era principalmente mirato a potenziare il suo potere a livello nazionale, ma non ha sprecato l’opportunità di mettere in guardia gli Stati Uniti, mostrando un nuovo Slbm”.

Le relazioni diplomatiche con gli Usa: da Trump a Biden

La dimostrazione di forza arriva qualche giorno prima dell’insediamento dell’amministrazione Biden alla Casa Bianca, tra speculazioni che sostengono che Biden potrebbe non dedicare molto tempo alla questione nucleare nordcoreana, bloccata dal febbraio 2019 (vertice di Hanoi tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Kim dove però non si raggiunse un accordo). Il presidente Donald Trump ha dato a Kim l’attenzione che desiderava, oscillando tra minacce di scatenare “fuoco e furia”, imponendo sanzioni di “massima pressione” e dichiarando, ad un certo punto, che un “legame molto speciale” si era sviluppato durante i summit improduttivi. Nelle elezioni americane dello scorso novembre, Trump, che ha evitato lo scontro diretto con la Corea del Nord, è stato ampiamente visto come il candidato preferito del leader nordcoreano. Eppure, per tutto il tempo, Kim ha continuato a rafforzare l’arsenale nucleare della sua nazione e migliorare la sua tecnologia missilistica. Biden ha criticato “gli incontri di vertice” di Trump e ha promesso “una campagna sostenuta e coordinata con gli alleati ed altri, inclusa la Cina, per promuovere l’obiettivo comune e cioè una Corea del Nord denuclearizzata”.

Il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha evidenziato che l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Corea del Nord a Singapore nel 2018 potrebbe essere un punto di partenza per la diplomazia dell’amministrazione di Joe Biden. La Dichiarazione di Singapore del 2018, il risultato del vertice tra il presidente Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, ha stabilito i principi per istaurare nuove relazioni Usa-Corea del Nord e costruire un solido regime di pace nella penisola coreana. Moon ha sottolineato che l’accordo dovrebbe essere portato avanti, nonostante il cambiamento nell’amministrazione americana, come primo passo per rompere una situazione di stallo prolungata anche dal fallimento dei negoziati del vertice di Hanoi. Da parte americana, s’intravedono le prime mosse dell’amministrazione Biden. Si tratta della scelta di Kurt Campbell, che assumerà una posizione di primo piano e cioè la carica di coordinatore per l’Indo-Pacifico nel Consiglio di sicurezza nazionale (Nsc) come vice di Jake Sullivan, scelto da Biden come il suo consigliere per la sicurezza nazionale.

Secondo Campbell la nuova amministrazione dovrà affrontare quasi immediatamente l’approccio con la Corea del Nord. Biden “dovrà prendere una decisione tempestiva su cosa fare”, ma ha anche elogiato i “colpi straordinariamente audaci” delle sollecitazioni diplomatiche di Trump.

Il rapporto con il Giappone

Nel contrasto alle minacce nordcoreane giocano un ruolo fondamentale le relazioni Seoul-Tokyo. Ci sono crescenti preoccupazioni sul possibile deterioramento delle relazioni tra Seoul e Tokyo. Il rapporto tra i due vicini asiatici è stato critico per decenni a causa del passato coloniale del Giappone, ma il conflitto ha raggiunto un nuovo livello di rancore quando la Corte Suprema della Corea del Sud, nel 2018, aveva stabilito che le aziende giapponesi dovevano compensare i sudcoreani, costretti a lavorare per loro durante la Seconda guerra mondiale. I rapporti tra Tokyo e Seoul sono importantissimi in chiave nordcoreana. Ne è l’esempio, l’accordo Gsomia. Ci sono voluti anni agli Stati Uniti per convincere la Corea del Sud e il Giappone a firmare il Gsomia, progettato per facilitare la condivisione diretta di informazioni tra gli alleati asiatici degli Stati Uniti. L’accordo, che integrava un accordo a tre del 2014 che consentiva a Seoul e Tokyo di trasmettere informazioni sulle armi nucleari e sui missili della Corea del Nord tramite Washington, è stato visto come un importante simbolo di cooperazione nell’affrontare la crescente minaccia nordcoreana e nel bilanciare la crescente influenza della Cina. L’accordo “Gsomia” ha reso più facile l’accesso della Corea del Sud alle informazioni raccolte dai satelliti dell’intelligence giapponese, dai radar, dagli aerei di pattuglia e da altri sistemi ad alta tecnologia, fondamentali per analizzare i test missilistici e i dati relativi ai sottomarini nordcoreani.

In attesa di Kim

Kim Jong-un, che ora è stato nominato Segretario generale (il grado più alto del Partito dei lavoratori al governo), sta lottando per essere ascoltato fuori dal suo Paese in un momento in cui la politica interna statunitense è in tumulto. Gli annunci e l’atteggiamento di Kim hanno senza dubbio lo scopo di indicare alla nuova amministrazione statunitense che la mancata azione rapida porterà la Corea del Nord a migliorare qualitativamente le sue capacità, pericolose per gli interessi di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Nel caso l’amministrazione Biden non fosse pronta a cogliere i segnali di Kim Jong-un prontamente, sarà il leader nordcoreano a ricordarlo, magari con un “coup de théâtre” o con qualche test missilistico/nucleare, come fece all’inizio del mandato di Donald Trump (lancio di missili nel Mar di Giappone).

(*) Tratto da Il Nodo di Gordio