La nuova politica estera Usa e il rapporto con l’Ucraina

Il neopresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, ha telefonato al suo omologo russo richiamando l’attenzione sulla violazione dei diritti umani in Russia e sul rispetto dei confini nazionali dello stato dell’Ucraina. Attraverso un comunicato sottoscritto dai ministri degli Esteri di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, la comunità internazionale ha condannato quanto accade in Russia con l’arresto dell’attivista anticorruzione ma anche contro gli irregolari arresti dei manifestanti democratici fermati durante le recenti proteste. Joe Biden sa di dover affrontare il focus democrazia in Russia, con al centro quanto accade in Ucraina, con la Crimea e la crisi del Donbass attualmente irrisolta e rimasta ai margini degli sforzi negoziali a causa delle problematiche legate alla pandemia sanitaria. Dall’annessione illegale della penisola di Crimea nel 2014, la Federazione russa non ha mai cessato di consolidare la sua posizione nel Mar Nero. Dopo la costruzione del ponte ferroviario nello stretto di Kerch per il trasporto di treni merci e passeggeri, nel corso degli ultimi mesi è stato inaugurato il nuovo cantiere navale per la costruzione di navi d’assalto. Sostanzialmente, la Russia continua ad esercitare tentativi di minare la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina, nell’intento costante di assimilare forzosamente la Crimea e Sebastopoli nel territorio russo, ignorando e calpestando i pilastri del diritto internazionale.

Un altro aspetto che desta preoccupazione sono le restrizioni alla libertà di movimento negli spostamenti da e verso la Crimea dei cittadini ucraini, ai quali viene richiesto un passaporto russo. La politica russa rappresenta un ulteriore ostacolo alla ricostruzione della leadership mondiale degli Stati Uniti in quanto con Vladimir Putin ci sono problemi politici ed economici da dover risolvere. Ribadiamo che risultano prive di senso le continue e propagandate pretese russe di un’eterna appartenenza della Crimea alla Russia, promossa “culturalmente” come base ideologica dell’atto annessionista del 2014. Una tematica che il nuovo presidente statunitense sa di dover affrontare con concretezza, forza e chiedendo il rispetto dei diritti umani e dei processi che fondano la democrazia. Anche in passato Joe Biden si era occupato delle relazioni tra gli Stati Uniti d’America e l’Ucraina e aveva visitato il Paese in numerose occasioni. Il presidente statunitense è molto attivo nella promozione delle riforme anticorruzione e si è battuto con forza a sostegno dello stato di diritto. Durante la scorsa campagna elettorale, il neopresidente ha promesso di aumentare l’assistenza all’Ucraina, compreso il supporto militare. Un ulteriore consolidamento delle relazioni con Kiev, non solo nella promozione della democrazia e nel processo di attuazione delle riforme, ma anche nel campo della sicurezza. Un nuovo sostegno all’Ucraina che può far bene anche all’Europa e alla sovranità dei confini e della democrazia della patria europea, contro l’autoritarismo russo e del presidente Vladimir Putin, in netto contrasto con la recente politica estera di Donald Trump.