Trump non andrà a processo: fine della caccia alle streghe?

Il procedimento di impeachment contro l’ex-presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è concluso, com’era prevedibile, con un nulla di fatto: il Senato, a maggioranza repubblicano, ha deciso per l’assoluzione del “tycoon”. Da questa storia, Trump ne esce comunque indebolito: il suo rifiuto di riconoscere la vittoria di Joe Biden e il fatto che egli abbia incitato i suoi sostenitori a “riprendersi la vittoria” (con le conseguenze che conosciamo), temo giochi a suo sfavore, laddove pensasse di ricandidarsi in futuro alla presidenza. Questo, tuttavia, non vuol dire che i democratici ne escano rafforzati: la loro isteria e il clima di “terrore giacobino” da essi instaurato subito dopo la vittoria del loro candidato alle elezioni presidenziali, mette in evidenza quanto costoro siano “democratici” solo a parole. Infatti, il sale della democrazia e della vita democratica è la libertà di pensiero e d’opinione, è la possibilità di confrontarsi, di dibattere, di scambiarsi idee in maniera pacifica e civile. Ed è abbastanza chiaro che chi si sente in diritto e in dovere di censurare o di punire chi la pensa in maniera anche molto diversa da lui, non ha minimamente a cuore la democrazia, non avendo alcun affetto per ciò che la fa essere quello che è, per il suo principio ontologico.

In questa vicenda, l’atteggiamento più sensato è stato proprio quello della parte “moderata” del Partito Repubblicano che, per voce del capo dei senatori, Mitch McConnell, pur esprimendo riprovazione e sdegno per l’assalto al Congresso, pur prendendo le distanze dall’atteggiamento (piuttosto infantile e poco consono ad un capo di Stato, diciamocelo pure) e dalle “sparate” di Trump, ha comunque ritenuto eccessivo, privo delle necessarie basi legali e fondamentalmente pericolosa la messa in stato d’accusa dell’ex inquilino della Casa Bianca.

Questi tre aggettivi – “eccessivo”, “illegale” e “pericoloso” – sono quelli su cui bisognerebbe soffermarsi un momento. La proposta di impeachment nei confronti di Trump è eccessiva, in quanto tale dispositivo venne pensato per dichiarare decaduto un presidente che avesse abusato dei suoi poteri, che avesse cospirato ai danni degli Stati Uniti o cercato di sovvertirne l’ordinamento democratico. Nulla di tutto questo è avvenuto con Trump, che ha semplicemente lanciato – come da sua abitudine, peraltro – dei proclami infuocati sui social, che una banda di mattoidi e di facinorosi ha avuto la “brillante” idea di prendere fin troppo sul serio. In ogni caso, Trump – come ciascuno di noi – può essere ritenuto responsabile solo di quello che dice, non di quello che gli altri capiscono o dell’interpretazione che viene data delle sue parole. La proposta di impeachment nei confronti di Trump è da ritenersi illegale, in quanto priva dei necessari presupposti costituzionali: i democratici dovrebbero ricordare che l’impeachment non è un modo per sbarazzarsi dei presidenti sgraditi o non sufficientemente accondiscendenti con le loro visioni, ma una vera e propria “extrema ratio” per sventare il pericolo di una tirannia o di un presidente che governi contro gli interessi del popolo che rappresenta. La proposta di impeachment nei confronti di Trump è decisamente pericolosa, perché fondata solo sull’indignazione per le idee e le opinioni dell’ex-presidente. Pensare di processare il “tycoon” per quel che ha detto o scritto, significa pensare di poter mandare “alla sbarra” tutti gli americani per il loro pensiero, per le loro parole e per le loro convinzioni. Significa stabilire che si è liberi di avere qualunque opinione si voglia e di esprimerla nei dovuti modi solo se si ottiene l’approvazione dei censori.

Che i democratici – e in generale i socialisti, di sinistra come di destra – non amino la libertà d’espressione è cosa nota. Com’è noto che tentino costantemente di restringerne i limiti rendendoli sempre più angusti e regolamentati, fino a soffocare completamente il principio. Ma per quanto le idee che si intenda censurare possano essere pericolose, ridicole o irricevibili hanno diritto di cittadinanza in uno Stato autenticamente democratico: perché in una democrazia funziona che le idee assurde o false si confutano con argomenti logici e veritieri. La censura lasciamola a chi ha paura, lasciamola ai regimi autoritari come quello russo, quello cinese e quello saudita. Se amiamo la democrazia e la libertà partiamo dalla fiducia nel fatto che ogni individuo è sufficientemente ragionevole e sensato da poter distinguere da sé il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, e trarne le dovute conseguenze.

Se non la pensiamo così, se pensiamo che le persone siano bambini da educare e non adulti da lasciar riflettere e scegliere tra varie opzioni, significa che di democratico e di liberale, nel nostro modo di pensare e di essere, non c’è assolutamente nulla. Dunque, che il nome di “democratico”, come nel caso della sinistra statunitense, è inappropriato alla nostra persona e alle idee di cui ci facciamo portatori. Per il resto, credo che nei prossimi anni i “libertarian” e i conservatori americani avranno un bel da fare, perché la “caccia alle streghe”, di cui Trump ha accolto con soddisfazione la fine dopo la sua assoluzione, non è per niente finita: coi democratici al potere c’è da temere sia appena cominciata.