Kamala Harris perde pezzi: la portavoce saluta la Casa Bianca

La sostanza dietro alle parole di facciata. Symone Sanders, portavoce personale di Kamala Harris, vicepresidente degli Usa, a fine anno lascerà il proprio incarico. La diretta interessata ha detto: “Sono così grata alla vicepresidente per la sua fiducia nei miei confronti e mi mancherà lavorare con lei e con tutti voi”.

Questo addio va però contestualizzato, poiché è giunto dopo quello di Ashley Etienne, responsabile della comunicazione, al termine di settimane di polemiche e indiscrezioni sulla frustrazione nello staff della vicepresidente per il ruolo piuttosto in ombra finora svolto da Harris. Quest’ultima, secondo i boatos, non sarebbe stata in grado di influire sull’agenda politica. Allo stesso tempo, mancherebbero all’appello risultati ritenuti soddisfacenti, per esempio, in merito all’emergenza al confine sud con il Messico. Una situazione di tensione mai resa nota in via ufficiale, eppure queste due dimissioni non sono passate inosservate, andando così a sposare la teoria delle tensioni interne.

Giuseppe Sarcina, corrispondente del Corriere della Sera, nel numero in edicola domani di “7” e anticipato oggi dal quotidiano, ha scritto: “Lackluster, mediocre, per niente brillante. Da mesi è il giudizio più ricorrente su Kamala Harris nel Congresso e nei circoli politici di Washington. La vicepresidente degli Stati Uniti, la prima donna a ricoprire la seconda carica del Paese, la speranza per le minoranze, la scommessa più innovativa per la Casa Bianca, è palesemente in difficoltà”. E ancora: “Anche i sondaggi sono pessimi. Stando alla rilevazione più recente, condotta da Redfield & Wilton Strategies, soltanto il 34 per cento degli americani approva il suo operato”.