I mercenari di Putin minacciano la pace europea

Le operazioni militari poco note e le azioni paramilitari intraprese dalla Russia, in molti scenari geopolitici delicati del mondo, sono al centro di condanne e sanzioni da parte delle istituzioni europee. Il Consiglio degli Affari Esteri dell’Unione europea ha dato il via libera al pacchetto di sanzioni contro l’organizzazione paramilitare russa della Wagner. Tali sanzioni colpiscono anche otto individui, tre entità legate all’agenzia, comprendono il congelamento dei beni situati in Europa e il divieto di viaggiare in casa europea. La Wagner è accusata dall’Europa di innescare violenze, violare i diritti umani, depredare risorse naturali ed essere fautrice di “intimidazioni nei confronti dei civili” in Siria, Libia, Ucraina e nella Repubblica Centrafricana. L’approvazione del pacchetto di sanzioni è giunta dopo l’autorizzazione all’unanimità e secondo le autorità europee vuole segnalare “la forte determinazione dell’Europa nel proteggere i propri interessi e affrontare chi minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”. Notizie che appaiono particolarmente importanti per l’attuale situazione ucraina che sta infuocando le relazioni tra l’Occidente e le istituzioni guidate da Putin.

Numerose organizzazioni non governative denunciano la presenza di organizzazioni paramilitari e mercenari russi lungo il confine ucraino e numerose sono le prove presentate anche alle istituzioni europee. “L’inviolabilità delle frontiere è tra i fondamenti della pace in Europa”, ha recentemente ribadito il Cancelliere tedesco Olaf Scholz, intervenendo sulla situazione di crisi al confine tra Ucraina e Russia durante il suo primo Consiglio europeo a Bruxelles. “Lavoriamo tutti insieme facendo il possibile per garantire che questa invulnerabilità resti”, ha aggiunto il Cancelliere. Il ministero della Difesa ucraino ha confermato l’azione di mercenari russi contro l’esercito regolare dell’Ucraina nelle località di Novoluhanske e di Pisky. Mosca rigetta le accuse e respinge qualsiasi responsabilità, ma la pressione militare aumenta e Putin dopo aver messo nel mirino il Donbass, punta anche alla destabilizzazione dalla Crimea e al controllo del confine con la Bielorussia.

Tra i principali finanziatori dell’organizzazione paramilitare russa “Wagner” ritroviamo un oligarca molto vicino a Putin, Yevgeny Prigozhin, nel mirino di Bruxelles e con una taglia della Federal Bureau of Investigation - Fbi, che l’accusa di “coinvolgimento in una cospirazione per defraudare gli Stati Uniti, al fine di interferire con il suo sistema politico”. Quello dei paramilitari sostenuti da Mosca è un “esercito” estremamente organizzato, fortemente combattivo, con una spiccata preferenza per i combattenti slavi. Non a caso, quel che poco che si conosce dell’organigramma dell’organizzazione lo si deve proprio ad episodi collegati a miliziani serbi. Una presenza inquietante per la stessa casa europea. L’attualità politica vede emergere con sempre più forza la necessità di un accordo ragionevole per la cessazione delle ostilità sul confine ucraino. Le istituzioni di Putin vorrebbero una garanzia sottoscritta, da parte dell’Europa e degli Usa, del fatto che non si intraprenda “nessun allargamento occidentale” verso l’Europa orientale e vicino ai confini della Russia. Inoltre, vorrebbero che la Nato rinnegasse la promessa fatta nel 2008 alla Georgia e all’Ucraina su un loro possibile ingresso nell’Alleanza e che assicurasse il non dispiegamento di armamenti nei Paesi delle Repubbliche baltiche.

Richieste che non corrispondono alla realtà dell’atteggiamento russo poiché, mentre si chiede una smilitarizzazione delle frontiere e una neutralità geopolitica dell’Europa orientale, l’esercito russo continua ad esercitare pressione nei Paesi considerati “ribelli”, anche finanziando mercenari e organizzazioni paramilitari. La struttura attorno al misterioso meccanismo della “Wagner” è quella di un’organizzazione paramilitare che vanta finanziatori russi importanti, depositi considerevoli di finanziamenti risultato del depredamento e del commercio del petrolio e delle materie prime estratte in Siria, con una serie di comandanti come Aleksandr Sergevich Kuznetsov, responsabile di operazioni brutali in Libia e coinvolto in “seri abusi dei diritti umani”, incluse torture ed esecuzioni extragiudiziali in Libia, Siria, Donbass, Repubblica Centrafricana, Sudan e Mozambico.