9 maggio: l’impossibile vittoria di Putin

Crimea, porto di Sebastopoli, 9 maggio 2014. Vladimir Putin appare trionfante a bordo della sua imbarcazione da ispezione. Da quella lancia osserva, con fare scrupoloso, la parata della flotta navale russa. Poi, in un tripudio di ovazioni e applausi, approda sulla penisola, ormai terra russa. È la sua prima visita in questa regione dopo la facile annessione di due mesi prima. I filmati, che riportano l’evento, aprono una ferita geopolitica nel flaccido corpo della Comunità internazionale e in tutti gli organi in essa organizzati.

Perché il 9 maggio è una data non comune? Per i russi questo giorno riveste un valore simbolico assoluto, essendo la commemorazione della vittoria della Grande guerra patriottica (1941-1945), la Giornata della Vittoria (День Победы). Anche quest’anno – dopo due mesi e mezzo dall’inizio del conflitto in Ucraina, definito come “operazione speciale” – la popolazione russa si prepara per i festeggiamenti, ma in un contesto di quasi impantanamento bellico e con nel cuore la morte di oltre ventimila ragazzi russi. Eppure, anche l’Occidente è in fibrillazione, in attesa dell’annunciata mossa di Putin del 9 maggio, pare tesa a non far dimenticare questa data.

Era il 1965. Leonid Breznev, in occasione del ventesimo anniversario della resa dei nazisti, istituisce il “Giorno della Vittoria”: il 9 maggio. Ma dopo la fine della Guerra fredda questo giorno ha una contrazione del suo significato. Infatti Boris Eltsin, negli anni Novanta, riduce la platealità delle celebrazioni, rendendo tale data non significativa. È evidente che la fase post-sovietica, dando luogo alla disintegrazione dell’Urss e creando un trauma delle riforme economiche con il passaggio da una pianificata e piatta economia statale a un sistema capitalistico di economia di mercato, mette ogni velleità nostalgica in una irrilevante posizione. Tuttavia, il 9 maggio 1995, Boris Eltsin riesuma eccezionalmente questa data per il cinquantesimo anniversario della capitolazione della Germania nazista. In quella occasione invita a Mosca il “compagno” di bevute, Bill Clinton, proprio durante la Prima guerra cecena. Per rendere omaggio ai veterani dell’Armata Rossa, anche il premier britannico John Major si reca a Mosca. Segni di grande disgelo e una speranza di normalizzazione dei rapporti. Ma l’avvento nel 2000 di Putin rinvigorisce il significato del 9 maggio, trasformando la festa in una “sacracommemorazione patriottica.

Non è complesso capire il valore patriottico che Putin vuole dare a questa data, con lo scopo di preservare la memoria, contrariamente a quanto fatto a fine 2021 con l’associazione russa per i diritti umani Memorial, fondata dal Premio Nobel per la Pace, Andrej Sacharov e finanziata dalla George Soros Foundation. Infatti, per il presidente russo il 9 maggio rappresenta una rinascita dell’identità patriottica russa. Dal 2015 si celebra la parata militare del “Reggimento Immortale”. Ma questo evento è poi stato, volutamente o meno, strumentalizzato. Nato come apolitico, viene cooptato dai movimenti nazionalisti e reso dal potere un appuntamento quasi obbligatorio, una parata che celebra il patriottismo e l’eroismo russo. L’aspetto emotivo viene toccato durante la sfilata, con la presentazione delle foto sbiadite degli eroi vittime nel corso della Grande guerra patriottica. Qui i familiari godono dell’orgoglio dei discendenti. Ma quale potrà essere la dichiarazione annunciata da Putin per questo 9 maggio?

Intanto il potente ministro russo, Sergej Lavrov, dichiara che il Cremlino nega ogni modifica degli obiettivi militari in funzione della data fatidica, affermando: “I nostri militari non adatteranno artificialmente le loro azioni a nessuna data, incluso il Giorno della Vittoria”. Ma si sa che le strategie di guerra sono oggi maggiormente mediatiche. E la menzogna depista. I giudizi degli antagonisti sulla affermazione di Lavrov sono abbastanza convergenti. Ned Price, portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, sostiene che le informazioni secondo cui Putin userebbe le celebrazioni del “Giorno della Vittoria”, per ufficializzare una dichiarazione di guerra a Kiev, non sono credibili. Ma la “Commemorazione” offrirebbe a Mosca la possibilità di aumentare la manovalanza sul campo di battaglia. Sulla stessa linea il segretario di Stato alla Difesa della Gran Bretagna, Ben Wallace, che alla radio Lbc evidenzia che il capo del Cremlino potrebbe avvalersi del grande valore simbolico di questa data, per lanciare un nuovo appello alla mobilitazione: “Penso che cercherà di uscire dalla logica della Operazione speciale”. Ma Wallace va oltre, sottolineando che Putin potrebbe presentare la metamorfosi dell’Operazione speciale in guerra contro i nazisti, che necessita quindi di più “carne da cannone”. Chiaramente sono affermazioni propagandistiche identiche a quelle russe.

Altresì il termine comune, o meglio il concetto comune che Mosca utilizza per il ricordo del 9 maggio, è la denazificazione, che rappresenta il valore simbolico che dal 1945, passando per il 2014, è arrivato al 2022. L’obiettivo della “denazificazione” diventa il macabro ritornello degli strateghi russi, un argomento efficace teso a creare quel parallelismo con la Seconda guerra mondiale, che vede anche riaffiorare la figura del nazionalista ucraino Stepan Bandera. Così nelle ultime dichiarazioni Sergej Lavrov non ha dubbi nel paragonare il presidente Volodymyr Zelensky ad Adolf Hitler.

La strumentalizzazione della Storia prosegue su ogni fronte, con la medesima tattica propagandistica. Il 9 maggio 2022 è una giornata lunga, ma probabilmente deluderà tutti i protagonisti in poltrona, sia occidentali che russi, lasciando le vittime da ambo le parti nella sofferenza, magari “partorendo” solo un coinvolgimento di più carne da cannone”.