Yoon Suk-yeol è il presidente della Corea del Sud

È ufficiale. Yoon Suk-yeol ha prestato giuramento come nuovo presidente della Corea del Sud. In una solenne cerimonia allestita nella piazza dell’Assemblea nazionale si è presentato al popolo coreano, davanti a 40mila persone. Il 61enne ex procuratore generale entra in carica in un momento di forti tensioni con il Nord.

“Giuro solennemente davanti al popolo che svolgerò fedelmente i doveri di presidente”, ha scandito Yoon davanti al pubblico. Il politico di stampo conservatore ha promesso una postura senza sconti verso Pyongyang, una maggiore vicinanza a Usa e Giappone. Il neopresidente della Corea del Sud, a proposito di politica estera, ha promesso un piano audace di aiuti per migliorare in modo significativo l’economia e la vita delle persone della Corea del Nord. Tutto questo sarà attuato a una condizione, ovvero se il Paese eremita “sospenderà lo sviluppo nucleare e passerà a una sostanziale denuclearizzazione”.

Nel discorso di insediamento alla presidenza, Yoon ha affermato di voler lasciare la porta aperta al dialogo con il Nord, definendo i suoi programmi atomici una “minaccia per la nostra sicurezza e per quella del nord-est asiatico”. A proposito di politica interna, Suk-yeol ha dichiarato che vuole basare il suo mandato sull’istituzione di una politica liberale e di un’economia di mercato.

Il presidente eredita un Paese che ancora non si è ripreso del tutto dai danni dovuti alla pandemia di Covid-19. Inoltre, come per il resto del mondo, la guerra in Ucraina ha scatenato una crisi economica che si è tradotta in inflazione e aumento di disoccupazione. “Voglio lavorare insieme alle altre nazioni per risolvere le sfide comuni” dichiara alla folla Yoon Suk-yeol. Poi continua dicendo che “come cittadini globali dobbiamo prendere posizione contro qualsiasi tentativo che mini la nostra libertà. La democrazia liberale è in grado di creare la pace duratura e la pace è ciò che salvaguarda la nostra libertà”. Infine, l’insediamento del nuovo presidente è destinato nel futuro prossimo a rendere ancora più frammentata la situazione geopolitica del Pacifico, come non è mai stata prima.