Libano: Geagea mescola le carte

Una polarizzazione che non si vedeva dal 2009. Il parlamento che si formerà in Libano dopo le elezioni politiche di domenica potrebbe essere molto diverso dagli scorsi. Il partito islamista Hezbollah e i suoi alleati sono stati insidiati fortemente dall’opposizione di Samir Geagea. La coalizione maronita dovrebbe aumentare, secondo le stime, i propri seggi in parlamento, rischiando di diventare il primo partito cristiano nel Paese dei cedri. Ne soffrirebbe soprattutto il Movimento Patriottico Libero del presidente Michel Aoun, che potrebbe perdere una poltrona. Per la prima volta dal 1992, inoltre, il duo Hezbollah-Amal non ottiene la totalità dei seggi nel sud del paese.

Uno scontro religioso, economico e politico quello che si è combattuto alle urne nella giornata di ieri. Amal e Hezbollah, due organizzazioni paramilitari sciite contro le Forze Libanesi di Geagea, l’ex comandante falangista durante la guerra civile. Due eserciti che si fecero stendardi di uno dei conflitti più longevi del mondo si trovano adesso faccia a faccia per la guida del paese. 700 candidati per i 128 seggi da assegnare. 103 liste iscritte, l’85 per cento dei candidati sono uomini, e in oltre un terzo delle liste non erano presenti donne. L’incertezza e l’instabilità scaturite da questo testa a testa rischiano di essere la goccia che fa traboccare il vaso, essendo il Libano già vessato dalla crisi economica più grave della sua storia.

Il voto per il rinnovo del parlamento ha chiamato alle urne il popolo medio orientale per la prima volta dopo l’autunno del 2019. Da quel giorno il Libano è passato attraverso la pandemia di Covid-19, l’aggravarsi dell’immobilismo politico della classe dirigente, e la devastante esplosione al porto di Beirut di due anni fa. Con il conflitto tra Russia e Ucraina la crisi si è aggravata. La Lira libanese ha perso il 90 per cento del suo valore e, secondo le Nazioni Unite, almeno il 74 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Il presidente Michel Aoun ha ricordato quanto “i cittadini non possono essere imparziali nell’importante questione della scelta del sistema politico, è un dovere”. L’affluenza alle urne lascia un po’ a desiderare. Secondo il ministero dell’Interno il 41 per cento degli aventi diritto è andato a votare. Dato verosimilmente al ribasso, perché non sono stati calcolati i libanesi all’estero, che sono tanti.