Mosca espelle diplomatici italiani, stallo ad Azovstal

Situazione tesa, con l’espulsione da parte di Mosca di diplomatici francesi, spagnoli e italiani. Così il premier Mario Draghi: “È chiaramente un atto ostile anche in risposta alle nostre espulsioni, ma è a un atto ostile anche verso l’Unione europea, perché sono stati espulsi anche i diplomatici francesi e spagnoli”. Intanto, Svezia e Finlandia hanno presentato le domande di adesione alla Nato. Domande che verranno inoltrare al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, dagli ambasciatori dei due Paesi. D’altro canto, Recep Tayyip Erdogan, presidente turco, ha avvertito di stoppare l’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato e ha notato: “Non possiamo dire sì”. La Turchia ha accusato i due Stati nordici di ospitare membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che Ankara ritiene un’organizzazione terroristica. Intanto Draghi, sull’argomento, ha precisato: “Finlandia e Svezia già cooperano con la Nato e condividono i valori fondanti. Siamo d’accordo per rendere le procedure per le adesioni più celeri: dobbiamo sostenere i Paesi nel periodo di transizione. Nelle scorse settimane abbiamo mostrato una grande unità rispetto all’Ucraina anche nel cercare una soluzione negoziale e continueremo a farlo”.

Acciaieria Azovstal: la situazione

Hanna Maliar, viceministro della Difesa in Ucraina, ha spiegato: “Ci sono ancora molte persone rimaste ad Azovstal e continuiamo a negoziare per farle uscire da lì”. Allo stesso tempo, il ministero della Difesa russo ha sottolineato che 959 soldati ucraini presenti nell’acciaieria Azovstal si sono arresi da lunedì. Così una nota del Ministero: “Nelle ultime 24 ore, 694 combattenti, di cui 29 feriti, si sono arresi. Dal 16 maggio, 959 combattenti, di cui 80 feriti, si sono arresi”. Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, ha aggiunto che l’uscita dei militari dall’acciaieria può essere considerata “solo se depongono le armi e si arrendono”.

La guerra

Venendo al conflitto russo-ucraino, circa trenta bombardamenti russi nelle ultime ventiquattro ore hanno interessato la regione di Donetsk. Lo ha riferito la Polizia ucraina su Facebook, segnalando come i russi abbiano “sparato su 12 insediamenti. Tra i feriti ci sono tre bambini. Cinquantadue strutture civili sono state distrutte: abitazioni, tre scuole, fabbriche, una fattoria e infrastrutture critiche. Hanno sparato sui civili da aerei, carri armati, artiglieria pesante e sistemi missilistici”. Attacchi missilistici dei russi hanno colpito pure Dnipro, città dell’Ucraina orientale. Lo ha puntualizzato l’Amministrazione regionale, secondo quanto riporta Ukrinform. Valentyn Reznichenko, capo dell’Amministrazione militare regionale di Dnipropetrovsk, ha detto su Telegram: “Una notte allarmante e una mattinata inquieta. Un attacco nemico su Dnipro. Un missile è stato abbattuto dalle nostre unità di difesa. I frammenti sono caduti su un cortile privato. Una donna è rimasta ferita”. Il tutto mentre il Cremlino ha detto che all’Ucraina “manca la volontà” di continuare i colloqui di pace.

La strategia di Mosca

Rashid Nurgaliyev, vicecapo del Consiglio per la sicurezza nazionale di Mosca, ha rimarcato che la Russia proseguirà, nonostante le attuali difficoltà, l’operazione speciale: “I suoi obiettivi, compresa la demilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina e la difesa delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, saranno completamente raggiunti”. Non solo: come riportato dal quotidiano russo Kommersant, citando il vicepresidente della Duma di Stato russa, Pyotr Tolstoy, la Camera bassa del Parlamento prenderà in esame l’eventuale ritiro del Paese dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) così come dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).