Mariupol, Kiev: “Stop ai combattimenti”

Stop ai combattimenti: questo il messaggio ai difensori di Azovstal. L’annuncio è di Denys Prokopenko, comandante del battaglione Azov: “Il comando militare superiore ha dato l’ordine di salvare la vita dei soldati della nostra guarnigione e di smettere di difendere la città di Mariupol”. Nel frattempo, i russi a Severodonetsk, nella regione di Lugansk, “hanno aperto il fuoco su una scuola dove si nascondevano centinaia di persone e almeno tre residenti sono stati uccisi”. Questo quanto indicato dal capo dell’Amministrazione militare regionale, Sergi Gaidai, su Telegram. Gaidai, inoltre, segnala: “Hanno sparato con l’artiglieria alla scuola di Severodonetsk, dove le persone si nascondevano. Più di 200 persone, molti bambini. Tre adulti sono morti sul colpo”.

La situazione all’acciaieria Azovstal

Allo stesso tempo Mykhaylo Podolyak, caponegoziatore ucraino e assistente del presidente Volodymyr Zelensky, sostiene che al momento sono in corso colloqui “molto difficili e molto fragili per l’evacuazione” dei militari che ancora sono nel complesso Azovstal, a Mariupol. Sergei Shoigu – ministro della Difesa russo – ha fatto sapere che dall’acciaieria Azovstal sono stati tratti in salvo 177 civili e circa 2mila nazionalisti si sono arresi. Intanto, Vladimir Putin, citato dal Tass, intervenendo al Consiglio di sicurezza nazionale, sottolinea: “La cyber-aggressione contro la Russia è sostanzialmente fallita, proprio come gli attacchi delle sanzioni in generale”. Poi nota: “Eravamo preparati. I cyberattacchi contro la Russia provengono da diversi Paesi, sono strettamente coordinati e di fatto sono azioni delle agenzie degli Stati”. Ancora Putin: “In Russia sarà vietato utilizzare sistemi stranieri per la protezione delle informazioni a partire dal 2025. È necessario implementare le vostre tecnologie il più velocemente possibile. Il coordinamento del lavoro di tutte le entità incaricate di assicurare la sicurezza delle informazioni nelle infrastrutture critiche deve essere delineato a livello strategico”.

“Inferno” nel Donbass

Volodymyr Zelensky, presidente ucraino, definisce il Donbass un “inferno”. E poi: “Gli occupanti stanno cercando di aumentare la pressione. È l’inferno e non è un’esagerazione”. Quindi con “attacchi costanti sulla regione di Odessa, sulle città dell’Ucraina centrale. Il Donbass è completamente distrutto. Tutto questo non ha e non può avere nessuna spiegazione militare per la Russia. Questo è un tentativo deliberato e criminale di uccidere quanti più ucraini possibile”.

Stesso destino “di Mariupol”

Rubizhne, città, nella regione di Lugansk, “è stata completamente distrutta, non ci sono edifici superstiti, molte case non possono essere restaurate. Nei cortili ci sono cimiteri”. Così il capo dell’Amministrazione militare regionale di Lugansk, Sergi Gaidai: “Prima della guerra più di 60mila persone vivevano qui e lavoravano. La ricostruiremo quasi da zero”.