The Midterm race: se rivive il trumpismo

Troppi diritti, senza corrispondenti doveri, uccidono il Diritto stesso! Lo ha ben appreso il popolo americano che vive negli Stati più tolleranti e libertari, vittime del nuovo, feroce razzismo anti-occidentale della estrema sinistra progressista. Pertanto, per sopravvivere i Democratici americani debbono rapidamente abbandonare gli eccessi di progressivismo che li potrebbero condurre alla disfatta totale in occasione delle imminenti elezioni di Midterm.

Per Joe Biden uno dei segnali più inquietanti in tal senso è venuto a febbraio dalla super progressista città di San Francisco, patria della diversità di genere e dei costumi, laboratorio culturale dei movimenti gay e lgbt e della tolleranza nell’uso di sostanze psicotrope per la liberazione della creatività e della sessualità individuali. Sorprendendo tutti, i “Sanfranciscani” hanno votato per le dimissioni di ben tre membri eletti nel board del Consiglio scolastico cittadino (composto dai responsabili dei vari dipartimenti scolastici), che ha il compito istituzionale di determinare le politiche dell’istruzione, fornendo direttive vincolanti ai distretti e agli istituti pubblici scolastici della città. La revoca relativa, da parte dell’elettorato cittadino, si è avvalsa della procedura di “recall”, così come regolata dallo Stato della California e ammessa in altri 18 Stati federati americani, in base alla quale è possibile la rimozione e la sostituzione, prima della scadenza dei rispettivi mandati, di responsabili amministrativi eletti nelle istituzioni locali, come quelli della formazione scolastica e degli uffici della procura, diretti da un District attorney. Il motivo della cacciata dei tre consiglieri scolastici? Essersi atteggiati da ultraprogressisti talebani per l’introduzione dell’ideologia “woke” nei programmi delle scuole primarie e secondarie, arrivando addirittura ad abolire il merito per privilegiare attraverso il sorteggio studenti delle minoranze che non avrebbero mai superato l’esame d’ingresso. Ma hanno fatto male i calcoli, penalizzando la forte minoranza asiatica che vanta i primi posti nella selezione per merito dei propri figli. Così, le Mamme Tigri cinesi di San Francisco hanno attivato con pieno successo il meccanismo del recall per mandare a casa gli ultra-progressisti.

Stessa sorte decretata con la procedura del recall è poi toccata al procuratore distrettuale di San Francisco, reo di essere troppo indulgente nei confronti della criminalità di strada, dello spaccio e dell’abuso di sostanze stupefacenti e del dilagare del fenomeno dei senzatetto (“homeless”), che provoca un degrado intollerabile anche nei quartieri di lusso della città. Più in generale, esiste nella società americana un serio problema di razzismo intellettuale anti-white propagandato dal “wokeism” (adottato paradossalmente dalle classi intellettuali bianche, ricche e benestanti!), che rappresenta una sorta di ideologia iper-puritana antioccidentale, derivante dalle teorie estremiste del “politically correct” elaborate dagli anni Sessanta nei campus universitari americani. Il termine deriva dal verbo “woke”, stare all’erta, ai fini della difesa a oltranza dei diritti delle minoranze etniche e contro gli abusi dei “bianchi”, ritenuti demagogicamente responsabili di tutte le sofferenze presenti e passate, patite dalle comunità black e indigene, fin dall’inizio della scoperta dell’America. Poiché il wokeism è stato adottato a pieno titolo dalla potentissima lobby mediatica e dai super-ricchi che sono a capo delle holding digitali planetarie di Gafa (Google, Amazon, Facebook/Meta, Apple), la sua estremizzazione ha dato luogo alla così detta e infausta “cancel culture”, per cui qualsiasi simbolo, statua, opera letteraria, personalità storica americana che ne viola i sacri dogmi deve essere, per principio, letteralmente cancellato dalle piazze, dalle biblioteche, dall’insegnamento superiore. E per di più i suoi autori, se contemporanei, sono condannati, messi all’indice e allontanati dai loro posti di lavoro, a seguito dell’invisibile, spietato verdetto del tribunale dei social network (che non riposa mai!), senza che le loro vittime abbiano commesso alcun reato, né dal punto di vista del codice civile, né di quello penale.

Un autore appassionato e ottimo conoscitore della realtà americana, come il collega Federico Rampini, traccia nel suo recente saggio, “Suicidio occidentale” un quadro assolutamente allarmante e drammatico degli effetti distruttivi che la woke/cancel/politically-correct culture (“Wcpcc”) sta provocando nella società statunitense. All’interno di quest’ultima, si assiste a tutti gli effetti a una vera e propria guerra civile, con un “rift” (linea di demarcazione) sempre più netto e irremovibile tra conservatori e progressisti. Paradossalmente, gli eccessi del Wcpcc spingono le stesse minoranze afro/latino/asiatico-americane, pur iper-tutelate, a spostarsi viepiù verso il campo conservatore. Con ogni probabilità, sarà proprio questa follia iper-progressista dei Democratici americani a fare di Joe Biden un’anatra zoppa (“lame duck”), mettendo in minoranza i Democratici al Congresso, a seguito dei risultati delle imminenti elezioni di Midterm, fissate per novembre prossimo.

Anche The Economist evidenzia (in perfetta sintonia con Rampini) nel suo “Peak Progressive” (“Mettere un limite al Progressismo”), come il consenso per il Partito Democratico sia in caduta libera nell’opinione pubblica americana, a causa di follie come il “defounding the police” (“togliere fondi statali alla polizia”); il dilagare dell’impunibilità dei piccoli delinquenti (fermati in flagranza di reato ma immediatamente rimessi in libertà dai procuratori progressisti locali, che si rifiutano di incriminarli, malgrado le loro fedine penali chilometriche); la mancata punizione dei responsabili dei saccheggi di negozi e supermercati, conseguenti ai ripetuti disordini e sommosse avvenute di recente in numerose città statunitensi, a seguito dell’uccisione di afroamericani da parte della polizia.

Tra l’altro, in moltissimi casi, a essere penalizzati da tali atti estremi di vandalismo sono stati piccoli proprietari e gestori appartenenti a minoranze africane, asiatiche e latine che il Wcpcc intendeva paradossalmente tutelare dai soprusi dei “bianchi”! Pertanto, in materia di contrasto all’immigrazione illegale, al crimine e alla caduta drastica di qualità della formazione scolastica, gli elettori delle città più progressiste ricusano oggi le politiche e gli slogan del passato, molto in voga nell’estate 2020 all’epoca dell’omicidio di George Floyd, del picco di contagi e di mortalità dovuti alla pandemia da Covid-19, che aveva fatto sognare a molti il ritorno all’America dei tempi di Roosevelt.

Un po’ ovunque, nei maggiori centri urbani, l’elettorato democratico – comprese le classi operaie e i cittadini delle minoranze etniche (beneficiarie dei trattamenti privilegiati a loro riconosciuti dall’estremismo woke) – chiede con insistenza l’abbandono degli eccessi di progressivismo. E se tale cambiamento delle politiche democratiche non avverrà in tempi rapidi, saranno i Repubblicani di Donald Trump a trarne il massimo vantaggio. A loro basterà, infatti, sostenere che in economia i Democratici sono soltanto dei socialisti incompetenti, che sanno solo chiedere frontiere aperte, demonizzare la polizia, indottrinare ideologicamente i bambini (si veda l’assurda campagna di educazione scolastica per la legittimazione del “genere fluido”!), provocando così la rovina dell’America. A quanto pare, fatti oggettivi e messaggi semplici e convincenti, sui quali concordano (come genitori e cittadini) parecchi sostenitori del campo democratico, ponendo così le premesse per la vittoria dei repubblicani alle elezioni di Midterm di novembre e per il ritorno di Trump nel 2024! Vale in merito la profezia del progressista Ro Khanna – parlamentare della California e stretto collaboratore di Bernie Sanders – secondo cui i democratici “vincono la battaglia delle idee che, però, non sanno mettere in pratica!”. Ecco: simmetricamente, il centrodestra italiano, dato vincente nel 2023, dovrebbe fare tesoro della massima di Khanna per centrare l’obiettivo prezioso della “governabilità”!