L’Ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia: “L’Armenia non vuole la pace”

Secondo quanto riportato da alcune agenzie stampa attive nella regione caucasica, nella notte del 12 settembre, alcune unità delle forze armate dell’Armenia hanno compiuto delle provocazioni armate, su larga scala, in direzione dei distretti azerbaigiani di Dashkasan, Kalbajar e Lachin, sul confine di Stato tra Azerbaigian e Armenia. Tutta la comunità internazionale sta esprimendo preoccupazione per quanto avvenuto nelle ultime ore tra Armenia e Azerbaigian e sulla questione si è espresso Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza: “Gli scontri armati sono una pericolosa escalation che deve cessare. Sollecitiamo l’immediata cessazione delle ostilità e il ritorno al tavolo dei negoziati. L’Unione europea è in contatto con entrambe le parti per contribuire alla riduzione delle tensioni”.

Parla di “cessate il fuoco totale e duraturo” anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, mentre anche da parte della Nato si chiede un’immediata cessazione delle ostilità. D’altronde, nel corso dell’ultimo mese, le provocazioni delle forze armate dell’Armenia in direzione dei distretti azerbaigiani di Lachin, Gadabay, Dashkasan e Kalbajar sul confine di Stato e i casi di attacco alle postazioni dell’esercito azerbaigiano sono stati intensi e sistematici. L’Azerbaigian chiede all’Armenia di cessare le ostilità e rispettare il diritto internazionale e la sovranità nazionale dei territori dell’Azerbaigian. Nel tentativo di comprendere cosa sta accadendo nella regione caucasica, raccogliamo l’opinione di Mammad Ahmadzada, ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia.

Ambasciatore, cosa sta accadendo tra Armenia e Azerbaigian?

Nella notte tra il 12 e il 13 settembre 2022, le forze armate dell’Armenia hanno compiuto provocazioni militari su larga scala in direzione dei distretti di Kalbajar, Lachin e Dashkasan dell’Azerbaigian, al confine tra Armenia e Azerbaigian. I gruppi di sabotaggio delle forze armate dell’Armenia, approfittando del difficile terreno montuoso della zona e delle avverse condizioni metereologiche, hanno tentato di piazzare mine nelle aree comprese tra le postazioni delle unità dell’esercito dell’Azerbaigian e sulle strade di rifornimento nelle suddette direzioni. Le posizioni, i rifugi e le roccaforti dell’esercito dell’Azerbaigian sono stati oggetto di bombardamenti intensivi da parte delle formazioni armate armene con vari tipi di armi, inclusi mortai e artiglieria, che hanno causato vittime tra il personale delle forze armate dell’Azerbaigian e hanno inflitto danni alle infrastrutture militari. Le forze armate dell’Azerbaigian hanno adottato misure urgenti e adeguate a reprimere immediatamente tali provocazioni, per garantire la sicurezza dei militari, nonché del personale civile impegnato nei lavori di riabilitazione e ricostruzione nelle aree vicine. Hanno perso la vita, divenendo martiri, 50 militari delle forze armate dell’Azerbaigian, mentre neutralizzavano gli attacchi dell’Armenia.

Cosa può dire rispetto alle informazioni diffuse da parte dell’Armenia, secondo cui l’esercito dell’Azerbaigian avrebbe preso di mira la popolazione civile, le strutture e le infrastrutture, e avrebbe invaso il territorio dell’Armenia?

Queste sono le solite disinformazioni della parte armena. Nessun obiettivo civile è stato attaccato dall’Azerbaigian. Come confermato dalla parte armena, non ci sono vittime o feriti tra la popolazione civile. L’esercito azerbaigiano ha preso di mira con elevata precisione solo oggetti militari legittimi nelle immediate vicinanze della linea di confine, con l’obiettivo di sopprimere la capacità dell’Armenia di attaccare l’Azerbaigian, oltre a garantire la sicurezza dei confini dell’Azerbaigian e reprimere le provocazioni dell’Armenia. Prendere di mira strutture civili e persone innocenti è una metodologia militare standard utilizzata dalle forze armate dell’Armenia, dato che durante il periodo di 30 anni di occupazione e nel corso della guerra patriottica di 44 giorni, è stata la parte armena a bombardare deliberatamente e intenzionalmente le città e la popolazione civile dell’Azerbaigian, usando missili balistici e bombe a grappolo.

Per quanto riguarda l’affermazione sulla presunta invasione da parte dell’Azerbaigian, tutto il mondo ormai è a conoscenza dell’aggressione e dell’occupazione da parte dell’Armenia contro l’Azerbaigian, perdurante da 30 anni, e che contrariamente alla Dichiarazione trilaterale del 10 novembre 2020, l’Armenia non ha ritirato le sue forze armate dai territori dell’Azerbaigian e cerca di ritardare questo processo con varie scuse. In un’intervista alla TV pubblica armena del 19 luglio, il segretario del Consiglio di sicurezza dell’Armenia, ha pubblicamente confessato che le forze armate dell’Armenia continuano ad essere dispiegate nel territorio dell’Azerbaigian. Sempre contrariamente alla stessa Dichiarazione trilaterale, l’Armenia ha piazzato su vasta scala mine antiuomo nei territori dell’Azerbaigian. A seguito dell’attività di sminamento condotta dal 15 agosto, nel solo territorio del distretto di Lachin sono state scoperte più di 1.300 mine antiuomo. È stato stabilito che queste mine sono state prodotte in Armenia nel 2021 e sono state piantate nel territorio dell’Azerbaigian dopo la firma di detta Dichiarazione trilaterale. Inoltre, la parte armena non ha completamente consegnato le mappe delle mine all’Azerbaigian. Dopo la firma della dichiarazione congiunta, 240 civili e militari azerbaigiani sono stati vittime dell’esplosione di mine, 134 delle quali sono avvenute in aree minate, non dichiarate nelle mappe condivise dall’Armenia.

Quale pensa sia l’obiettivo della parte armena per quanto sta accadendo?

La parte armena cerca di discostarsi in modo dimostrativo dagli accordi raggiunti sulla normalizzazione delle relazioni tra i due Stati e rifiuta di attuare gli accordi precedentemente raggiunti. Questa tendenza è diventata ancora più acuta nelle ultime settimane. Nella riunione di Bruxelles del 31 agosto, è stato raggiunto un accordo sull’avvio dei negoziati per la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi, basata sul riconoscimento reciproco e sul rispetto reciproco dell’integrità territoriale, della sovranità e dei confini di Stato. Subito dopo tale riunione, l’Azerbaigian ha proposto di tenere un incontro tra i ministri degli esteri dei due Paesi, ma questa proposta è stata lasciata senza risposta dall’Armenia.

Al contrario, tre giorni dopo, il segretario del Consiglio di Sicurezza dell’Armenia ha effettuato una visita illegale nei territori dell’Azerbaigian e ha fatto ricorso in modo dimostrativo alla provocazione politica, inoltre il Primo ministro e il Ministero degli Esteri dell’Armenia hanno rilasciato dichiarazioni provocatorie in occasione dell’anniversario dell’annuncio dell’entità illegale sul territorio dell’Azerbaigian. In tal modo, l’Armenia ha dimostrato che le sue rivendicazioni territoriali contro l’Azerbaigian perdurano ancora.

Cosa bisognerebbe fare per assicurare la pace nella regione e qual è la posizione dell’Azerbaigian al riguardo?

In primo luogo vorrei dire che dalle ore 9 del 13 settembre 2022, tenendo conto delle richieste dei partner esteri, è stato raggiunto un accordo sul cessate il fuoco. La parte azerbaigiana si aspetta che l’Armenia adempia agli obblighi raggiunti e non aggravi la situazione, commettendo nuove provocazioni. L’Azerbaigian non è interessato all’escalation militare nella regione. Abbiamo sofferto molto per l’aggressione militare e per le guerre dell’Armenia negli ultimi trent’anni. Durante la Prima guerra sono stati uccisi più di ventimila azerbaigiani, più di un milione di azerbaigiani sono divenuti sfollati interni e rifugiati. Nella seconda guerra sono stati martirizzati circa tremila azerbaigiani e, come già menzionato, solo nelle ultime ore, hanno perso la vita 50 militari azerbaigiani. Inoltre, le città e i villaggi dell’Azerbaigian sono stati distrutti e rasi al suolo. Il mio Paese attualmente attua progetti di investimento su larga scala in aree vicine all’ultima zona di escalation militare, conduce ad ampio raggio lavori di ricostruzione e riabilitazione postbellici. Gli scontri militari sono un pericolo immediato per questi progetti.

Vorrei rendere noto che il primo gruppo di sfollati interni azerbaigiani della prima guerra del Karabakh è stato rimandato nel villaggio di Aghali, nel distretto di Zangilan, vicino all’ultima zona di tensione militare, che rappresenta il primo smart village interamente ricostruito dopo la liberazione. Sta per essere ultimata la costruzione dell’aeroporto internazionale di Zangilan nell’area prossima al confine di Stato con l’Armenia. Si prevede l’inaugurazione dello stesso nei prossimi giorni. Inoltre, pochi giorni fa, la parte azerbaigiana ha compiuto un altro gesto di buona volontà e ha rilasciato altri cinque cittadini armeni detenuti in Azerbaigian. Abbiamo dichiarato varie volte che uno dei nostri obiettivi è l’integrazione dei residenti locali di origine armena dei territori azerbaigiani colpiti dal conflitto e vengono adottate misure coerenti dalle autorità azerbaigiane competenti a tal fine, e recentemente è stata raggiunta una seria dinamica positiva in questa direzione.

Un esempio di ciò è la costruzione di una nuova strada che aggira la città di Lachin. Ma in tutti questi processi l’Armenia agisce in modo distruttivo e tenta di ostacolare lo sviluppo dei contatti e del dialogo tra l’Azerbaigian e i residenti locali di origine armena. Parallelamente a ciò, si osservano chiaramente le intenzioni di una forte militarizzazione dell’Armenia. Il comportamento dell’Armenia mostra che questo Paese non vuole la pace e ricorrendo a provocazioni militari su larga scala sul confine di Stato mira a coinvolgere terzi, ampliare la geografia della tensione, ottenere un pretesto per sfuggire ai colloqui di pace, così come rallentare l’attuazione di progetti di infrastrutture civili di ampio respiro realizzate dall’Azerbaigian nelle aree di confine liberate dall’occupazione.