Iran: proteste in aumento

Almeno 36 persone sarebbero state uccise in Iran nel corso delle proteste e degli scontri successivi alla morte di Masha Amini, 22enne curda, la giovane che si trovava sotto la custodia della polizia morale che l’aveva arrestata poiché non indossava il velo in maniera “corretta”. Il Centro per i diritti umani in Iran (Chri), che si trova a New York, ha fatto sapere che le proprie fonti sono dell’avviso che la cifra sia molto più alta rispetto alle 17 vittime dichiarate dalle autorità. Su Twitter, il Chri ha detto: “Fonti indipendenti, infatti, parlano di 36 persone uccise. Aspettatevi che il numero aumenti. I leader mondiali devono fare pressione sui funzionari iraniani affinché permettano le proteste senza l’uso di forze letali”.

Dopo la morte di Masha Amini le proteste si sono allargate a macchia d’olio nei principali centri urbani dell’Iran. Oltre alla capitale, Teheran, anche Isfahan, Mashhad, Rasht e Saqez. Sempre il Chri in una nota: “Il Governo ha risposto con munizioni vere, pistole a pallini e gas lacrimogeni, secondo i video condivisi sui social media che hanno anche mostrato i manifestanti che sanguinavano”.

Non solo: nei giorni scorsi, come riportato da Il Giornale, è andata in scena una gaffe, se così vogliamo chiamarla. Sul profilo Twitter del programma Erasmus+ dell’Ue, infatti, sarebbe apparso un post quanto meno fuori luogo. In sostanza, l’immagine per pubblicizzare la proclamazione dei vincitori del Premio “per l’insegnamento innovativo destinato ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie dell’Ue” è “quella di una bambina con l’hijab. Lo stesso velo che venerdì scorso a Teheran è costato la vita a Masha Amini”.

Il tweet è stato rimosso, un po’ come quando qualcuno nasconde la polvere sotto il tappeto. Una raffazzonata, che però non cambia la sostanza. Visto che l’Ue non è nuova a queste uscite a vuoto, soprattutto quando mette sul menù dei diritti il tema dell’inclusività. Accostare la bambina, il velo e l’insegnamento è una aberrazione. Soprattutto da parte chi, un giorno sì e l’altro pure, indica la luna. E poi guarda il dito, come uno stolto qualsiasi.