Ucraina: guerra ed equilibri precari

“Certe scelte, purtroppo, hanno conseguenze di lungo corso e, anche in un domani lontano, non saranno scevre di ritorsioni economiche e ribilanciamenti nelle relazioni internazionali”.

Daniele Lazzeri, chairman del think-tank “Il nodo di Gordio”, in un colloquio apparso su Mowmag, interviene sul tema del conflitto in Ucraina ma non solo. Prima di tutto, sul fatto che il Parlamento europeo abbia riconosciuto la Russia come stato sponsor del terrorismo, nota: “Questa scelta che potremmo definire scellerata, complica ulteriormente i già delicati equilibri che rischiano di sfociare in una guerra aperta tra Oriente e Occidente. Dopo le sanzioni “boomerang” comminate alla Russia, con i devastanti ed esplosivi effetti sui costi energetici che stanno mettendo in ginocchio soprattutto l’Europa, con questa decisione del Parlamento europeo si mette in discussione anche quel flebile spazio per addivenire ad una trattativa diplomatica che metta fine al conflitto”.

Inoltre, un passaggio riguarda le affermazioni del capo di Stato maggiore statunitense, Mark Milley e sull’approccio, di qui in avanti, degli Usa rispetto al conflitto in Ucraina, alla luce anche dei risultati delle elezioni di Midterm, che hanno visto i Repubblicani riconquistare la maggioranza alla Camera: “Le riflessioni del capo di Stato Maggiore, Milley, sono ispirate a un sano realismo militare. È da qualche mese che l’Amministrazione guidata da Joe Biden, pur insistendo con toni minacciosi e di severa condanna nei confronti del Cremlino, sta percorrendo sotto traccia una via diplomatica per addivenire a una soluzione onorevole per entrambi i contendenti. Il vero cruccio di Washington, e non da ieri, è la progressiva affermazione internazionale della Cina – dice – sia da un punto di vista economico e commerciale, sia per l’indiscutibile successo della politica di soft power esercitata da Pechino in vaste aree del pianeta. I timori per l’acuirsi delle tensioni con Taiwan, il progressivo – e quasi imposto – avvicinamento con la Russia finita sotto l’ombrello protettivo del presidente Xi Jinping e la prosecuzione della “conquista” commerciale cinese esercitata in numerosi Paesi africani, impongono un progressivo cambiamento della strategia aggressiva di Washington nei confronti di Mosca”.

Inoltre, Lazzeri sintetizza: “Non posso che convenire che l’unica via d’uscita a questo conflitto che si sta trascinando ben oltre i tempi previsti dall’esercito russo, sia un negoziato che – ripartendo dagli accordi di Minsk del 2015 – conceda alla Russia un’ampia indipendenza legislativa nelle regioni separatiste del Donbass e risolva definitivamente la posizione della Crimea. Certo, non si tratta di un accordo di facile realizzazione ma, giunti a questo punto, sarà difficile che Putin possa accettare un arretramento rispetto a queste posizioni. Alla stessa stregua, nemmeno il presidente Zelensky, pur finanziato ed armato dalle potenze occidentali, può pensare di proseguire in una guerra al massacro che finirà per devastare ciò che resta dell’Ucraina. In qualche misura, Washington ha già fatto intendere che sta giungendo l’ora di una mediazione non più procrastinabile e che il devastante scontro sul terreno non può proseguire all’infinito”.

E ancora: “In una recente intervista a “Der Spiegel”, Angela Merkel, storica ed apprezzata cancelliera tedesca, ha voluto rimarcare come ritenga ancora possibile una pressione esercitata dalla Germania nei confronti della Russia per giungere alla fine delle ostilità. Come lei, sono molti gli Stati europei che iniziano a chiedersi – magari sommessamente – se davvero valga la pena morire per Kiev. Finora, Washington e Bruxelles hanno combattuto una “proxy war”, una guerra per procura, dove – per l’appunto – a morire si è mandato il popolo ucraino. Mi chiedo per quanto a lungo ancora sarà possibile sostenere di fronte al mondo l’ennesima ipocrisia dell’Occidente”.

Con la chiosa: “Gli Stati Uniti sono ben consci del fatto che non è per nulla scontato che un’eventuale deposizione di Putin possa condurre ad un percorso di occidentalizzazione della Russia. Anzi, con tutta probabilità, si profila all’orizzonte una radicalizzazione verso posizioni più antioccidentali, consegnando direttamente ciò che resta dell’ex impero sovietico nelle braccia della Cina. E questo, per Washington, è un tarlo non da poco”.