L’Estonia al voto e il pericolo russo

Il 5 marzo in Estonia si vota per il nuovo Parlamento. Gli elettori saranno chiamati ad eleggere i 101 membri del Riigikogu, il Parlamento estone, che sono eletti tramite un sistema elettorale proporzionale in dodici circoscrizioni plurinominali con soglia di sbarramento pari al 5 per cento dei voti e con possibilità di deroga se il numero di voti espressi per un singolo candidato supera o è uguale alla quota semplice (ottenuta dividendo il numero di voti validi espressi nel distretto elettorale per il numero di mandati nel distretto). Secondo i sondaggi, il Partito delle Riforme del primo ministro Kaja Kallas si confermerebbe prima forza del Paese con il 31,8 per cento. Al secondo posto, il partito di destra Ekre (22,8 per cento), seguito dal Partito di Centro del Presidente del Parlamento estone Jüri Ratas (16,6 per cento). Al di sopra della soglia limite del 5 per cento delle preferenze seguono, a distanza, il movimento Estonia 200 (10 per cento), di tendenze liberali e al momento non rappresentato in Parlamento, il Partito Socialdemocratico (7,7 per cento) e Isamaa (7,2 per cento) capeggiato dall’attuale ministro degli Esteri Urmas Reinsalu.

Nel Paese baltico, le tematiche riguardanti gli esteri saranno caratterizzate dal dossier russo, dalle conseguenze dell’aggressione russa all’Ucraina e dal pericolo costante per i piccoli e innovativi Stati baltici. Nelle ultime ore, il ministero degli Esteri della Federazione Russa ha comunicato che sta riducendo le relazioni diplomatiche al livello di incarico d’affari con l’Estonia, in risposta alla radicale riduzione voluta dal governo di Kaja Kallas del personale russo impiegato presso l’ambasciata a Tallinn. Nel frattempo, l’ambasciatore estone a Mosca, Margus Laidre, è stato convocato dal ministero degli Esteri russo che, dopo aver espresso indignazione per le azioni ostili dell’esecutivo di Tallinn, ha obbligato il diplomatico a lasciare la Federazione entro il 7 febbraio 2023. Il dicastero degli Esteri dell’Estonia ha istantaneamente risposto su base simmetrica, riferendo che l’ambasciatore russo a Tallinn, Vladimir Lipayev, dovrà lasciare la repubblica baltica in concomitanza con il rimpatrio del capo legazione estone. Dopo l’annuncio è scattata immediatamente la solidarietà delle altre realtà istituzionali baltiche, con il ministro degli Esteri della Lettonia, Edgars Rinkēvičs, che ha annunciato che Riga ridurrà a sua volta la presenza diplomatica in Russia a partire dal 24 febbraio 2023, in segno di vicinanza con l’Estonia. La completa disgregazione dei legami tra Mosca e gli ex Stati satellite del Baltico pare sempre più irreversibile.

Fin dall’inizio dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina, i tre Paesi baltici, occupati militarmente dall’Unione Sovietica nel 1940 e fino al 1991 territori dell’Unione Sovietica, sono stati tra i più decisi nel reclamare una linea dura dell’Occidente contro Mosca. Lituania, Estonia e Lettonia chiedono, tra l’altro, con insistenza alla Germania di consentire la fornitura dei suoi carri armati Leopard all’Ucraina e Tallinn ha con determinazione annunciato che cederà a Kiev tutti gli obici da 155 millimetri in dotazione alle proprie forze armate.