Jihad quotidiano in Francia

martedì 9 gennaio 2024


Parigi, 2 dicembre 2023, ore 21:00. Un uomo accoltella, al grido di “Allahu Akbar” (“Dio è il più grande”), un turista tedesco che stava passeggiando lungo la Senna nei pressi della Tour Eiffel, una zona considerata sicura. Durante il tragitto verso l’ospedale, la vittima muore. L’omicida, sempre al grido di “Allahu Akbar”, aggredisce altre due persone, ferendole gravemente, prima che la polizia lo arresti. Un comunicato stampa del governo ha subito menzionato il fatto che l’assassino era un cittadino francese, nato in Francia, che si chiamava Armand.

Poi, la verità: Armand era davvero nato in Francia nel 1997, ma il suo vero nome era Iman (nome completo (Iman Rajabpour-Miyandoab) fino al 2003, quando i genitori iraniani, che erano fuggiti dalla Repubblica islamica, erano diventati cittadini francesi e aveva cambiato il suo nome in Armand. Nel 2015-2016, l’uomo dichiarò fedeltà allo Stato Islamico (Isis) ed entrò in contatto sui social network con numerosi islamisti autori di attacchi terroristici in Francia in quel periodo di tempo e pianificò un attacco terroristico a Parigi.

Prima che potesse mettere in atto il suo piano, nel 2016, venne arrestato e condannato a cinque anni di prigione. È stato rilasciato dopo quattro anni e inserito in una lista S, che registra tutte le persone considerate particolarmente pericolose dalla Francia per la sicurezza dello Stato, Nel pomeriggio del 2 dicembre scorso, l’uomo ha girato un video in cui annunciava di voler “vendicare i musulmani” e “uccidere gli infedeli”, esattamente quello che ha fatto ore dopo. Commentando l’aggressione, il ministro dell’Interno Gérald Darmanin ha ribadito che l’assassino era sotto “stretto controllo” e sotto “cura psichiatrica” e ha parlato di “fallimento psichiatrico”.

L’omicidio è stato diffusamente riportato. Molti giornalisti hanno rilevato che l’uccisione di un turista a Parigi per mano di un ex detenuto islamista potrebbe creare panico tra i visitatori stranieri e il fatto che un estremista islamico considerato pericoloso dalle autorità se ne andasse in giro liberamente potrebbe destare ancora più preoccupazione, soprattutto se si parla di “cure psichiatriche”. Allo stesso modo, Kobili Traoré, che nel 2017 uccise Sarah Halimi e venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico, è stato di recente dichiarato non responsabile delle sue azioni e presto sarà rimesso in libertà.

Ciò che dovrebbe destare preoccupazione in Francia, tuttavia, è il diffuso aumento della violenza islamica. Le statistiche ufficiali mostrano che ogni giorno nel Paese si verificano in media 120 attacchi con il coltello, molti dei quali letali.

Sebbene gli atti carichi di odio islamico contro i non musulmani stiano diventando sempre più numerosi, la maggior parte di questi episodi passa sotto silenzio. Alcuni episodi, tuttavia, sono talmente abominevoli che i media mainstream non possono ignorarli. L’omicidio commesso a Marsiglia, ad esempio, di Laura Paumier e Mauranne Harel, due giovani studentesse massacrate e sventrate con un coltello da cucina per mano di un immigrato illegale, Ahmed Hanachi, di fronte a una folla inorridita nel 2017, fu un vero e proprio shock. Allo stesso modo, sempre a Marsiglia, Mohamed L., uno spacciatore radicalizzato, nel 2022, ha sgozzato Alban Gervaise, un medico militare, davanti ai suoi due figli piccoli, mentre andava a prenderli a scuola, e questo episodio è sembrato particolarmente sconcertante e barbaro. In entrambi i casi, gli assassini hanno orgogliosamente agito al grido di “Allahu Akbar”.

Jean-Baptiste Salvaing e Jessica Schneider, due agenti di polizia, sono stati torturati e massacrati davanti al loro figlioletto nella loro casa nei pressi di Parigi, nel 2016, da Larossi Abballa, un islamista.

Anche l’omicidio di Fabienne Broly Verhaeghe, un’infermiera 68enne, a Lille, il 18 ottobre scorso, ha raggiunto un livello di barbarie difficile da immaginare: Mohamed B., un immigrato illegale di 17 anni nato in Costa d’Avorio ha fatto irruzione nel suo appartamento, per poi violentarla, farle lo scalpo, sventrarla e tagliarle le mani.

Il 16 ottobre 2020, la decapitazione di Samuel Paty vicino al liceo dove l’uomo insegnava, per mano di Abdoullakh Anzorov, un profugo ceceno di 18 anni, indusse il presidente Emmanuel Macronpromettere azioni che avrebbero consentito agli insegnanti di lavorare in completa sicurezza. Non è stato fatto nulla. Un altro insegnante, Dominique Bernard, è stato sgozzato dove insegnava, ad Arras, il 13 ottobre scorso. L’omicida, Mohammed Mogouchkov era un profugo inguscio di 20 anni nei cui confronti era stato disposto un provvedimento di espulsione.

Anche in Francia gli attacchi antisemiti sono sempre più frequenti e sono esplosi dopo gli atroci attentati del 7 ottobre scorso in Israele da parte del gruppo terroristico Hamas. Nel 2022, in Francia sono stati ufficialmente registrati 436 atti antisemiti. Nelle poche settimane che intercorrono tra il 7 ottobre e il 1° dicembre 2023 si sono verificati 1.518 atti antisemiti, molti dei quali sono aggressioni fisiche. Da un’analisi dei rapporti di polizia svolta dal Bureau National de Vigilance contre l’AntisémitismeBnvca, è tristemente chiaro che tali atti sono stati perpetrati da antisemiti islamici. Dall’omicidio di Sébastien Sellam nel 2003 a quello di Mireille Knoll nel 2018, tutti gli omicidi di ebrei in Francia sono stati commessi da musulmani radicalizzati.

Gli ebrei di tutta la Francia non possono più indossare la kippah né una stella di Davide per strada. Rimuovono i loro nomi dalle cassette postali. “Per la prima volta dal 1945,” ha detto la scrittrice francese Elisabeth Badinter, “molti ebrei francesi hanno paura al punto di nascondersi”.

Gang di etnia musulmana fanno irruzione nei centri commerciali e nelle feste nei villaggi rurali. Inoltre, la maggior parte di queste aggressioni non viene mai menzionata dai media. Una, però, ha di recente attirato l’attenzione: durante una festa organizzata il 19 novembre nel municipio di Crépol, un villaggio di cinquecento abitanti, membri di una banda musulmana, armati di lunghi coltelli da macellaio sono arrivati dalla vicina città di Romans-sur-Isère. Al grido di “Siamo qui per uccidere i bianchi”, hanno aggredito e sgozzato il 17enne Thomas Perotto. Altre diciassette persone sono rimaste ferite, alcune in modo grave. Il criminologo Xavier Raufer, intervistato in merito all’attacco, ha affermato che irruzioni del genere avvengono ogni settimana in tutto il Paese.

Il governo ha taciuto sui nomi degli aggressori e ha chiaramente fatto tutto il possibile per nascondere l’accaduto. Un giornalista conservatore, Damien Rieu, è venuto a conoscenza dei nomi e li ha diffusi. Sebbene il pubblico ministero incaricato del caso abbia raccolto molteplici testimonianze secondo cui gli aggressori avrebbero affermato che “erano lì per uccidere i bianchi”, le autorità sostengono che il movente dell’attacco è sconosciuto.

Il 25 novembre, un gruppo di giovani “di destra” francesi che volevano manifestare contro l’episodio di Romans-sur-Isère sono stati arrestati dalla polizia e portati davanti a un giudice, il quale li ha accusati di “attacco razziale intenzionale” e li ha immediatamente condannati a sei-dieci mesi di prigione. Non avevano aggredito nessuno. Lo striscione che avevano con loro diceva: “Giustizia per Thomas”. L’unica vittima della violenza quel giorno è stato uno dei manifestanti francesi riusciti a sfuggire alla polizia. È stato inseguito in città e in seguito ritrovato nudo e privo di sensi, con il corpo lacerato, nell’atrio di un edificio.

Il 29 novembre, il primo ministro francese Elisabeth Borne ha dichiarato che i giovani mandati in prigione lo meritavano, essendo l’ultradestra in Francia una “grave minaccia per la democrazia”. “L’ultradestra”, ha aggiunto la Borne in modo criptico, è ancora più pericolosa della “estrema Destra”. Non una parola, però, sulla violenza islamica.

Il governo francese è chiaramente consapevole che le no-go zones islamiche stanno aumentando e che le rivolte possono scoppiare da un momento all’altro. Nel giugno scorso, un posto di blocco da parte della polizia finito male ha portato alla morte di Nahel Merzouk, un 17enne criminale musulmano e ha provocato tre settimane di ondate di scontri, proteste e distruzione dilagatesi in molte città. Sebbene le autorità francesi abbiano vietato le manifestazioni pro-Hamas previste per ottobre e novembre, queste hanno comunque avuto luogo, con tanto di slogan anti-ebraici e antifrancesi. Alla polizia è stato ordinato di non intervenire.

I principali media francesi hanno parlato ampiamente dello “estremo pericolo rappresentato dall’ultradestra”. Ancora una volta, non una parola sulla violenza islamica.

Alcuni commentatori e leader politici hanno fatto sentire la loro voce allo stesso modo. L’editorialista Ivan Rioufol ha scritto: “L’impennata di atti di violenza a sfondo razziale che, in Francia, ha accompagnato la carneficina satanica di Hamas contro i civili israeliani, ha rivelato lo stato di lacerazione della nazione, prossimo alla rottura. Due France inconciliabili si affrontano già in pieno giorno: la Francia francese e quella islamizzata”.

Éric Zemmour, presidente del partito Reconquête!ha scritto: “In Francia vivono due popoli, uno dei quali deve costantemente fuggire dagli attacchi di una fazione sempre più violenta dell’altro, non solo dagli attacchi perpetrati al grido di Allah Akbar, ma da questo vero e proprio jihad quotidiano che i francesi subiscono”.

Marine Le Pen, presidente di Rassemblement Nationalha dichiarato: “Molti francesi ormai lo sentono: più nessuno è al riparo. Una nuova soglia è stata superata. Assistiamo ad attacchi organizzati provenienti da un certo numero di banlieu criminogene in cui sono presenti ‘milizie’ armate che operano delle razzie”.

Mentre l’influenza dell’Islam fondamentalista è meno marcata tra i musulmani più anziani, il 74 per cento dei musulmani di età compresa tra 18 e 25 anni in Francia afferma di porre la legge islamica della sharia al di sopra delle leggi della Repubblica francese.

Il giornalista televisivo Christian Malard, il quale ha avuto accesso ai risultati delle indagini riservate effettuate per conto del Ministero dell’Interno francese, ha affermato che tali risultati mostrano che più della metà degli imam francesi proclama la superiorità dell’Islam sulla cultura occidentale e la necessità di islamizzare la Francia, anche se ciò significa usare la forza. Malard ha aggiunto che la principale organizzazione musulmana francese, “Musulmans de France”, che è il ramo francese dei Fratelli Musulmani, un movimento vietato in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e in Egitto, ha il monopolio sulla formazione degli imam in Francia e si è infiltrata nelle università, nei club sportivi e nei partiti politici francesi.

I politici e i giornalisti della “Sinistra”, che cercano di demonizzare i partiti di “estrema Destra” accusandoli di antisemitismo, hanno difficoltà a far aderire l’etichetta. Zemmour è un ebreo che sostiene fermamente Israele. Anche il partito della Le Pen sostiene Israele e denuncia l’antisemitismo senza la minima ambiguità. Accusare Reconquête! e Rassemblement National di “islamofobia” non ha più alcun impatto. La violenza islamica che si diffonde in Francia ha convinto un numero crescente di francesi che è legittimo avere paura dell’Islam.

Secondo recenti sondaggi, il 78 per cento dei francesi ritiene che l’islamismo costituisca una minaccia mortale per la Francia. Il 91 per cento si dice preoccupato o molto preoccupato per il forte aumento della violenza nel Paese. Le atrocità commesse da Hamas contro gli ebrei il 7 ottobre hanno rafforzato la sfiducia verso l’Islam e, per la prima volta dopo anni, una maggioranza di francesi sostiene il governo israeliano nella guerra in corso.

Attualmente, in Francia, il principale partito antisemita, La France Insoumise, è di Sinistra. Il suo leader, Jean-Luc Mélenchon, ha accusato Israele, e non Hamas, di genocidio e ha affermato che Hamas è un movimento di “resistenza”, concludendo uno dei suoi recenti incontri con gli slogan “Lunga vita a Hamas” ed “Eterna gloria a chi resiste”.

Se oggi in Francia si svolgessero le elezioni presidenziali, Zemmour riceverebbe più voti rispetto al 2022 e Marine Le Pen sarebbe in testa al primo turno elettorale, ottenendo tra il 31 e il 33 per cento dei voti, una percentuale nettamente superiore rispetto al 2022. Chiunque fosse il suo avversario nel secondo turno, lo batterebbe facilmente.

Una vittoria elettorale di Le Pen confermerebbe che un enorme cambiamento potrebbe ancora prendere forma in Europa. In ItaliaGiorgia Meloni ha vinto le elezioni politiche del 25 settembre 2022 denunciando l’islamizzazione dell’Europa ed è diventata primo ministro. Il 22 novembre scorso, nei Paesi Bassiil partito di Geert Wilders ha conquistato il maggior numero di seggi nelle elezioni legislative.

L’esperto di sicurezza Éric Delbecque, il cui recente libro L’insécurité permanente descrive in dettaglio la crescente violenza che affligge la Francia, ha di recente dichiarato: “I francesi sembrano capire che il loro Paese potrebbe morire. Stanno cominciando a reagire”.

(*) Tratto dal Gatestone Institute – Traduzione a cura di Angelita La Spada


di Guy Millière (*)