Hashtag: di cosa si parla su Twitter

martedì 1 maggio 2012


Questa settimana Twitter è diventato il social network dove old e new media si sono raccontati a vicenda. C'è stato il Festival del Giornalismo a Perugia e chi come me è rimasto a casa è riuscito a farsi raccontare (quasi) tutto dall'hashtag #ijf12.  Se anche voi ve lo siete perso potete ricostruire quello che è accaduto navigando un po' a caso nel sito ufficiale dell'evento (www.festivaldelgiornalismo.com).

Tra i vari post spicca la "Social Network Analysis del Festival del Giornalismo", una pregevole attività di monitoraggio e analisi di tweet che contengono l'hashtag #ijf12 (oltre 25.000 in una settimana) con la segnalazione dei profili Twitter più influenti (in termini di Rt ricevuti, menzioni e interazioni con gli altri utenti)  e degli status più citati sul web.

Spiccano un po' i soliti noti, ma questo andava messo in conto. «Grazie Arianna & Chris per questo magnifico #ijf12. Ragazzi, intelligenza e sole: l'Italia sognata» scrive Beppe Severgnini (@beppesevergnini) mentre Riccaro Luna (@riccardowired) si scusa «sono ko e non vengo a Perugia. Pensateci voi a farci uscire dal Medioevo». Le storie che si raccontano con l'hashtag ufficiale sono una specie di liveblogging ragionato di quanto accade a Perugia. Tra le frasi più pronunciate al festival e maggiormente rilanciate online spiccano Vittorio Zucconi («con Twitter sappiamo tutto ma non capiamo più un cazzo» via @rainwiz) e Rodotà («togliere l'accesso alla rete è una violazione del diritto di cittadinanza» via @mante). Meno poetico Luca Conti (@pandemia) che ricorda a tutti come «sul banco degli imputati al panel sui giornalisti precari il Gruppo L'Espresso che paga 4€/pezzo sui giornali locali». 

Non di solo giornalismo vive l'uomo e infatti quella che si è appena conclusa è stata una settimana ricca di soprese sportive. Tra tutte segnaliamo l'addio al Barcellona di Pep Guardiola e i conseguenti rumors (sempre smentiti) sul suo futuro. Per Pierluigi Pardo (@pierpardo) «lo stile nell'addio di Guardiola è stato all'altezza di tutto il resto» e la collega Lia Capizzi (@liacapizzi) preferisce citare uno degli ultimi allenatori del Pep giocatore, Carletto Mazzone: «I risultati parlano per lui, come allenatore vale 10. Ma soprattutto io come uomo gli do 20». La butta sul politico Fabrizio Roncone (@fabrizioroncone): «Dopo 4 anni di trionfi Guardiola: "Sono stanco, lascio". Poi uno pensa a Berlusconi, Fini, Casini, Rutelli, D'Alema, Bersani, Vendola».

E un politico (non proprio tra gli ultimi arrivati) come Marco Follini (@marcofollini) raccoglie la provocazione: «In effetti il dubbio che le dimissioni di Guardiola alludano ai ricambio lento della politica italiana non è peregrino». Si sprecano, ovviamente, le ipotesi sul futuro del super-allenatore che in questi anni ha vinto tutto: Milan, Manchester City, Chelsea, nazionale Inglese. A lanciare un'idea interessante è Andrea Berton (@aberton70): «Quanto ci sarebbe bisogno di un personaggio come Guardiola nel ciclismo. Innovatore, geniale, intelligente. Un piacere ascoltarlo».

Passiamo a cose molto meno piacevoli e chiudiamo la nostra rubrica parlando di crisi economica e di imprenditori. Lo spunto ci arriva da Oscar Giannino e Sebastiano Barisoni che su Radio 24 hanno lanciato la lodevole iniziativa "Disperati mai" (www.disperatimai.com), uno spazio aperto per dare voce ai tanti imprenditori in difficoltà. Su twitter l'idea è stata rilanciata da Simone Spetia (@simonespetia) che in poco tempo ha permesso all'hashtag #disperatimai di diventare uno dei più importanti trending topic settimanali. «Bello che qualcuno sposi la causa degli eroi quotidiani - commenta Massimiliano Trovato (@masstrovato) - quelli che, nonostante tutto, si ostinano a dare una speranza a questo paese».

«Adesso speriamo che dallo stato arrivi un numero verde nazionale di sostegno alle pmi e non solo Befera» chiede La Pausa Caffè (@lapausacaffè). E proprio Befera, lo Stato e il clima di terrorismo fiscale finiscono al centro di un bel tweet di Marco Bardazzi (@marcobardazzi): «"Scoperti 2000 evasori totali": e anche oggi ci illuderemo che il problema del paese sia l'evasione, non la pressione fiscale». Per Fabio Bolognini (@linkerbiz) «è in forte aumento il numero di piccole imprese che avrebbe da dire due cose al ministro Fornero, qualora volesse ascoltarle», mentre Emachiavoni chiosa (@coliandro73) «#disperatimai è stata l'unica azione per capire la situazione degli imprenditori italiani. Ma la Politica dov'è?»


di Simone Bressan