F.A.C.E.: il robot che si emoziona

Ridley Scott l’aveva già scritturato lo scorso ottobre per il video promozionale del suo ultimo film “Morgan”, ma il robot italiano F.A.C.E. (Facial Automation for Conveying Emotions), realizzato al centro “Enrico Piaggio” dell’Università di Pisa, di fortemente umano non avrà più solo l’aspetto, bensì anche la personalità.

L’androide dalle sembianze di donna, dotato di un sistema di visione 3D, è stato infatti progettato per provare emozioni e esternarle tramite le espressioni del volto, agevolato da trentadue micromotori che riproducono fedelmente le movenze umane.

“L’apprendimento - ha spiegato Danilo De Rossi, professore di bioingegneria elettronica a capo del gruppo di ricerca - è avvenuto in parte per emulazione”.

Se dunque da un lato, esattamente come i bambini, il robot ha imparato alcune espressioni imitandole direttamente da esempi postigli davanti, dall’altro il suo funzionamento è regolato da algoritmi messi a punto in base alla teoria di Antonio Damasio, neurologo e neuroscienziato portoghese, secondo cui ogni esperienza che viviamo lascia dentro di noi uno specifico marcatore somatico.

“Noi progettisti - ha proseguito dunque De Rossi - facciamo nascere F.A.C.E. con un carattere di base, che poi si modifica secondo quello che gli accade, per esempio gli incontri con gli umani”.

Il robot, già in grado di interagire con sei persone alla volta e di stimare età e umore del suo interlocutore, gradualmente formerà il suo “umore sintetico” e svilupperà reazioni, al momento non prevedibili dai ricercatori. Se, esattamente come gli esseri umani, l’umanoide potrebbe dunque essere lunatico e avere reazioni aggressive, il gruppo di ricerca assicura la possibilità da parte loro , di creare anche una psicopatologia sintetica, riproducendo ansia o attacchi di panico. Gli ambiti in cui potrebbe tornare utile il confronto con l’androide e ancor di più l’utilizzo dei dati da esso raccolti, sono molteplici; alcune sperimentazioni sono state effettuate con giovani affetti da autismo o disturbi da apprendimento, ma l’aspirazione massima dei creatori del robot dalle sembianze di donna, è l’applicazione dello stesso in ambito medico o più generalmente nel marketing, esattamente come accaduto con la startup Zerynth.

In occasione del “Technology Hub”, fiera sulle tecnologie innovative tenutasi a Milano, il primo prodotto della suddetta azienda, ovvero un espositore intelligente capace di ruotare e quindi di esporre un prodotto al cliente da diversi punti di vista, è stato collocato proprio vicino a F.A.C.E.

“Quando una persona si approccia al nostro robot, si sta approcciando, in realtà, a una macchina. Studiando i dati che il robot ha immagazzinato siamo quindi stati in grado di capire come una persona guarda la macchina stessa, da quale posizione e quali emozioni sta provando in quel momento specifico. Così abbiamo creato questo espositore che può mettere in mostra diversi lati di un oggetto in modo da andare incontro alle esigenze dei clienti e da favorire di conseguenza le vendite”.