Via al 5G, base d’asta per le frequenze 2,5 miliardi

Una rete che non fa parlare soltanto le persone, ma anche le cose. È il 5G, la nuova tecnologia ultraveloce che fa ufficialmente il suo ingresso in Italia con l’asta delle frequenze, inserita nella manovra con una base di 2,5 miliardi di euro, e con il lancio della sperimentazione da parte di Open Fiber e Wind Tre a Prato e L’Aquila.

Ad ufficializzare l’asta, che riguarderà un ampio pacchetto di frequenze, sia quelle già disponibili dal 2018 (3.6-3.8 Ghz e 26.5-27.5 Ghz) che quelle pronte nel 2022 (la banda 700), è stato il sottosegretario al Mise, con delega alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, in occasione del lancio del progetto Open Fiber e Wind Tre a Prato.

“Nella manovra - ha spiegato Giacomelli - ci sarà anche l’asta delle frequenze, perché vogliamo dare certezze al Paese e agli operatori”, ai quali per ora sono state concesse solo alcune ‘porzioni’ per testare i servizi. L’asta, dunque, si farà presto, con un cosiddetto ‘prezzo di riserva’ (vale a dire il prezzo base su cui apportare i bilanci) pari a “2,5 miliardi”.

Se questa è la cornice, per i dettagli la parola spetta al Mef, anche se appare scontato che la somma non verrà richiesta ai vincitori in un’unica soluzione, ma dilazionata man mano che ci si avvicina alla completa disponibilità del bene, vale a dire il 2022. Per gli operatori, comunque, l’impegno non sarà da poco e, forse anche per questo, per ora non si sbilanciano troppo. “Guardiamo all’opportunità di partecipare, saremo interessati”, ha detto il Ceo di Wind Tre, Jeffrey Hedberg, convinto comunque che il 5G è una “tecnologia che crea un ecosistema per innovare e portare sul mercato applicazioni e soluzioni in ambiti diversi: telemedicina, education, smart home, smart cities e realtà aumentata”.

Per Open Fiber, ha sottolineato l’Ad Tommaso Pompei, rilevando che con il 5G va in soffitta la suddivisione tra reti fisse e mobili, l’impegno sarebbe “molto rilevante” e quindi le valutazioni sono in corso, ma una partecipazione apre anche un possibile scenario: “Tutti gli operatori non interessati a investire nelle frequenze farebbero riferimento a Open Fiber, che offrirebbe il servizio completo con frequenze e infrastrutture”, senza venir meno alla propria vocazione wholesale. In attesa che si proceda con l’asta e che si metta sul piatto qualche miliardo, Open Fiber, Wind Tre e gli altri partner hanno investito circa 30-40 milioni per avviare la sperimentazione a Prato e L’Aquila, due delle cinque città (le altre sono Milano, Bari e Matera, affidate agli altri operatori) scelte dal Mise per i bandi. Una fase, questa, che durerà fino al 2021 e che punta a fare dei due centri in Toscana e Abruzzo delle vere e proprie Città 5G”.