L’esperimento sui neutrini che darebbe ragione a Majorana

Un gigante racchiude al suo interno 19 torri di cristallo che funzionano a temperature vicine allo zero assoluto: è uno dei luoghi più freddi dell’universo quello da cui parte la caccia alle particelle più sfuggenti, i neutrini. Si trova sotto i 1.400 metri di roccia del Gran Sasso, nei Laboratori Nazionali dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e il suo compito è scoprire se i neutrini hanno una massa e se sono effettivamente identici al loro opposto nell’antimateria, come aveva previsto il più misterioso dei ragazzi di via Panisperna, Ettore Majorana. L’esperimento, appena inaugurato, si chiama Cuore (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events) e vi partecipano circa 150 ricercatori fra Italia, Cina, Francia, Spagna e Stati Uniti. Il suo obiettivo è rispondere almeno a due domande che da decenni sono un rompicapo per i fisici di tutto il mondo. La prima consiste nel determinare se i neutrini che ogni istante attraversano la materia hanno una massa; la seconda è spiegare come mai oggi vediamo soltanto la materia se dopo il Big Bang questa è stata prodotta nella stessa quantità dell’antimateria.

Le risposte arriveranno dalle 19 torri, ognuna costituita da 52 cristalli di un minerale chiamato tellurite e che funzionano a temperature bassissime, pari a meno 273,15 gradi, ossia dieci millesimi di grado sopra lo zero assoluto. Sospese all’interno di un cilindro di oltre sette quintali, hanno un’altissima sensibilità anche perché hanno una doppia protezione che le scherma dalla pioggia di particelle che arriva dal cosmo: da un lato la roccia della montagna, dall’altro il piombo fuso dei lingotti di una nave romana affondata 2.000 anni fa al largo della Sardegna. “Abbiamo grandi aspettative per il futuro. Nei prossimi cinque anni, infatti, Cuore registrerà una quantità di dati 100 volte superiore a quelli acquisiti in questo primo periodo di attività”, ha rilevato il responsabile scientifico dell’esperimento, Oliviero Cremonesi, dell’Infn. Nei primi due mesi di attività, rileva l’Infn, “l’esperimento ha funzionato con una precisione straordinaria”, al punto da essere già riuscito a restringere la regione in cui cercare il fenomeno chiamato ‘doppio decadimento beta senza emissione di neutrini’. È il fenomeno rarissimo che permetterà di sapere se i neutrini previsti da Majorana esistono davvero.